Una 19enne ha denunciato l’inferno della prostituzione nel Crotonese – VIDEO

Dal racconto della vittima, fatta arrivare in Italia con false promesse, è partita l’operazione dei carabinieri di Isola che ha portato ad arrestare sei persone. Un altro componente della banda è irreperibile

di Gaetano Megna
CROTONE Nella rete di sfruttamento della prostituzione smantellata nel Crotonese era finita una ragazza di 19 anni che ha creduto alle “favole” che gli adescatori le avevano raccontato sui social network: «Vieni in Italia dove avrai una casa, un fidanzato ed un lavoro». Le hanno pagato anche il viaggio con il pullman, destinazione Isola Capo Rizzuto. Lì infatti operava la banda che secondo la ricostruzione dei carabinieri era composta da Auerel Patrica Dragoi, 25 anni, dalla moglie Alexandra Golian (19), dal padre della donna che è al momento irreperibile, da Sebi Costel Dragoi (23 anni), da Vito Vallone, 48 anni di Isola Capo Rizzuto, da Giovanni Cristofalo, 82 anni, e da Francesco Carmine Verterame, 61 anni di Isola Capo Rizzuto. I due Dragoi sono finiti in carcere, per gli altri sono stati disposi gli arresti domiciliari.
L’organizzazione ha cercato di adescare ragazze promettendo di tutto. Tanti i tentativi di adescamento, ma nella rete è rimasta impigliata solo la giovane rumena, che al tempo dei fatti aveva solo 19 anni (oggi 20). I suoi primi giorni ad Isola Capo Rizzuto (maggio 2018) sono stati sereni, poi, a giugno, Aurel Petrica Dragoi ha buttato la maschera e ha chiesto alla giovane di prostituirsi, perché lui «aveva delle belle mani e non poteva rovinarle lavorando». Davanti al rifiuto sono arrivati gli atti di «violenza fisica, morale e sessuale». Indifesa e impotente, la giovane ha ceduto ed è iniziato il suo calvario. Si doveva prostituire in strada o andando nelle case dei clienti sia ad Isola Capo Rizzuto che a Crotone. I tre italiani del sodalizio venivano impegnati per trasportare la ragazza presso le case dei clienti. In cambio ricevevano una parte dei proventi o venivano pagati con prestazioni sessuali. Per una prestazione veniva chiesta la somma di 30 o 35 euro. Alexandra Golian secondo gli investigatori dell’Arma controllava la connazionale per impedirle anche di trattenere somme incassate dalle attività. La situazione è andata avanti da giugno ad ottobre del 2018, sino a quando la giovane, accompagnata da una sua connazionale, non è andata a bussare alla porta della Tenenza dei carabinieri di Isola Capo Rizzuto. Così sono partite le indagini e l’attività investigativa messa in atto dai carabinieri e coordinata dalla Procura di Crotone. La giovane è stata assegnata ai servizi sociali ed è stato avviato per lei un percorso di protezione. Qualcuno della banda dopo che la giovane era sparita è anche andato alla caserma dei carabinieri per denunciarne la scomparsa. L’operazione è stata illustrata stamane in una conferenza stampa dal comandante provinciale dei carabinieri di Crotone, Alessandro Colella, dal comandante della Compagnia di Crotone, Francesco Esposito e dal comandante della Tenenza di Isola Capo Rizzuto, Gabriele Migliano. (redazione@corrierecal.it)







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