Aneliya Dimova ammazzata per una rapina di scarso valore – VIDEO

La donna di origini bulgare è stata uccisa nella notte tra il sabato e l’ultima domenica di agosto. Fermato Andrea Renda, 32enne di Belvedere, ad inchiodarlo le impronte digitali e il circuito di sorveglianza urbano. Tutto si è consumato in 33 minuti

di Michele Presta
COSENZA
«Una rapina di scarso valore che è degenerata in un episodio estremamente grave». Il comandante provinciale dei carabinieri di Cosenza, Pietro Sutera, sintetizza così il destino crudele che si è intrecciato nella vita di Aneliya Dimova, donna di origini bulgare uccisa nella sua abitazione di Belvedere Marittimo nella notte a cavallo tra il 29 e il 30 agosto.
Il suo corpo adagiato sul letto, con il cranio fracassato e una federa di lenzuola messa sulla testa e fermato con del nastro isolante è stato ritrovato nel primo pomeriggio dell’ultima domenica agostana dai militari della locale stazione dei carabinieri dopo che alcuni amici, avevano allarmato i sanitari del 118 poiché la donna non apriva la porta né rispondeva alle chiamate telefoniche. Una sera come tante quella prima di morire per Aneliya Dimova, trascorsa in compagnia degli amici. La donna era inserita benissimo nel tessuto sociale della cittadina tirrenica e al momento, dalle indagini dei carabinieri, non risulta che tra lei e Andrea Renda presunto assassino ci siano dei rapporti di amicizia e di conoscenza. «Ci siamo ritrovati di fronte ad una scena cruenta, dai contorni efferati» ha aggiunto il colonnello Piero Sutera. «Il sopralluogo fatto dai carabinieri con il supporto dei Ris di Messina è stato fondamentale per raccogliere una serie di indizi probatori che ci hanno consentito di identificare la vittima». Il giovane 32enne di Belvedere Marittimo, incensurato è in stato di fermo su ordine della procura di Paola diretta da Pierpaolo Bruni. Ad incastrarlo diversi elementi. Innanzitutto le telecamere di sorveglianza urbane. «Sono state fondamentali per chiudere il cerchio dell’indagine – prosegue Sutera -. Dall’esame autoptico eseguito sul corpo della donna è emerso come la morte sia avvenuta in un orario vicino alle 2 di notte. La persona che è stata fermata è immortalata dalle telecamere entrare nella casa della vittima alle 2 e 07 e uscire alle 2 e 40». Tutto è successo in 33 minuti, nessun segno di scasso alla finestra dal quale l’assassino è entrato. I colpi mortali inferti al cranio con un corpo contundente «presumibilmente una bottiglia di whisky» spiega il comandante del Norm, Raffaele Giovinazzo, poi il furto. Pochi oggetti di scarso valore: la fede della donna, dei monili, il cellulare ed una borsetta. «Le immagini  di un compro oro di Belvedere – spiega il colonnello Sutera – mostrano le immagini della persona fermata entrare ed eseguire le operazioni di compravendita. Abbiamo sequestrato l’oggetto e dall’esame biologico siamo riusciti a ricondurne la proprietà alla donna assassinata. Lo stesso abbiamo fatto con alcuni monili venduti questa volta a Diamante». Il fermo nei confronti del ragazzo non è scattato subito perché i carabinieri hanno voluto acquisire ulteriori elementi ed evitare quindi di ritenere il sospettato del delitto un semplice ricettatore. I militari hanno eseguito una perquisizione domiciliare oltre che il sequestro della macchina a caccia di ulteriori indizi che potessero valorizzare il quadro indiziario già in possesso degli inquirenti. «Il fermato è stato sottoposto al prelievo coattivo delle tracce biologiche che verranno raffrontati dal Ris con quelli repertati sulla scena del crimine – specifica Sutera -. Ma la cosa più importante che ci ha consentito di procedere al fermo di indiziato di delitto il raffronto di impronte dattiloscopiche con quelle rilevate dalla vittima. È emersa una piena identità dattiloscopica con oltre 17 punti caratteristici. Siamo in un campo di quasi certezza». I vertici dell’arma provinciale, non hanno mancato di sottolineare l’ottimo lavoro svolto dalla stazione di Belvedere Marittimo, rappresentata in conferenza dal maresciallo Maggiore Alessandro Diana e dalla compagnia di Scalea, guidata dal capitano Alberto Grimaldi. «Sembrano delle frasi di circostanza – puntualizza Raffaele Giovinazzo – ma non è così. Un lavoro sinergico, fatto in tempi stretti e che ci ha permesso di arrivare subito a dei risultati certi». Fin qui gli elementi oggettivi, restano alcuni aspetti da chiarire in primis la posizione in cui il corpo della donna è stato ritrovato. Il giovane, sottoposto ad interrogatorio si è avvalso della facoltà di non rispondere. (m.presta@corrierecal.it)





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