Jonny, confermata l’accusa di concorso esterno per il numero uno di Centurionbet

Il pronunciamento della Cassazione riguarda il titolare del bookmaker maltese, Francesco Martiradonna, che secondo gli inquirenti avrebbe portato guadagni alla cosca Arena attraverso la società Kroton Games

ROMA Il Tribunale di Catanzaro ha correttamente mosso l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa nei confronti di Francesco Martiradonna, uno degli indagati coinvolti nell’operazione “Jonny”, l’inchiesta che a maggio 2017 ha portato alla luce, tra le altre cose, un intricato intreccio architettato dalla criminalità organizzata nel settore del gaming – in particolare nella raccolta delle scommesse on line e nel noleggio degli apparecchi – con ingenti profitti per la cosca crotonese degli Arena, che agiva attraverso la società Kroton Games. Martiradonna era finito sotto accusa per i presunti contributi portati alla cosca in quanto titolare del bookmaker maltese Centurionbet. In seguito al coinvolgimento nell’inchiesta, riferisce Agipronews, Martiradonna era stato sottoposto prima alla custodia cautelare in carcere e poi agli arresti domiciliari. La Cassazione, con l’ordinanza datata giugno 2018, aveva chiesto al Tribunale di riesaminare l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Un reato che è stato nuovamente contestato all’indagato e stavolta confermato dai giudici supremi. «L’ordinanza impugnata – scrive il Collegio della Terza sezione penale – ha congruamente argomentato i metodi mafiosi utilizzati dalla Kroton Games nella distribuzione presso i singoli esercizi commerciali delle apparecchiature».
Dalle indagini è inoltre emerso che «grazie alla collaborazione instaurata tra società gestita dal ricorrente con la Kroton Games (che fa capo alla cosca Arena), le casse di quest’ultima si sono arricchite della cospicua somma di 653.900 euro». L’indagato aveva stipulato un accordo di cobanco con la Kroton «con cui ha riconosciuto a tale società percentuali superiori rispetto a quelle attribuite agli altri master, facendole gestire, in anonimato, i proventi provenienti da tale attività nella consapevole violazione della normativa nazionale». Martiradonna, inoltre, aveva messo «a disposizione della stessa Kroton un insieme di sistemi operativi (i cosiddetti totem) assai funzionale e software applicativi che vengono costantemente aggiornati, fornendo quindi, in generale, un sistema funzionale ad ulteriori illeciti guadagni e prospettive di investimento nella gestione del “gaming”». Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile. Per quanto riguarda le misure cautelari, la custodia in carcere è stata progressivamente sostituita con misure meno limitanti e, al momento, è in esecuzione il divieto di dimora nella regione Calabria.







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