Padre e figlio scomparsi a Pasqua, risolto il giallo: uccisi per un terreno – VIDEO

Carabinieri e Procura di Crotone ritengono di aver individuato i responsabili del duplice omicidio di Rosario e Salvatore Manfreda, i cui corpi non stati ancora rinvenuti. In due sono stati fermati, un altro è ancora ricercato. I presunti assassini sono imparentati con le vittime

di Gaetano Megna
CROTONE Rosario e Salvatore Manfreda, di 68 e 35 anni, allevatori residenti a Petilia Policastro, ma originari di Mesoraca, che sono spariti il giorno di Pasqua, sarebbero stati uccisi per questioni legati a confini di terreni, eredità e sconfinamento di animali. A queste conclusioni sono giunti gli investigatori dei carabinieri e la Procura di Crotone. Tra sabato e domenica sono stati arrestati due dei tre presunti esecutori del duplice omicidio. In manette sono finiti Salvatore Emanuel Bonvicino, 20 anni, e Pietro Lavigna (50), mentre è ancora ricercato Pasquale Buonvicini, padre di Salvatore Manuel, resosi al momento irreperibile. Il delitto sarebbe maturato, secondo gli inquirenti, per contrasti legati a terreni confinanti. Si tratta insomma di qualche metro di terra e di vicende riconducibili a un’eredità, perché tra chi ha presumibilmente premuto il grilletto e coloro che hanno bagnato col loro sangue il terreno ci sono rapporti di parentela. Rosario Manfreda era lo zio di Pietro Lavigna (fratello della mamma), ma c’era anche un rapporto di parentela tra i Manfreda e i Bonvicino.
Così come hanno ampiamente spiegato in conferenza stampa il procuratore Giuseppe Capoccia, il pm Alessandro Rho, il comandante provinciale dei carabinieri, Alessandro Colella, e il capitano dell’Arma Roberto Rampino, i fatti sono stati ricostruiti grazie alle celle telefoniche e alle riprese di telecamere private. I mezzi di trasporto monitorati sono stati quattro. Tutto si è svolto in un’ora e 20 minuti: dalle 8,50 alle 10,10 della mattina di Pasqua. L’omicidio si sarebbe consumato nel terreno dei Manfreda, dove i due allevatori si erano recati per accudire gli animali di loro proprietà. Sarebbero stati raggiunti dai tre, che utilizzando un fucile calibro dodici li avrebbero freddati sparandogli alla testa. Secondo gli investigatori c’è una distanza di una settantina di metri tra un omicidio e l’altro. Uno dei due avrebbe tentato di fuggire e sarebbe stato raggiunto. Sul posto sono state trovate tracce ematiche, residui di materia cerebrale mischiati a pallini di piombo. Dopo qualche tempo, quando le condizioni climatiche sono migliorate, è stato anche rinvenuto un proiettile di fucile calibro 12. Nell’indagine sono stati impegnati cani specializzati nel seguire tracce e individuare resti umani. Nonostante ciò i corpi non sono stati ancora rinvenuti. Dopo l’omicidio sarebbero stati trasportati da un’altra parte. Il luogo è impervio e ci sono distese enormi di terreni.
I carabinieri hanno ricostruito i movimenti delle auto grazie alle celle dei cellulari: hanno potuto appurare che il Ford Maverick, di proprietà delle vittime, si è mosso dal luogo del delitto sino alla periferia di Roccabernarda, dove è stato dato alle fiamme e successivamente rinvenuto. Dal luogo dell’omicidio si sono mossi contemporaneamente due automezzi: quello delle vittime e un altro di proprietà dei Buonvicino. Il padre sarebbe stato alla guida del Ford, mentre il figlio lo avrebbe seguito per prelevarlo una volta dato alle fiamme il mezzo delle vittime. La ricostruzione è avvalorata anche dalle registrazioni di telecamere private, che hanno ripreso uno dei presunti assassini alla guida di un mezzo carico di fieno. Un’indagine complessa, che è stata aiutata dal fatto che la domenica di Pasqua, nel raggio di diversi chilometri, le uniche presenze nella zona erano quelle delle vittime e dei presunti omicidi. (redazione@corrierecal.it)







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