La ‘ndrangheta punta la sanità umbra. «Il direttore è dei nostri»

Il referente dei clan di Cutro a Perugia progetta con un imprenditore amico (poi arrestato in Stige) l’avvio di un business sulle onoranze funebri. I contatti con due medici di origini calabresi, entrambi «già iscritti alla massoneria»

di Pablo Petrasso
CATANZARO Gli spostamenti e i contatti telefonici di Antonio Ribecco sono, per i magistrati della Dda di Catanzaro, il passepartout per seguire gli affari dei clan di San Leonardo di Cutro in Umbria, svelati dall’operazione Infectio (qui la notizia). Dalla viva voce dell’ex luogotenente della cosca Trapasso – divenuto intanto il punto di riferimento della ‘ndrangheta a Perugia – gli inquirenti ascoltano progetti criminali e proposte per gli affiliati. In uno dei suoi molti viaggi in Calabria, Ribecco incontra Salvatore Morrone. È il 3 giugno 2017 e Morrone, che sette mesi dopo sarà arrestato nell’operazione Stige e successivamente condannato a 20 anni, è “soltanto” il titolare di un’agenzia di onoranze funebri con sede a Cirò Marina. «Nella conversazione – rilevano i pm antimafia –, Ribecco propone a Morrone di aprire un’attività di onoranze funebri a Perugia, asserendo di avere dei buoni “contatti” all’interno della sanità umbra e dichiarando di conoscere molto bene alcuni medici calabresi che ricoprono anche ruoli direttivi di riguardo all’interno dell’ospedale Silvestrini di Perugia».

I CONTATTI NELLA SANITÀ Come nel caso dei presunti appoggi offerti alla politica (ve ne abbiamo parlato qui), le informazioni registrate dalle cimici sono tutte da riscontrare. Riguardo alla possibilità di trovare un canale per infiltrare la cosca nella sanità umbra, Ribecco cita il nome di un medico che ritiene molto influente: «Il direttore – dice – comanda tutto il padiglione… è dei nostri. Non è perugino, è calabrese, di Cosenza». Poi nomina altri due professionisti. Morrone è rassicurato dai (presunti) agganci: “Allora vedi con chi è che dobbiamo parlare, che io una volta mi infilo nella macchina, vengo lì, parliamo, organizziamo un’agenzia presto presto, la riempiamo di bare».

MEDICI ED EX MASSONI Gli investigatori ascoltano il dialogo e identificano «i soggetti gravitanti nella sanità umbra». Il primo, quello che Ribecco definisce «il direttore», è un professionista del Cosentino che ha ricoperto ruoli di primo piano nell’ateneo di Perugia e nell’Azienda ospedaliera del capoluogo. L’uomo, secondo quanto segnalano gli inquirenti, è stato «iscritto alle logge massoniche in Umbria» e ha precedenti per falso e truffa. C’è, poi, un medico originario del Crotonese responsabile di una struttura dipartimentale all’interno di un ospedale di Perugia. Non ha precedenti, ma anche su di lui, la richiesta di applicazione di misure cautelari annota «già iscritto alle logge massoniche». Tra questo medico e Ribecco, agli atti, risultano «contatti diretti, sia per prestazioni ospedaliere di cui necessitano lo stesso Ribecco e altri soggetti, sia per l’effettuazione di alcuni lavori edili». Nessuno dei due professionisti è indagato. Ma le parole dell’uomo di riferimento dei clan a Perugia e i riscontri dei pubblici ministeri della Dda disegnano incroci pericolosi tra ‘ndrangheta e zona grigia. Con gli ambienti massonici come possibile camera di compensazione. (p.petrasso@corrierecal.it)







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