Caos Pd, a Crotone il commissariamento è durato 5 giorni

Clamoroso passo indietro di Graziano dopo la nomina di Iacucci: «Fugato ogni dubbio nel rapporto con l’amministrazione Pugliese». Ma la decisione rafforza l’asse Oliverio-Sculco e rilancia i dubbi sulle scelte per le prossime Regionali

CROTONE “Contrordine compagni”: ritirato il commissariamento del circolo cittadino del Partito democratico di Crotone. L’annuncio arriva dal commissario regionale dem, Stefano Graziano, che cinque giorni fa aveva adottato il provvedimento. Un provvedimento che aveva sollevato un enorme polverone politico, ma non perché la segretaria del circolo commissariato, Antonella Stefanizzi, avesse lasciato un segno indelebile della sua attività alla guida del circolo. Su Crotone, infatti, è scoppiata la bagarre per le regionali e la battaglia che si è combattuta è stata esclusivamente riconducibile alla ricandidatura di Mario Oliverio alla guida della Regione.
Il commissariamento di Crotone era un colpo diretto al cuore di Oliverio, che da tempo ha scelto la città pitagorica per lanciare il suo futuro modello elettorale e cioè mettere in piedi una coalizione con al centro il Pd e con l’appoggio di liste che fanno riferimento a movimenti civici. In sostanza, si tratta dell’accordo con la Prossima Crotone, la coalizione che esprime la maggioranza al Comune della città, movimento politico che si riconosce nella leadership del “reuccio” Enzo Sculco.
L’obiettivo di Graziano, quindi, secondo quanto riferiscono diversi dirigenti del Pd crotonesi e regionali, era quello di impedire l’accordo tra Oliverio e Sculco. Su questo si è consumato uno scontro violentissimo, che è stato vinto dal governatore, perché Graziano si è dovuto rimangiare il provvedimento. Una cosa così non era mai successa prima in Calabria. Il commissariamento è stato ritirato, perché i «dirigenti di Crotone hanno contribuito a fugare ogni dubbio», così scrive Graziano. I dubbi c’erano su un presunto accordo fatto dal Pd cittadino con la Prossima Crotone per il Comune. Bisogna prendere atto che chi fa marcia indietro sulle scelte effettuate è solo Graziano. Il gruppo dirigente crotonese e la stessa Stefanizzi hanno sempre sostenuto che non c’era stato accordo. A dire il contrario è stato sempre il commissario. A esaminare i fatti Graziano non aveva proprio torto, perché il Pd sostiene la maggioranza in consiglio comunale. Un sostegno non di facciata, ma di sostanza.
Sono anni che la Prossima Crotone non ha i numeri per celebrare una seduta di consiglio comunale in prima convocazione. L’accordo prevede che i consiglieri del Pd sopperiscano alle assenze dei rappresentanti della maggioranza passati sull’altra sponda del fiume. Il Pd non esprime assessori, ma svolge lo stesso compito dei consiglieri di maggioranza. È evidente allora che non è stato il chiarimento avuto con i dirigenti di Crotone ad avere convinto Graziano ad ingoiare il rospo. C’è stato l’intervento della segreteria nazionale, che lo ha costretto a recedere. Si sono sparse anche voci incontrollate, qualcuno sussurra che il “sacrificio” di Crotone potrebbe essere l’antipasto di uno scontro più duro tra segreteria nazionale e Pd calabrese sulla candidatura di Oliverio, ma non arrivano conferme ufficiali. Potrebbe anche essere rumors messi in giro ad arte per giustificare la marcia indietro (e la pessima figura). Si vedrà nei prossimi giorni qual è la verità. C’è rimasto male Franco Iacucci, che è stato informato molto in ritardo della marcia indietro. Iacucci aveva già messo in agenda le attività da realizzare a Crotone per rilanciare il suo partito. Ha preso atto dell’evoluzione della situazione, ma non è stato contento per essere stato coinvolto in una vicenda davvero grottesca. (redazione@corrierecal.it)





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