Anche a Crotone due vittime della presunta “truffa dei diamanti”

Secondo la Guardia di finanza e la Procura di Milano si tratterebbe di un raggiro ai danni di migliaia di risparmiatori convinti da alcune banche a investire in pietre che, però, varrebbero metà del prezzo pagato per l’acquisto

CROTONE La presunta “truffa dei diamanti” è passata da Crotone. Ci sono anche due professionisti locali fra le vittime di quello che secondo la Guardia di finanza e la Procura della Repubblica di Milano è un colossale raggiro ai danni di migliaia di risparmiatori convinti da Unicredit, Mps, Banco Bpm, Intesa San Paolo e Banca Aletti a investire in pietre che, però, varrebbero metà del prezzo pagato per l’acquisto. Per questo, il giudice per le indagini preliminari Natalia Imarisio su richiesta dei pubblici ministeri Riccardo Targetti e Grazia Colacicco ha sequestrato 700 milioni di euro alle banche che hanno proposto i preziosi per conto di Intermarket Diamond Business (fallita il 15 gennaio scorso) e di Diamond Private Investment. Truffa aggravata, autoriciclaggio e ostacolo all’attività di vigilanza le ipotesi formulate dagli inquirenti. I risparmiatori crotonesi sarebbero stati convinti dalle filiali di Monte dei Paschi di Siena e Unicredit. E avrebbero messo nell’“affare” quarantamila euro fra il 2014 e il 2016. Salvo scoprire la “magagna” quando sono intervenute le Fiamme Gialle e l’Antitrust. Ora si sono costituiti parte offesa a Milano in Procura rivolgendosi all’avvocato Francesco Verri, che ha preparato una memoria e un nutrito dossier con tutti i documenti che provano la spesa e le modalità con cui è avvenuto l’investimento. «C’è un procedimento penale – spiega l’avvocato Verri – e c’è un sequestro preventivo disposto essenzialmente a vantaggio degli investitori. Secondo la ricostruzione della Guardia di Finanza, i diamanti valgono veramente poco. E non è tutto: con un provvedimento del 2017 poi confermato dal Tar l’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato ha multato severamente le banche per aver fornito agli acquirenti informazioni ingannevoli e omissive attraverso il sito e il materiale promozionale sul prezzo di vendita dei diamanti, presentato come frutto di una rilevazione oggettiva pubblicata sui principali giornali economici, sull’andamento del mercato dei diamanti rappresentato in stabile e costante crescita, sull’agevole liquidabilità e rivendibilità delle pietre alle quotazioni indicate e con una tempistica certa». «Oltre a presentarci come parte offesa – conclude Verri – ovviamente metteremo subito in mora Unicredit e Monte dei Paschi chiedendo la restituzione integrale dell’investimento e il risarcimento dei danni provocati (compreso il lucro cessante perché il denaro avrebbe potuto essere fruttuosamente investito in altro modo). Finora i miei clienti hanno ricevuto rassicurazioni circa il fatto che le banche stanno completando le valutazioni’ ma niente di più. Quindi è inevitabile agire in modo deciso e in fretta». Non si esclude il coinvolgimento nelle indagini, insieme ai dirigenti, delle filiali, a quanto pare molto attive nel sollecitare i risparmiatori a scegliere i brillanti: l’Antitrust ha detto anche questo nel provvedimento e la procura affronterà certamente anche il tema del dinamismo delle agenzie e dei “budget” da raggiungere.







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