Crotone, le assistenti sociali:«Dal nostro lavoro risultati tangibili»

Le operatrici puntualizzano come «le prestazioni lavorative rese scaturiscono da un contratto di lavoro che trova i presupposti in una determina dirigenziale, al tempo della sottoscrizione del contratto, regolarmente valida».

CROTONE «Con la presente missiva comunichiamo il nostro profondo disappunto per l’articolo pubblicato dal vostro giornalista in data 25 novembre 2019 (qui l’articolo) Si intende precisare che la decisione della rescissione del contratto è stata adottata dall’Ente a seguito della sentenza del Tar Calabria n. 00505/2019 e che l’erronea attribuzione dei punteggi è frutto di criteri valutativi della commissione. Nessuna dichiarazione mendace circa i titoli di servizio è stata mai resa da parte delle professioniste (la documentazione, per come richiesta dall’Ente, è sempre stata accessibile agli atti)». Questo scrivono Iannone Maria Giovanna, Innaro Debora, Gagliardi Silvana, Loprete Rossella. In particolare, le professioniste «dissentono chiedendo l’immediata rettifica dell’ultima parte dell’anzidetto articolo di cui si riporta la trascrizione letterale “Il problema che adesso si pone è se chi ha lavorato “indebitamente” avesse diritto ad essere retribuito” Tali inqualificabili insinuazioni risultano offensive sul piano personale e professionale delle scriventi. Si precisa che le prestazioni lavorative rese scaturiscono da un contratto di lavoro che trova i presupposti in una determina dirigenziale, al tempo della sottoscrizione del contratto, regolarmente valida. Le attività professionali prestate sono state svolte fino alla data di rescissione con impegno e dedizione; i risultati sono tangibili e quantificabili sia numericamente che qualitativamente. Si soggiunge che la situazione venutasi a creare in seguito alla rescissione del contratto potrebbe interrompere il raggiungimento degli obiettivi sui territori e la continuità degli interventi attivati». 

Nell’articolo nessuno ha parlato di dichiarazioni mendaci da parte delle interessate, che sono le vittime della vicenda. Ci sono responsabilità soggettive della commissione e di quanti potevano essere a conoscenza dei meccanismi dell’attribuzione dei punteggi e hanno fatto finta di nulla. Il ricorso al Tar è stato presentato da una professionista evidentemente danneggiata dall’attribuzione del punteggio. La decisione di rescindere il contratto, quindi, deriva dal fatto che il Comune, dopo la sentenza del Tar, ha dovuto prendere atto di una graduatoria “illegittima”, resa tale dalla sentenza. Se la graduatoria viene annullata l’incarico e il pagamento del compenso derivante dallo stesso incarico erano legittimi? Su alcune cose hanno ragione le professioniste e cioè quella di avere firmato un contratto ed avere prestato le attività lavorative connesse. Chi lavora deve essere pagato, su questo non ci piove. Ora bisognerà aspettare le rilevazioni della Corte dei Conti. (g.m.)







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