MALAPIANTA | I boss del Crotonese temevano Gratteri: «È come Falcone»

“Malapianta”, blitz di Dda e Gdf contro la “locale” di San Leonardo di Cutro: 35 fermi. I rapporti con i Grande Aracri e con le cosche vibonesi e reggine. Il narcotraffico e il «fortino» di via Acquabona. Il controllo soffocante sulle imprese turistiche e la paura per le rivelazioni dei pentiti – NOMI E VIDEO

CROTONE Oltre 250 finanzieri della Guardia di finanza di Crotone e degli altri reparti delle fiamme gialle calabresi, con il concorso dello Scico, hanno tratto in arresto 35 persone, destinatarie di un provvedimento di fermo emesso dalla Procura di Catanzaro – vergato dal procuratore Nicola Gratteri, dall’aggiunto Vincenzo Luberto e dai sostituti Domenico Guarascio, Paolo Sirleo e Antonio De Bernardo –  e accusate di associazione mafiosa, traffico di stupefacenti, estorsione, usura, porto e detenzione illegale di armi, intestazione fittizia di beni, reati tutti aggravati dalle modalità mafiose. I provvedimenti, disposti dalla Dda guidata dal procuratore capo Nicola Gratteri, hanno colpito la «potentissima locale di ‘ndrangheta di San Leonardo di Cutro». Secondo gli inquirenti la “locale” di San Leonardo, frazione del Comune del Crotonese, fa capo alle famiglie Mannolo, Trapasso e Zoffreo e ha ramificazioni anche in Puglia, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna e all’estero. Una “locale” considerata fagli inquirenti fra le più antiche, agguerrite e pericolose della provincia crotonese.
Dall’inchiesta, denominata “Malapianta”, è emerso che, oltre al dominio incontrastato del traffico di droga fra le province di Crotone e Catanzaro e l’usura praticata nei confronti di diversi imprenditori anche nel Nord Italia, la “locale” di San Leonardo di Cutro da anni esercitava la sua influenza sulla gestione dei villaggi turistici del territorio attraverso «una costante quanto pesantissima vessazione – si legge in un comunicato della Dda – posta in essere con l’imposizione di proventi estorsivi, di assunzioni di lavoratori vicini alla consorteria ‘ndranghetista nonché di fornitori di beni e servizi anch’essi graditi alle cosche annullando, di fatto, ogni forma di libero mercato e di concorrenza». Gli enormi proventi illeciti sarebbero stati riciclati anche mediante investimenti nei settori della ristorazione, dell’edilizia e delle stazioni di rifornimento carburante.

I RAPPORTI CON I GRANDE ARACRI La cosca di San Leonardo avrebbe rapporti «di dipendenza funzionale» con la cosca Grande Aracri, egemone su tutta la provincia di Crotone, e già le indagini degli ultimi anni avevano permesso di acquisire significativi elementi sulla sua crescita di potere nel territorio crotonese. Elementi che hanno trovato conferma nell’operazione “Malapianta” che, all’esito del lavoro investigativo condotto dalla Guardia di finanza di Crotone a partire dal 2017, consente di asserire l’esistenza di una “locale di ‘ndrangheta” riconosciuta con a capo le famiglie Mannolo e Trapasso. Fu lo stesso Nicolino Grande Aracri, nel corso di una conversazione captata in modalità ambientale alcuni anni fa, a sancire l’autorità mafiosa in quel territorio di queste famiglie e a inserire i due capi, Alfonso Mannolo e Giovanni Trapasso, fra i “grandi della ‘ndrangheta”. La “locale sanleonardese” risulta secondo la Dda estremamente coesa, strutturalmente complessa e altamente organizzata.

DAL CONTRABBANDO DI SIGARETTE AI GRANDI AFFARI Le vicende di diversi imprenditori, vittime delle cosche di San Leonardo, sono «inequivocabilmente dimostrative del potere mafioso della famiglia Mannolo» e del «soffocamento» che la ‘ndrangheta opera su ogni forma di impresa del territorio. Quanto emerso dalle indagini conferma inoltre la mole di dati riferiti dai collaboratori di giustizia e permette di individuare l’esistenza di una locale di ‘ndrangheta a San Leonardo di Cutro, a partire almeno dagli anni ’70, appartenente al “Crimine” crotonese/catanzarese e pertanto riconosciuta da parte del superiore “Crimine” di Polsi. «La ‘ndrangheta san leonardese ha, nel corso dei decenni, diversificato la sua operatività criminale – scrive la Dda – passando dal contrabbando di sigarette al narcotraffico, all’usura e alle estorsioni».

«GRATTERI COME FALCONE» Il capocosca di San Leonardo, Alfonso Mannolo, e i suoi sodali avevano infatti timore sia delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, la cui scelta veniva giudicata dai medesimi «vergognosa», che dei magistrati di Catanzaro «verso i quali si sprecano le ingiurie e, inoltre, del procuratore Gratteri accostato, nei loro commenti, a Giovanni Falcone». La “locale” di San Leonardo aveva inoltre una fortissima capacità di controllo e monitoraggio «militare» del territorio per censire “presenze sospette” delle forze dell’ordine. Gli affiliati erano in grado di ottenere informazioni sulle operazioni di polizia imminenti attraverso una «oscura rete di fonti e connivenze» ed effettuavano regolarmente attività di “bonifica” per il rilevamento di microspie o per eludere le intercettazioni.

