Coronavirus, sono 78 (+6) i casi di contagio nel Crotonese

Diciannove sono i ricoverati al “San Giovanni di Dio”. Aumenta anche il numero dei soggetti in isolamento e sorveglianza attiva domiciliare da 40 a 52. In quarantena ci sono 825 persone in totale

di Gaetano Megna
CROTONE Piccolo balzo in avanti del contagio nella provincia di Crotone. Il dato ufficiale diffuso dall’Azienda sanitaria pitagorica parla di un aumento di sei positivi rispetto a ieri. Oggi gli infetti da Coronavirus risultano complessivamente 78 da quanto è iniziato il contagio.
Il numero dei ricoverati nelle strutture ospedaliere resta identico a ieri: 19 presso il “San Giovanni di Dio”, cinque al Mater Domini di Catanzaro e uno a Germaneto. Aumentano anche i numeri dei soggetti in isolamento e sorveglianza attiva domiciliare, che erano 40 e oggi sono 52 mentre i “sorvegliati” speciali passano dai 795 di ieri agli 825 di oggi. La situazione sembra essere sotto controllo, soprattutto perché c’è la convinzione che sono principalmente tre i focolai del contagio: Cutro, Crotone (Capocolonna) e Cirò Marina. Mentre i primi due destano maggiori preoccupazioni per numero di contagiati, quello di Cirò Marina sembra essere circoscritto. I contagi della provincia di Crotone sono dovuti principalmente all’abitudine locale di organizzare feste quando ritorna qualche parente emigrato. Si organizzano incontri di gruppo e cene luculliane.
Oggi il generale Cotticelli, commissario per la sanità in Calabria, in una nota riguardante la situazione del contagio a Crotone ha scritto, tra l’altro, che nella provincia pitagorica «grazie alla collaborazione con le forze dell’ordine viene effettuata una geolocalizzazione dei pazienti Covid-19 e dei contatti stretti, al fine di garantire la massima sorveglianza possibile sugli stessi». Le forze dell’ordine, quindi, hanno intrapreso un’attività importante di controllo sul territorio per evitare la diffusone del contagio.
Si registra anche una denuncia pubblica del dottor Francesco Antonio Santese, medico di continuità assistenziale, sulla situazione di abbandono in cui sono relegati gli operatori della sanità che operano nelle periferie. Secondo Santese, ai medici che operano nel territorio non vengono forniti i dispositivi per difendersi dal contagio. L’Asp non avrebbe consegnato materiale disinfettante, le “mascherine sono del tutto inadeguate” e non sono state effettuate altre forniture per operare in sicurezza.







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