L’ex “picciotto” tra i summit a Polsi e gli affari a Perugia. «Influenza la politica locale»

Il profilo di Antonio Ribecco tracciato dalla Dda di Catanzaro. Le “gite” al santuario di San Luca, la vecchia militanza con la cosca Trapasso e i matrimoni “di rispetto”. I gli esponenti umbri dei partiti citati nelle conversazioni (e non indagati)

di Pablo Petrasso
CATANZARO Prima di “Infectio”, Antonio Ribecco era (quasi) un puntino sui radar degli investigatori antimafia calabresi. L’attività investigativa congiunta delle Dda di Catanzaro e Reggio Calabria fa, invece, emergere un ruolo di primo piano per il referente dei clan di San Leonardo di Cutro a Perugia.
Nell’operazione “Borderland”, Ribecco compare come un uomo di fiducia per i vertici della cosca Trapasso. Le nuove intercettazioni disegnano una figura dai contorni più precisi.

LA GITA A POLSI Lui stesso, in una delle conversazioni, «afferma – il passaggio è contenuto nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip distrettuale del capoluogo – di aver accompagnato Tommaso Trapasso, anch’egli detenuto in virtù dell’operazione “Borderland”, al santuario della Madonna di Polsi il 2 settembre» del 2018. La partecipazione ai festeggiamenti è, per gli investigatori, «di assoluto rilievo indiziario, trattandosi di un luogo in cui avvengono summit mafiosi, attribuzioni di doti, nonché avviene la presa d’atto di elezioni al vertice». Il santuario che da anni si cerca di restituire alla sua gente è ancora un simbolo usurpato dalla ‘ndrangheta.

I «MATRIMONI “DI RISPETTO”» A proposito di simboli, «Ribecco viene invitato a matrimoni “di rispetto” tra cui quello del figlio di Salvatore Giglio, a capo dell’omonima cosca di Strongoli, condannato in via definitiva per associazione mafiosa». Altra unione da sottolineare è il «matrimonio del figlio Natale con la figlia di Giuseppe Costantino, soggetto in attesa di condanna definitiva per omicidio, evento al quale sono invitati i maggiori esponenti della criminalità locale». C’è anche il «genero del boss Giovanni Trapasso, al quale Ribecco vuole far arrivare l’invito, precisando come la data nonché il ristorante fossero stati scelti proprio da Trapasso». Nella chiacchierata al telefono, «Ribecco si lamenta del fatto che circa 80 degli invitati alle nozze sono stati arrestati». Ma, «nonostante ciò, al matrimonio in questione è stata monitorata la presenza delle più importanti famiglie della zona, quali Mannolo, Falcone, Taverna, Zoffreo, Scerbo, Pignanelli».

SUMMIT E UDIENZE Il 7 marzo 2018, il solito Ribecco «fa riferimento a summit di mafia effettuati proprio presso la sua abitazione» per «aiutare un soggetto intraneo alla cosca che a breve sarebbe uscito dal carcere». E poi «si lamenta del fatto di come egli a Perugia si sia sempre messo a disposizione degli affiliati venuti dalla Calabria, e di non aver mai ricevuto analogo trattamento». La deferenza nei confronti del boss Giovanni Trapasso si manifesta anche nel novembre 2018, quando il contatto “perugino” dei clan si imbarca in un viaggio da Perugia a Catanzaro «in occasione dell’udienza del processo “Borderland”, laddove avrà occasione di vedere» il capoclan. È la prova di un legame che risale a quanto Ribecco aveva 20 anni e accompagnava Tommaso Trapasso «a portare ambasciate ai paesi vicini quali Cirò, Papanice, Petilia, Catanzaro, Reggio». Per lui farsi vedere in tribunale è «un dovere», sintetizza il gip.

«CLAN IN GRADO DI INFLUENZARE LA POLITICA LOCALE» Se in Calabria era (ed è) un fedele luogotenente, in Umbria Ribecco ha i titoli per “comandare”. Da altre intercettazioni – sono sempre annotazioni del giudice per le indagini preliminari – «emerge come Ribecco e il sodalizio di riferimento siano in grado di influenzare la politica locale; il riferimento è in particolare alle elezioni comunali del 2014, in cui è stata eletta la moglie del corregionale Luigi Repace, Alessandra Vezzosi (eletta nella lista del Pd), e nominato Nilo Arcudi – altro uomo di fiducia – quale vicesindaco». La conversazione è recente, risale allo scorso 5 aprile: «La moglie di Repace – dice Ribecco – che lui è un amico, lo sa… l’abbiamo fatta salire noi… al Comune… a tutte le parti». Resta da chiarire se siano millanterie, lavoro destinato agli investigatori, e va chiarito che Repace, Vezzosi e Arcudi non sono indagati nell’inchiesta. Inquieta, piuttosto, ciò che riportano i brogliacci, nei quali l’uomo dei clan di San Leonardo di Cutro, «riferisce di aver fatto una serrata campagna elettorale, anche adoperandosi mediante concessione di prestiti in denaro». E si lamenta «del fatto di non aver ottenuto i favori sperati». (p.petrasso@corrierecal.it)





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