L’EGEMONIA SUI VILLAGGI E LA RIBELLIONE ALLA ‘NDRANGHETA L’«asservimento» dei villaggi turistici del litorale ionico fra Crotone e Catanzaro «è la sintesi di un progetto delinquenziale condiviso dalle consorterie operanti nella “circoscrizione” criminale di Cutro». Tali imprese, rappresentative di quello che senza dubbio è il settore economico di maggior importanza del territorio, sarebbero state sottoposte al controllo criminale posto in essere con due metodologie distinte: l’estorsione di denaro contante per milioni di euro e il condizionamento e lo sfruttamento della gestione dei servizi quali manodopera, forniture e manutenzioni. In pratica le cosche nel tempo sono riuscite a imporre la loro assoluta egemonia in relazione a qualsivoglia aspetto delle attività connesse alla gestione delle strutture alberghiere che abbia un profilo economico. Le dichiarazioni di diversi imprenditori, se per un verso hanno integrato le penetranti indagini dei finanzieri, sono altresì «dimostrazione di uno spirito di ribellione alla ‘ndrangheta» che «va sostenuto con ogni mezzo».

IL «FORTINO» DI VIA ACQUABONA E I RAPPORTI CON VIBO E REGGIO Tra le principali attività della “locale di ‘ndrangheta di San Leonardo di Cutro” si annovera senza dubbio il traffico di stupefacenti, una delle principali fonti di finanziamento della cosca. Sin dagli anni ’90, per le altre cosche del Crotonese e non solo, i Mannolo hanno costituito un punto di riferimento per il narcotraffico. In quegli anni venne addirittura impiantata una raffineria in quel di San Leonardo, località giudicata idonea in quanto facilmente controllabile dalla cosca e quasi impossibile da controllare per le forze dell’ordine. Le indagini hanno dimostrato come i san leonardesi si sono approvvigionati di droga dalle cosche operanti in provincia di Vibo Valentia, Catanzaro e Reggio Calabria e, inoltre, si sono dotati di una ramificata rete territoriale per la commercializzazione della droga principalmente su Crotone, Isola di Capo Rizzuto, Botricello e zone limitrofe in provincia, oltre che a Catanzaro e San Giovanni in Fiore (in provincia di Cosenza). Le indagini hanno documentato l’acquisto e la successiva cessione di centinaia di chilogrammi di hashish, cocaina ed eroina. In particolare su Crotone la base operativa dello spaccio era situata nel quartiere di via Acquabona, considerato il «“fortino” dove risiedono centinaia di persone appartenenti al gruppo dei cosiddetti “zingari” di Crotone», caratterizzato da «un fitto reticolato di abitazioni, per lo più abusive, connesse da vialetti transitabili, unicamente, a piedi dove donne e bambini fanno da vedette per lo spaccio». Acquabona sarebbe dunque la piazza di spaccio principale della città, dove si sono creati gruppi criminali i cui capi risultano affiliati alla ‘ndrangheta.

I SEQUESTRI I finanzieri di Crotone hanno individuato e posto sotto sequestro numerosi beni il cui valore totale è pari a circa 30 milioni di euro. SI beni sequestrati sono: 5 società con sede a Botricello (Catanzaro) e 5 con sede a Cutro (Crotone) attive in vari settori, dall’edilizia al commercio all’ingrosso e al dettaglio di bevande, materiali per agricoltura, edilizia e una esercente il servizio di posta privata. Fra le unità locali di alcune di queste società vi sono 3 stazioni di rifornimento di carburante ubicate in provincia di Crotone e Catanzaro, tre bar e una pizzeria. Sigilli anche a due autoveicoli e a quattro immobili.

I FERMATI Questi i nomi dei fermati:
Antonio Barbaro, 57 anni, di Careri (Rc);
Domenico Basile, 59 anni, di Gazzo (Pd);
Antonio Bevilacqua, 25 anni anni, di Crotone;
Domenico Bevilacqua, 51 anni, di Crotone;
Leonardo Bevilacqua, 36 anni, di Crotone;
Alessandro Caputo, 27 anni, di San Giovanni in Fiore;
Giacinto Castagnino, 29 anni; di Petilia Policastro;
Antonio Caterisano, 51 anni, di Cutro;
Mario Cutrì, 39 anni, di Careri (Rc);
Francesco Falcone, 62 anni, di Cutro;
Pasquale Gentile, 50 anni, di Cutro;
Francesco Lobello, 60 anni, di Albi (Cz);
Armando Manetta, 30 anni, di Crotone;
Cosimo Manetta, 54 anni, di Crotone;
Alfonso Mannolo, 80 anni, di San Leonardo di Cutro;
Daniela Mannolo, 38 anni, di San Leonardo di Cutro;
Dante Mannolo, 51 anni, di Cropani;
Giuseppe Mannolo, 26 anni, di Crotone;
Mario Mannolo, 60 anni, di Cutro;
Remo Mannolo, 47 anni, di Cutro;
Vincenzo Antonio Mazzeo, 75 anni, di Mileto (Rc);
Antonio Mercurio, 52 anni, di Botricello;
Elio Passalacqua, 48 anni, di Crotone;
Francesco Passalacqua, 36 anni, di Cutro;
Leonardo Passalacqua, 45 anni, di Crotone;
Luigi Pignanelli, 30 anni, di Cutro;
Alessandro Perini, 35 anni, di Crotone;
Nicola Perri, 65 anni, di Isola Capo Rizzuto;
Antonio Procopio, 32 anni, di Catanzaro;
Gregorio Procopio, 57 anni di Botricello;
Luigi Raso, 61 anni, di Isola Capo Rizzuto;
Domenico Ribecco, 54 anni, di Cutro;
Pietruccia Scerbo, 44 anni, di Cutro;
Fiore Zoffreo, 52 anni, di Cutro;
Leonardo Zoffreo, 49 anni, di Cutro.







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