I numeri dell’emergenza sanitaria nella Sibaritide

Carenze nella pianta organica. Medici ed infermieri costretti a fare turni strazianti. Mentre la politica latita nella realizzazione del nuovo ospedale

di Luca Latella
CORIGLIANO ROSSANO La sanità calabrese in tv ne esce sempre “alla grandissima”. Spaccati di società a tinte italiche che fanno rabbrividire al sol pensiero di non poter permettersi il “lusso” di accusare problemi di salute.
Perché di lussi si parla, soprattutto quando c’è da affidarsi ai viaggi della speranza, assodata la quantità – e non certo la qualità – del servizio sanitario erogato in Calabria.
Il blocco del turnover imposto da Monti e dal suo spread, hanno poi innescato a cascata tutta una serie di conseguenze catastrofiche. Bolle all’interno di bolle, che hanno iniziato a scoppiare.
E se a Polistena mancano 80 medici, giù di lì a Bassano del Grappa, fra i 56mila medici che necessiterebbero in Italia, vi è la quota calabrese, pari a 1.500. Non pochi se si considerano le strutture pubbliche a servizio del cittadino, sempre più costretto a servirsi del privato.
Nel dettaglio delle cose regionali, uno degli ospedali calabresi che ha fatto molto discutere in questi mesi per i tragici accadimenti anche di cronaca nera, vi è lo spoke di Corigliano Rossano.
Fra medici del 118 accoltellati o costretti a sostenere turni di 18 ore in pronto soccorso a Rossano, con quello di Corigliano ad eterno rischio chiusura, lo stop agli interventi programmati per carenze i anestesisti, i due stabilimenti ospedalieri della nuova città che la Regione ha unificato amministrativamente e ribattezzato in “spoke”, non sembrano affatto passare un buono stato di salute in termini di “presenze”. Analizzando i medici impiegati nelle unità operative dei due “stabilimenti” – così li chiama la Regione – di Corigliano e Rossano, balzano subito agli occhi le evidenti carenze nelle piante organiche. Considerando non i numeri previsti dalla legge ma quelli utili ad evitare il precariato del reparto, ovvero quelli appena necessari a far funzionare le unità operative, a Corigliano Rossano, i medici scarseggiano come i fiori nel deserto.
Questi i dati. Il reparto di Chirurgia vanta 2 soli medici in servizio ma ne sono previsti almeno 7; in Ostetricia sono 6 in servizio ma se ne dovrebbero prevedere almeno il doppio; in Medicina – l’unico caso che chiude il saldo in positivo – i medici in servizio sono 11 ma ne basterebbero 9; in Pediatria sono in 4 ma dovrebbero essere in 8, in Neurologia sono in 4 e dovrebbero essere in 5; in Pronto soccorso sono in 2 e dovrebbero essere almeno 7, il Laboratorio analisi ne sono previsti 3 ma non c’è nessuno. In Radiologia, ancora, sono in 4 e dovrebbero essere 6, gli anestesisti in servizio sono 6 dovrebbero essere 7. Nel computo totale, quindi, lo stabilimento ospedaliero di Corigliano conta 39 medici in servizio mentre ne dovrebbero essere impiegati almeno altri 25, il minimo “sindacale” per non andare in sofferenza.
Nello stabilimento rossanese, reparto per reparto, in Anestesia e Rianimazione sono 8 in servizio e dovrebbero essere 12, in Cardiologia sono in 7 e dovrebbero essere 11, in Ortopedia sono in 5 ma se ne dovrebbero considerare perlomeno 9, in Nefrologia ne sono previsti 11 e sono in 9, in Pronto soccorso dovrebbero essere in 12 ma sono in 8.
A Rossano, poi, altri 4 medici sono in servizio per l’ambulatorio di Otorinolaringoiatria che non ha più degenza da un pezzo, così come in Oculistica. Totale 50 con un deficit di 22.
Ciò significa, riassumendo, che presso lo spoke di Corigliano Rossano i medici in servizio sono 89, con un debito minimo di 47, numero che inizierebbe a curare tutte le croniche patologie che accusano i due stabilimenti. Sapere, insomma, che dovrebbero essere 140 medici e non 90, fa forse un altro effetto.
E sempre a proposito di dati e numeri, l’ospedale di Corigliano Rossano, con tutte le criticità serve un bacino d’utenza di oltre 220mila abitanti. Non poca cosa, ovviamente, considerando che d’estate il dato demografico del nord-est calabrese a cui fa riferimento aumenta esponenzialmente. Numeri sui quali il commissario ad acta alla sanità calabrese, Saverio Cotticelli – in visita a Corigliano Rossano proprio nei giorni scorsi – e la Regione dovrebbero iniziare a ragionare: non sul “semplice” ospedale della Sibaritide, da oltre dieci anni impantanato nelle sabbie mobili della burocrazia, ma sull’Hub della Sibaritide. (l.latella@corrierecal.it)







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