Affari milionari e aggressioni ai giornalisti, la parabola del clan in Emilia

I Grande Aracri si muovono nel business con imprenditori di livello nazionale. Ma non trascurano l’uso della forza. Come nel caso di una troupe del Tg2 intimidita perché documentava la loro presenza a Brescello

Attentati, armi, intimidazioni. Nella storia criminale della colonna emiliana del clan Grande Aracri c’è tutto l’armamentario classico della ‘ndrangheta. E anche di più. La storia dell’inchiesta Grimilde (qui altri particolari dell’inchiesta, con i nomi degli indagati) racconta un clan capace di attirare professionisti e pezzi importanti della “zona grigia”. Fin dal principio, visto che l’operazione prende le mosse nell’anno 2015 quando l’attenzione della Squadra Mobile di Bologna si concentra su Giuseppe Caruso (attuale presidente del consiglio comunale di Piacenza in quota Fratelli d’Italia) il quale, come responsabile dell’area assistenza e informazioni agli utenti dell’Agenzia delle Dogane di Piacenza, accetta di farsi corrompere dal clan.
Seguendo il reticolo di relazioni del funzionario, gli investigatori verificano uno stretto rapporto tra lui e Salvatore Grande Aracri, figlio di Francesco e nipote del noto Nicolino.

GLI AFFARI In circa tre anni di indagini emerge la prova dell’esistenza di un gruppo criminale di stampo mafioso operante in Emilia-Romagna che, utilizzando metodi tipicamente mafiosi effettua una serie di investimenti, apre e chiude società di comodo e fa affari anche con imprenditori di primissimo livello nazionale.

APPARTAMENTI A BRUXELLES Tra i vari “affari” avviati dall’organizzazione, per gli inquirenti due dimostrano la capacità imprenditoriale e criminale della cosca.
Nel giugno del 2017 Salvatore Grande Aracri ed il padre Francesco, tramite una società edile a loro riferibile, avviano un progetto di costruzione di 350 appartamenti a Bruxelles; i due si occupano di individuare gli operai che avrebbero provveduto ad eseguire i lavori facendoli, però, lavorare in condizioni di assoluto sfruttamento imponendo loro una paga di 8-9 euro l’ora, turni di lavoro anche di 15 ore giornaliere, talvolta senza concedere loro neanche il riposo settimanale.

IL CASO DELLA RISO RONCAIA Contemporaneamente, il gruppo criminale inganna i referenti della società Riso Roncaia, che aveva vinto un bando europeo per la fornitura di riso, facendo loro credere di poter far loro ottenere una linea di credito di 5 milioni di euro e l’apertura di conti correnti bancari presso banche compiacenti.
L’operazione permette anche di verificare che i sodali dell’organizzazione non sempre si limitano a usare metodi ortodossi nella conduzione dei loro affari ma quando incappano in qualcuno che poteva essere loro di ostacolo oppure che mette il naso nei loro affari ricorreno alla violenza ed alla forza di intimidazione.

LA TROUPE DEL TG2 AGGREDITA Tipico il caso di un distributore di pizza che ha l’ardire di “invadere” la zona controllata dall’organizzazione ricevendo subito un esplicito avvertimento: «Qua non hai capito… che ti spariamo».
Oppure quando una troupe del Tg 2 della Rai effettua un servizio nei pressi dell’abitazione dei Grande Aracri a Brescello e il giornalista subisce il lancio di una pietra da parte di Francesco Grande Aracri che va colpire il vetro della sua autovettura.







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