Diamante, una speculazione edilizia spacca la giunta

La pratica del “Palestrone” rompe il sodalizio tra il sindaco Sollazzo e il senatore Magorno e attira l’attenzione della Procura di Paola. Il primo cittadino revoca la vicesindaco Casella e apre la strada a un cambio di destinazione d’uso molto conveniente per il nuovo proprietario della struttura

DIAMANTE Diamante si proietta al centro delle cronache ma stavolta il Festival del peperoncino non c’entra niente. Quella di queste ore è cronaca di ordinaria politica, di speculazioni immobiliari tentate (e parzialmente riuscite), di inchieste giudiziarie in itinere e di rapporti fiduciari che rotolano nella polvere ma senza che qualcuno si pigli la briga di spiegare ai cittadini cosa mai è intervenuto per troncare un rapporto che sembrava  solidissimo e collaudato, quale quello tra il sindaco di Diamante, Gaetano Sollazzo, e la vicesindaco Francesca Anna Casella. E sullo sfondo ecco stagliarsi il profilo di un ingombrante big di Diamante, il senatore Ernesto Magorno che quando dovette lasciare l’incarico di sindaco scelse proprio Sollazzo come suo successore. Un rapporto, personale e politico, irrobustito dalla nomina di Francesca Casella, oggi sposata a Magorno, come vicesindaco.

Il sindaco di Diamante Gaetano Sollazzo

La frattura  si consuma con una rapidità che ha spiazzato molti. Sollazzo scrive una paginetta e dà il ben servito alla sua vicesindaco: «Dispone la immediata revoca perché ritiene sia venuto meno il rapporto fiduciario che necessariamente deve esistere tra il sindaco ed i componenti della giunta comunale». Tutto qui. Neanche un saluto e men che meno un ringraziamento per la parte di lavoro svolta insieme quando, evidentemente, il «rapporto fiduciario» era presente e solido.
Signorilità pari a quella di un orango a corte: neanche Mario Gerardo Oliverio ha fatto peggio nel congedare l’assessora Federica Roccisano.
Francesca Casella sarà meno esperta politicamente ma in casa ha imparato le nuove maniere e replica: «La revoca nei miei confronti delle cariche di vicesindaco e di assessore, avvenuta senza che lei abbia avuto il garbo e la correttezza almeno istituzionale di convocarmi prima per comunicarmelo, è l’ulteriore e amara conferma di un modo di amministrare personalistico, confuso, frammentato e irrispettoso del mandato che i cittadini le hanno conferito».
Ristabiliti i fondamentali, si va nel merito: «Da parte mia ho la serenità e la certezza di aver sempre agito in conformità alle regole e alle deleghe conferitemi pur non avendo mai ricevuto da Lei il pieno appoggio e riconoscimento del mio operato. Ho accettato il delicato compito affidatomi con forte senso di responsabilità e mi sono impegnata a svolgerlo senza risparmiarmi, con spirito di servizio, con tenacia, ma sempre per il bene e nell’interesse esclusivo della nostra comunità, spinta dall’attaccamento alla mia terra e dal desiderio di vederla migliore. In questi anni ho messo a disposizione dei cittadini le mie competenze, la mia professionalità, il mio tempo e la mia voglia di fare squadra».
E siccome sarà inesperta, la deposta, ma non è sprovveduta, ristabilisce un paio di verità in modo da evitare equivoci. Una su tutte: Magorno era contrarissimo al suo ingresso in giunta. «Rivendico – scrive infatti – la mia piena autonomia di azione e di pensiero, così come a suo tempo ho precisato a lei e alla maggioranza, nella mia decisione di rientrare in giunta, nonostante la contrarietà apertamente palesata dal senatore Magorno!».
E dopo avere ricordato di essere stata la più votata («…ad essere “revocato” è chi ha ottenuto ben 453 voti di preferenza  su 1789 di lista»), chiude augurando «a Lei e alla Sua nuova maggioranza un buon lavoro!».
Beghe di paese? A deporre per il contrario non è solo lo spessore dei due contendenti, ovvero il fatto che Diamante sia la roccaforte del dimissionario segretario regionale del Pd, nonché fresco di nomina al Senato dopo una legislatura alla Camera. Come dicevamo in apertura c’è dell’altro: una maxi speculazione edilizia concretizzatasi con delle disinvolte correzioni urbanistiche che avrebbero trasformato un immobile destinato a struttura sportiva-assistenziale a complesso turistico. Una pratica tanto disinvolta da avere attirato le attenzioni della Procura della Repubblica di Paola il cui capo ha disposto accertamenti e indagini. Quando la pratica è arrivata sui banchi di consiglio e giunta, il vicesindaco Casella ha preso le distanze e, dopo avere spiegato le ragioni del suo dissenso, ha disertato le sedute nelle quali a questo manufatto dal nome che è tutto un programma, “Palestrone” (un “ecomostro” nel mirino delle cronache dal 2004, ndr), è stata accordata una diversa destinazione d’uso che avrebbe fatto la fortuna del proprietario. Già, il proprietario. È un noto operatore immobiliare, si chiama Giuseppe Savarese e certamente non è etichettatile come esordiente nelle cronache politiche, ma non solo politiche, dell’alto Tirreno cosentino. In un con il suo sodale di sempre, l’onorevole Bonaventura La Macchia.

Paolo Pollichieni
direttore@corrierecal.it





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