«C’è la volontà del comune di acquistare il castello di Sangineto»

La relazione della Soprintendenza ABAP che da conto dello stato dei luoghi in cui si trova la struttura attualmente gestita da un privato. «L’acquisizione sarebbe l’unico metodo per evitare un ulteriore peggioramento dei luoghi. In alternativa c’è la messa in danno del privato»

COSENZA  «Ho ricevuto ieri, 23 ottobre 2020, una nota della Soprintendenza ABAP che dà conto del sopralluogo condotto a Sangineto Lido (Cosenza) lo scorso 8 settembre per verificare le condizioni del Castello del Principe. Avevo richiesto espressamente informazioni al riguardo, poiché la precedente interlocuzione con l’Ufficio di tutela di Piazza Valdesi, che all’inizio di settembre rispondeva alla mia richiesta di luglio (ribadita dopo che quella di ottobre 2019 era rimasta lettera morta), vi accennava come a fatto imminente, senza tuttavia poterne ancora dare conto. Leggo, dunque, nella nota inviatami ieri, che tutti i presenti al sopralluogo, compreso il Sindaco di Sangineto, hanno potuto osservare e prendere coscienza non solo della generale rovina del complesso edilizio, d’impianto quattrocentesco, abitato fino a metà del Novecento e poi abbandonato a se stesso, ma anche dei danni (esterni e interni) che questo ha subito in anni recentissimi, a causa delle attività improprie alle quali è stato destinato». E’ quanto riportato in un comunicato stampa dalla parlamentare Margherita Corrado, senatrice membro della commissione cultura. «L’Amministrazione comunale sarebbe propensa ad acquistarlo per avviarne restauro e recupero prima che accada il peggio, come dichiarato dal primo cittadino nell’occasione del sopralluogo e ribadito nell’incontro del 5 ottobre con la Soprintendente. Ad oggi, però, il bene è privato e l’Ufficio ministeriale ha doverosamente sollecitato la proprietaria a provvedere alla messa in sicurezza e al restauro dell’immobile, vincolato dal 1987, come la legge le impone. In caso di inottemperanza, la Soprintendenza stessa potrebbe sostituirsi alla Proprietà per poi rivalersi nei confronti di quella per le spese sostenute. L’acquisizione al patrimonio del Comune toglierebbe dunque le castagne dal fuoco a più d’uno: sgraverebbe il privato da quell’onere e consentirebbe all’Ente di attivarsi a pieno titolo per cercare di ottenere il finanziamento degli interventi indispensabili a garantire la sopravvivenza di una importante testimonianza storica con valenza sovraregionale ed elemento imprescindibile della memoria storica della comunità locale. Mi auguro (e vigilerò in tal senso) che il buon senso prevalga su ogni altra considerazione e che tutti gli attori della vicenda collaborino per far sì che il Castello possa essere messo a disposizione dei cittadini a fini di conoscenza e pubblico godimento, nello spirito dell’articolo 9 della Costituzione».





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