Partono i ricorsi contro la discarica di Scandale

Il sindaco Barberio: «L’impianto non può essere autorizzato, il via libera si basa su un parere superficiale». I divieti previsti dal Piano rifiuti e il vecchio ricorso al Presidente della Repubblica tra le carte da giocare per l’amministrazione comunale

SCANDALE La discarica a Santa Marina di Scandale «non può essere autorizzata» e il Comune di Scandale presenta ricorso. Citando leggi e atti amministrativi il sindaco di Scandale, Antonio Barberio, giovedì mattina ha detto che la conferenza dei servizi che ha dato il via libera al progetto «si è basata su un parere superficiale», dato dall’avvocatura della Regione, che riguardava comunque la proposta della discarica Maio e non quella della società Ecolsystema. Non si è nemmeno tenuto conto, secondo l’amministrazione, della sentenza del Tribunale amministrativo regionale della Calabria, che ha rigettato la richiesta di Ecolsystema di sospendere e quindi annullare la deliberazione n 256 del 2017 con la quale il consiglio regionale della Calabria si era espresso su «integrazione criteri localizzativi Piano regionale gestione dei rifiuti». 
Il Piano dei rifiuti è stato approvato il 19 dicembre del 2016. L’illegittimità dell’autorizzazione da parte della conferenza dei servizi del 10 gennaio scorso, quindi, andrebbe ricercata nei due deliberati della Regione (piano rifiuti e delibera 256) in quanto ribadiscono un concetto già presente nel Piano energetico regionale approvato dall’assise calabrese nel 2005. In sostanza a partire dal 2005 è stato legiferato che nei territori già interessati dalla presenza elevata di impianti di rifiuti non potevano esserne autorizzati altri. Un criterio che aveva avuto peso già nella prima proposta di realizzare a Scandale, nell’area di Santa Marina, una discarica di 450mila metri cubi per smaltire amianto. Questa discarica, proposta nel 2010, era stata autorizzata nel 2014 con il rilascio dell’Aia (autorizzazione integrata ambientale). Il movimento popolare nato contro questa autorizzazione ha convinto il presidente della Repubblica, coinvolto dalla protesta e dagli atti legali prodotti, ad annullare il progetto. Il presidente della Repubblica aveva tenuto conto del parere espresso nel 2012 dal Consiglio di Stato (adunanza 16 maggio n. 3658/2012). Davanti a queste decisioni, gli imprenditori e la Regione non hanno fatto nessun passo indietro e il progetto è stato riproposto semplicemente cambiando il tipo di rifiuto da sotterrare nella discarica (cambiando il codice Cer). Il nuovo progetto prevede lo smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi: i resti della lavorazione della differenziata. Secondo Barberio questo cambio rappresenta un’altra scelta superficiale, perché «viene rimodulato un progetto annullato». 
Il presidente della Repubblica, infatti, non ha sospeso la proposta, ma l’ha annullata. Sulla base di tutta la normativa vigente, non solo a Scandale, ma in tutta la provincia di Crotone non possono essere autorizzate nuove discariche, perché «lo impedisce il fattore pressione», che prevede «la non autorizzazione e realizzazione di nuovi impianti dove già ne esiste una elevata concentrazione». In questo senso la provincia di Crotone ha «un fattore pressione elevatissimo». Negli ultimi tre anni, nella discarica di Columbra, sono stati infatti smaltiti «più dell’80% dei rifiuti prodotti in Calabria». 
Crotone, a parere di Barberio, di fatto è diventata la pattumiera della regione e non brilla nemmeno per la raccolta differenziata. Il sindaco di Scandale, esperto del settore rifiuti per avere presieduto l’Akros (società nata per gestire la differenziata), sostiene che in Calabria, ancora oggi, in discarica finisce l’80% della monnezza raccolta dai comuni. L’altra questione sollevata nel corso della conferenza stampa riguarda il principio dell’autonomia che i territori provinciali devono avere. Ogni provincia deve costruirsi i propri impianti che, in linea di principio, devono essere pubblici. Il privato fa business, mentre il pubblico è interessato esclusivamente alla garanzia del servizio. A sostenere Barberio c’era anche il sindaco di Melissa, Gino Murgi, anche nella sua veste di segretario provinciale del Partito democratico. A margine Murgi ha detto che «la provincia di Crotone ha già dato e che sindaci e partito sono pronti a mettere in atto ogni attività possibile per scongiurare costruzione di nuove discariche».

Gaetano Megna
redazione@corrierecal.it







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