Danni alle aziende crotonesi dopo il tornado, il caso finisce davanti al Tar

Presentato un ricorso dopo la decisione di non riconoscere lo stato di calamità naturale. Coinvolte 120 imprese, ma solo 5 hanno deciso di agire per via legale

di Gaetano Megna
CROTONE Ricorso al Tribunale regionale amministrativo della Calabria per chiedere la sospensiva e l’annullamento della decisione di non riconoscere lo stato di calamità naturale alle aziende di Crotone che hanno subito danni per il tornado del 25 novembre scorso. I danni hanno interessato 120 aziende, ma solo cinque hanno deciso di dare mandato ad una società di consulenze per presentare un ricorso contro il decreto con il quale il dipartimento Protezione civile presso la presidenza del consiglio dei ministri, lo scorso 28 febbraio, aveva deciso di non accogliere la richiesta “dello stato di emergenza ai sensi dell’articolo 24 del decreto legislativo 2 gennaio 2018”.
Le ragioni del ricorso sono state spiegate questa mattina nel corso di un conferenza stampa, tenutasi presso la Matalcarpenteria di proprietà dell’imprenditore crotonese Sergio Torromino. Le aziende che hanno dato mandato alla società di consulenze Cross legal consulting srl di Roma sono: Metalcapenteria, Carmet, Graziani, Elettrica sud e Gardaland. All’incontro con la stampa era presente il consulente strategico della Cross consulting, Rori De luca, il legale che ha alle spalle un’esperienza di assessore all’Urbanistica al Comune di Crotone. E’ stato De Luca ad entrare nel merito della vicenda, che ha definito “paradossale”. Per comprendere appieno la questione sono importanti le date degli avvenimenti che si sono succeduti dopo il tornado del 25 novembre scorso. Nell’arco di una settimana o poco più a Crotone sono arrivati il presidente della giunta regionale calabrese, Mario Oliverio, e il ministro per il Sud, Barbara Lezzi. La questione è stata anche seguita dalle parlamentari di Crotone, Margherita Corrado e Elisabetta Barbuto, e dal sindaco Ugo Pugliese. Nei giorni che seguirono l’evento calamitoso nell’area industriale danneggiata ci fu anche la visita dei rappresentanti della Protezione civile regionale. Il sopralluogo della Protezione civile nazionale, a cui spetta il compito di decidere se riconoscere i danni, è avvenuto il 12 febbraio. Secondo i partecipanti alla conferenza di oggi i rappresentanti della Protezione civile nazionale hanno visitato solo i capannoni dell’Unieuro.
Il 15 febbraio il Comune di Crotone ha emanato un bando con il quale si chiedeva alle aziende interessate di preparare le schede dei danni subiti e tutta la documentazione in possesso degli imprenditori. Il bando dava tre giorni di tempo per presentare la domanda: la scadenza era fissata al 18 febbraio. Nonostante i tempi corti le aziende hanno partecipato al bando del Comune presentando le domande e allegando la documentazione. Il 28 febbraio scorso la Protezione civile ha decretato il non accoglimento della richiesta di riconoscimento della calamità. Emblematico è quello che scrive a proposito delle ragioni della decisione: «Non è stato fornito alcun elemento economico di dettaglio di merito ai danni occorsi alle attività commerciali e produttive ed alle eventuali misure di sostegno ritenute necessarie per la relativa ripresa». Che fine ha fatto la documentazione acquisita con il bando del Comune? Imprenditori e legali chiedono una risposta. Vogliono anche sapere il ruolo svolto dalla Regione, visto che spetta a questo ente curare legalmente la questione. Visto il ritardo registrato nella vicenda gli imprenditori hanno chiesto l’accesso agli atti per due volte. Solo il 15 maggio scorso hanno potuto acquisire il decreto della Protezione civile nazionale e, quindi, è stato dato mandato alla società di consulenza di presentare il ricorso al Tar Calabria.
Nel corso della conferenza stampa è emersa anche la situazione di crisi in cui versano le aziende danneggiate dal tornado. Ciccio Graziani, decano degli imprenditori pitagorici, ha riferito di avere avviato la procedura con i sindacati per licenziare 29 dei 75 dipendenti. Per riprendere le attività ha dovuto fare ricorso alle banche e ora non ha i soldi per partecipare ai bandi. Il lavoro è diminuito e deve procedere ai licenziamenti. Anche Torromino sta avendo una crisi di liquidità. L’interventi di ripristino degli impianti sono stati finanziati con i soldi destinati a pagare i contributi. Entrate non ce ne sono e l’azienda non ha i fondi per pagare i contributi allo Stato. Il ministro Lezzi si era impegnata a trovare la soluzione per i contributi, ma non ha fatto nulla. Così come sono finite nel dimenticatoio le promesse fatte dalle due parlamentari crotonesi. Ancora pià drammatica la situazione della Carmet. Il patron dell’azienda, Franco Carraro, ha descritto una situazione di fermo totale. A mezzo servizio è anche l’Elettrica sud, dell’imprenditrice Angela Briguglio. Una parte di questa azienda non è stata ripresa. Rosario Londino, titolare di Gardaland, ha raccontato di essere ricorso all’aiuto di amici, ma le piante che aveva nel capannone sono ancora tutte per terra. (redazione@corrierecal.it)







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto