MALAPIANTA | «Gratteri è un morto che cammina. Se indaga sui politici lo cacciano»

Gli uomini della “locale” di San Leonardo di Cutro paragonavano il procuratore di Catanzaro al giudice Falcone: «Quando ha superato il limite se lo sono cacciato!». E ancora: «Mo se questo tocca altri politici della zona se lo giocano»

di Sergio Pelaia
CROTONE «Questo è un figlio di puttana». Gli insulti sono buttati lì ad infarcire «considerazioni» che in realtà secondo gli stessi inquirenti non fanno pensare a progetti omicidiari ma, più che altro, a «una timorosa reverenza». Il 23 gennaio 2018 due dei 35 fermati dell’operazione “Malapianta” (qui i dettagli), Remo Mannolo e Franco Falcone, parlano con altre due persone. Le fiamme gialle, sotto il coordinamento della Dda di Catanzaro, li stanno intercettando. I loro discorsi si riferiscono proprio al capo della Procura del capoluogo, Nicola Gratteri, paragonato dagli uomini della “locale” di San Leonardo di Cutro al giudice Giovanni Falcone: «Un morto che cammina».
I quattro commentano con sarcasmo le parole che Gratteri aveva detto ai giornalisti – «la sfida è appena iniziata» – e aggiungono che secondo loro lui stesso è consapevole dei rischi che corre.
«Però – diceva uno dei quattro – te la posso dire una cosa… io sono convinto che lui ne fa arrestare di cristiani, però nella mente sua … (ride). guagliò uno di questi… uno… na botta… eh… uno di questi è ad alto rischio ogni secondo!». «Un morto che cammina!», fa eco un altro. Quindi il riferimento a Giovanni Falcone: «Eh…Falcone come è stato. quando ha superato il limite se lo sono cacciato!». Uno dei quattro chiede agli altri dove sia l’abitazione di Gratteri: «Ma questo dove abita…? a Catanzaro?». Qualcun altro risponde: «Ma questo ha tutti posti segreti!». Le voci si sovrappongono. Uno dei quattro fa notare: «Vabbè, volendo, lo scoprono!».
Gli stessi inquirenti annotano come la conversazione non contemplasse «alcuna concreta progettazione, né tanto meno costituiva prova di una concertazione volta a pianificare un attentato» nei confronti di Gratteri. Il dialogo, più che altro, era partito dalla semplice considerazione che il procuratore di Catanzaro avesse «intrapreso una incisiva azione repressiva di carattere giudiziario e, per tale ragione, inviso alle associazioni criminali».
Gli uomini della “locale” di San Leonardo di Cutro commentano anche l’arrivo di nuovi magistrati nel distretto di competenza della Dda di Catanzaro: « … hai capito qual è il discorso mo? Che mo aggravano e non è solo questo? Che mo sono arrivati cinque giudici, so bastardi veramente…». Cinque magistrati giovani «che sono peggio di lui che vogliono fare carriera …».
E gli affiliati, che secondo gli inquirenti conoscevano bene i «legami politico-criminali» esistenti nel Crotonese, sostenevano che se Gratteri e i “suoi” pm avessero continuato ad indagare sulle connessioni tra ‘ndrangheta e politica sarebbero stati ostacolati e addirittura mandati via: «Allora, allora, mo se questo tocca altri politici, di qua, della zona e allora lì tutti mo se lo giocano, mo se lo cacciano. hai capito?». «Ma (a casa sua) lo avevano promosso apposta per cacciarlo dai coglioni». (s.pelaia@corrierecal.it)







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