I tentacoli del clan Grande Aracri in Veneto: sono 54 gli indagati

Chiusa l’inchiesta “Camaleonte” della Dda di Venezia. Provvedimenti notificati anche a Crotone, Reggio Calabria e Cosenza. Nel marzo scorso il primo step dell’operazione. Reati fiscali per favorire il clan calabrese

PADOVA I carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Padova, da questa mattina, stanno operando, nelle province di Padova, Venezia, Vicenza, Belluno, Treviso, Reggio Emilia, Parma, Crotone, Reggio Calabria e Cosenza, la notifica di 54 avvisi di conclusione delle indagini preliminari emessi Procura distrettuale antimafia di Venezia nei confronti di altrettanti indagati nell’ambito dell’operazione “Camaleonte”. Nel marzo scorso, l’indagine aveva condotto all’applicazione di provvedimenti cautelari patrimoniali, per oltre 18 milioni, e personali, nei confronti di 39 persone, delle quali 27 arrestate (13 in carcere e 14 ai domiciliari), appartenenti a un’organizzazione criminale di matrice ‘ndraghentista operante in Veneto, facente capo alla nota cosca cutrese “Grande Aracri”. Le successive indagini coordinate dalla Procura distrettuale antimafia di Venezia ed eseguite da carabinieri e guardia di finanza hanno consentito di raccogliere, sottolineano gli investigatori, ulteriori importanti conferme che hanno consentito la contestazione, nei confronti di alcuni degli indagati, di un’ulteriore ipotesi di associazione finalizzata alla commissione di reati fiscali e riciclaggio, aggravata dalla finalità di favorire l’organizzazione di stampo ‘ndranghetista.

L’INCHIESTA Dopo gli arresti del marzo scorso, che hanno decapitato la cupola del clan Grande Aracri che contava tra Padova e Vicenza, esponenti di spicco quali i fratelli Michele e Sergio Bolognino, e dopo un secondo accertamento che ha portato all’aggravamento della misura a carico di un terzo esponente, Antonio Genesio Mingone e all’iscrizione sul registro degli indagati di un notaio padovano, la Dda di Venezia mette a segno un nuovo colpo a carico della ‘ndrangheta infiltrata nel territorio produttivo veneto. Oggi carabinieri e finanzieri coordinati dalla Procura antimafia di Venezia hanno notificato 54 avvisi di conclusione delle indagini preliminari raggiungendo gli indagati in 10 città.
Tra i nuovi elementi investigativi raccolti, va segnalato l’accertamento, reso possibile dalla fondamentale collaborazione fornita da alcune vittime di minacce e violenze, di altri casi di estorsione commessi ai danni di imprenditori delle province di Padova e Venezia, puntualmente documentate e relazionate all’autorità giudiziaria.
Tra gli inquisiti per il grave reato associativo figura anche un imprenditore edile della provincia di Padova, coinvolto direttamente con i fratelli Bolognino in alcuni episodi estorsivi finalizzati a penetrare il tessuto socio-economico locale, in particolare per assumere il controllo di aziende in difficoltà. Sul piano fiscale, va rimarcato che, nei mesi scorsi, uno degli imprenditori veneti coinvolto nell’indagine per aver agevolato il riciclaggio di denaro di illecita provenienza attraverso false fatturazioni ha sanato il proprio debito tributario, così come emerso nel corso delle indagini e cristallizzato nei verbali di costatazione della Guardia di Finanza di Mirano, versando nelle casse dell’Erario circa 5,5 milioni di euro. Tale cifra va ad aggiungersi all’ulteriore somma di oltre 1,6 milioni di euro, già sottoposta a sequestro a titolo di prezzo-profitto del reato di riciclaggio, nei confronti del medesimo soggetto.





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