Crotone, in ospedale mancano gli infermieri per effettuare i prelievi

La denuncia di un ex consigliere comunale di Crotone. «Il blocco dell’attività mette in pericolo i cittadini. Loro non c’entrano con chi ha distrutto la sanità calabrese»

di Gaetano Megna
CROTONE
Scarseggia il sangue perché non ci sono infermieri per effettuare i prelievi. L’unità operativa semplice dipartimentale, più nota con il nome di centro trasfusionale, dell’ospedale di Crotone non ha infermieri e da qualche giorno i donatori non possono effettuare prelievi da destinare all’intero comparto sanitario della provincia pitagorica. A denunciare la circostanza è Massimiliano Bianchi, ex consigliere comunale di Crotone. Il dirigente dell’unità operativa, Patrizia Leonardo, si rifiuta di commentare e fornire notizie sulla situazione. «Non sono autorizzata», risponde il primario e tronca ogni altra discussione. Parla, invece, Bianchi che evidentemente si è documentato. Sino a due anni il centro trasfusionale aveva alle proprie dipendenze quattro infermieri. Nell’estate del 2017 uno è andato in quiescenza e sono rimasti in tre; un altro è andato in pensione nei mesi scorsi e sono rimasti solo in due.
In queste settimane i due si sono ammalati e l’unità operativa si è totalmente bloccata. Sono, infatti, gli infermieri ad effettuare i prelievi dei donatori che si recano presso il centro trasfusionale. Il primario, dopo il pensionamento del secondo infermiere, ha effettuato la richiesta per sostituire i due paramedici andati in pensione. La richiesta è stata effettuata, ma la risposta non c’è stata né in positivo e né in negativo. Il problema è serio, perché un infermiere da impegnare nel centro trasfusionale prima deve essere opportunamente formato. Il sangue presente nel centro trasfusionale è in via di esaurimento. Se non si riparte con i prelievi già a metà settimana non ci sarà la disponibilità nemmeno di una sola sacca. Si corre, così, il pericolo di mettere a rischio la vita dei tanti microcitemici che fanno riferimento in ospedale e dei malati che sono ricoverati nelle strutture private. Al centro trasfusionale del “San Giovanni di Dio” fanno riferimento tutte le strutture che hanno bisogno di sangue per trasfusioni. Se non dovesse ripartire il servizio dei prelievi dai donatori, quindi, si blocca un’attività che, a parere, di Bianchi «mette in serio pericolo la vita di ignari cittadini, che nulla hanno a che fare con coloro che hanno provocato danni alla sanità della Calabria».
Il tour over degli operatori sanitari in Calabria è bloccato, perché siamo in fase di piano di rientro dai debiti. Lo scasso è stato fatto dalla politica in anni e anni di cattivo governo della sanità e il prezzo più alto lo pagano esclusivamente i malati calabresi più poveri, perché quelli più facoltosi possono sopperire alle carenze della sanità pubblica, facendo ricorso alla sanità a pagamento dove le carenze non si registrano mai. (redazione@corrierecal.it)







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