Ville abusive dei boss abbattute a Cassano – VIDEO

Iniziate le demolizioni degli immobili confiscati ai clan dello Ionio cosentino. Il primo a cadere sotto i colpi degli escavatori è stata la villa dei Portoraro. Il prefetto Galeone: «Tolleranza zero». Alle operazioni ha partecipato il presidente dell’Antimafia Morra – INTERVISTA

di Luca Latella
CASSANO ALLO IONIO «Tolleranza zero». Non usa mezzi termini il prefetto di Cosenza, Paola Galeone, nell’annunciare l’inizio dell’operazione di demolizione di manufatti abusivi e anche confiscati alla ‘ndrangheta, iniziata questa mattina nel Comune di Cassano allo Ionio.
Quale primo stabile da abbattere, gli organi dello Stato hanno individuato una villa riconducibile alla famiglia di Leonardo Portoraro, presunto boss ucciso due estati or sono a Villapiana.
Le demolizioni sono state annunciate in una conferenza stampa tenutasi al Comune di Cassano, alla presenza del prefetto, del presidente della Commissione parlamentare antimafia, Nicola Morra, del capo provinciale dei vigili del fuoco, Massimo Cundari e del commissario prefettizio antimafia che regge le sorti del governo cittadino, Mario Muccio.
«Siamo qui – ha dichiarato Paola Galeone – per predicare tolleranza zero, ma anche per evidenziare un successo delle istituzioni che da un protocollo sottoscritto su carta sono passate ai fatti. Questa di oggi è la prima demolizione di uno stabile abusivo nella provincia di Cosenza ed appartenente ad una nota famiglia malavitosa di Cassano allo Ionio, comune sciolto per mafia. Le demolizioni – ha dichiarato ancora il prefetto – si potranno realizzare grazie ad una sinergia perfetta. Il comune ha individuato gli stabili da abbattere e lo Stato interverrà per coprire le spese, vista l’impossibilità del comune di coprirle. Ad operare fisicamente saranno i Vigili del fuoco, che ringrazio: così eviteremo ogni tipo di intimidazione».
Il commissario Muccio ha, quindi, specificato che i manufatti da abbattere saranno in tutto 52. «Siamo partiti da quello più significativo – ha detto – e poi continueremo con gli altri».
«Mi auguro – questo il pensiero del senatore Morra, di “casa” a Cassano per aver insegnato al Liceo – che il prossimo sindaco, chiunque dovesse essere (ricordiamo che la città andrà al voto amministrativo il 10 novembre prossimo, ndr.), prosegua con le demolizioni. Spero anche che a Cassano si sentano in diritto e in dovere di far rispettare le leggi dello Stato. Qui bisogna cambiare mentalità e far capire che la legge tutela tutti, specialmente i più deboli».
L’abusivismo, ha sottolineato ancora il presidente della Commissione parlamentare antimafia, «è un reato grave che colpisce l’ambiente e le comunità, si tratta di un vero e proprio stupro al territorio e al turismo. La Calabria, terra bellissima, viene quotidianamente stuprata dalla cementificazione selvaggia, un fenomeno ormai trasformatosi in normalità. Se solo a Cassano ci sono 52 case abusive da demolire, e siamo qui a celebrare la prima di queste abbattute, mi domando perché le altre siano ancora in piedi».
Morra ha rammentato anche che in Calabria gli stabili abusivi da abbattere sono 2648 e solo 168 sono stati demoliti. Fra questi «nessuno – ha aggiunto – in provincia di Cosenza».

«La demolizione di oggi – ha evidenziato ancora Nicola Morra – vuole essere anche un segnale per le amministrazioni comunali, perché lo Stato centrale non può sempre sostituirsi agli enti locali. Questo protocollo, con fantasia e intelligenza, è stato pensato da un sottosegretario del Governo Conte I. Si è deciso di far riferimento ai vigili del fuoco, che fisicamente abbatteranno gli stabili, per evitare problemi sociali e condizioni sulle ditte che sarebbero intervenute. Auspico che da domani i tanti altri sindaci che devono combattere l’abusivismo, agiscano e sentano l’obbligo morale di far eseguire la legge. Le demolizioni sono in capo ai comuni e in queste operazioni non può subentrare perennemente lo Stato centrale».
Prima di salutare, il senatore Morra ha anche criticato la norma sullo scioglimento degli enti locali per infiltrazioni mafiose, ricordando che proprio da una sua interrogazione parlamentare è partito l’iter per il commissariamento del Comune di cassano allo Ionio. «Credo che la legge debba essere corretta perché ha diverse falle – ha concluso il presidente della Commissione parlamentare antimafia –. Se un comune viene sciolto più volte, evidentemente la legge non ha raggiunto il suo scopo. Non vi è alcun moto di soddisfazione quando si prende atto di uno scioglimento poiché si tratta pur sempre della costatazione di un fallimento».
L’abbattimento di oggi, insomma, farà giurisprudenza, anche non si tratta delle prime azioni del genere. In realtà a fine anni ’90 l’allora sindaco di Rossano, Giuseppe Caputo, diede il via ad una serie di demolizioni sul lungomare ed alla fine furono una cinquantina le case abusive buttate giù. Si trattò di un “evento”, il primo del genere realizzato in Calabria da un sindaco post riforma, tanto da richiamare l’attenzione dei media nazionali. Qualche anno prima, altri abbattimenti, una trentina circa, si registrarono sul litorale di Mirto Crosia.  (l.latella@corrierecal.it)







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