«Dopo la tempesta, i governi dovranno risarcire una sanità umiliata per anni»

Il terremoto Coronavirus e il coraggio di medici, infermieri e Oss. Le inefficienze del sistema nazionale, «sacrificato in nome del deficit di bilancio». E di quello regionale, «lottizzato e disossato dalla politica». Intervista (nel cuore dell’emergenza) a Dionisio Gallo

di Paola Militano

CROTONE Il suo carattere è smisuratamente mite e riservato, ma l’emergenza è come un’ombra che gli cammina da sempre accanto. Dionisio Gallo, oggi responsabile della struttura di Medicina e Chirurgia di Accettazione e di Emergenza all’ospedale di Crotone, nel 2001 è stato assessore alla Forestazione e Protezione Civile (indicato dall’amico di sempre Mario Tassone, in quei tempi vice segretario nazionale dell’Udc e vicepresidente della Commissione parlamentare antimafia) nel governo di centrodestra guidato da Giuseppe Chiaravalloti, il magistrato scelto da Forza Italia per lanciare un segnale chiaro di rottura con il passato, che non c’è mai stato.
Per dirla tutta e fino in fondo, lo destinarono alla guida di un assessorato inesistente e, come accade nella famigerata truffa del “pacco”, si trovò tra le mani solo una vecchia vertenza, da lì a poco, divampata come un incendio: la stabilizzazione di 10mila operai idraulico forestali a dir poco infuriati, anche, per l’oceano di disprezzo riversato dall’allora ministro della Lega per le Riforme Istituzionali e la devoluzione, Roberto Calderoli contro quella «sacca di sprechi» e quell’«esercito di fannulloni». Così li definiva.
Nonostante i pronostici non fossero dei più favorevoli, Dionisio Gallo trova una sponda nel vice ministro dell’epoca per l’Economia in quota An, Mario Baldassarri e porta a casa un risultato storico.
Ma non è l’unica emergenza. Nella torrida estate del 2003 in Calabria, decine di incendi divampano dalle prime luci dell’alba e minacciano di mandare in fumo centinaia di ettari di bosco.
Era il momento meno adatto (o forse no) per testare un sistema di Protezione Civile costruito dal nulla, già apprezzato in assenza di criticità da Guido Bertolaso, il medico dell’emergenze, un po’ come Dionisio Gallo.
La lotta contro gli incendi boschivi (una parte dolosi) si dimostrò efficace nonostante l’emergenza fosse davvero difficile da contenere.
Non fu l’ultimo imprevisto. Nel 2006 Dionisio Gallo viene travolto da una valanga di accuse, ne esce ma profondamente segnato.

Dionisio, ci dovevamo aspettare il Coronavirus come si aspetta un terremoto?
«Dal 2002 ci sono state almeno quattro gravi epidemie: la sindrome respiratoria acuta severa (Sars), l’influenza aviaria, la sindrome respiratoria acuta mediorientale ancora endemica (Mers) ed Ebola in Africa. Considerata la sequenza, forse la minaccia di una pandemia così devastante non era da escludere e non lo sarà nemmeno in futuro. È peggio di un terremoto. Ogni giorno arriva una scossa e nonostante l’epicentro sia lontano, i “danni” in ogni ospedale calabrese sono incalcolabili e imprevedibili. Il clima non è dei migliori e il senso d’angoscia restituisce per intero lo stato d’animo di medici e infermieri alle prese con pazienti atterriti e disorientati da un virus subdolo che ammorba la nostra quotidianità. È una guerra contro un nemico invisibile che in poche ore ti manda in insufficienza polmonare, ma questo l’avrai già sentito. Infermieri e Oss dei reparti “Covid” e Pronto soccorso dell’ospedale di Crotone si confrontano con la sofferenza da settimane, per i pazienti sono l’unica presenza a cui aggrapparsi. Uomini e donne in prima linea, senza di loro non ce l’avremmo fatta a resistere fin qui».

Si può immaginare quando e come finirà? Dovremo aspettare un vaccino?
«È una domanda che trova una risposta unanime, quella dell’incertezza. E anche sul vaccino la strada sembra non così breve. Protocolli e misure adottate per contenere il contagio e monitorare l’epidemia, al momento sono le uniche possibili. La trama è quella di un film di fantascienza, genere catastrofico, dove intere città piombano nel caos per un virus implacabile che diventa in poche settimane una minaccia globale. Scrivere il finale sarà alquanto impegnativo, ma ce la faremo se tutti insieme ci diamo una mano».

Il numero dei nuovi contagi scende ma si allunga il “bollettino di guerra” dei caduti (anche medici e infermieri) per Coronavirus e molte sono “vittime collaterali” perché il sistema sanitario non ha retto.
«La rapidità con cui si è diffuso il virus, la saturazione degli ospedali sguarniti anche di semplici dispositivi di protezione, di reparti e percorsi dedicati e di terapie intensive non hanno permesso di salvare molte delle persone colpite dal virus. La verità vera? Nessuno, compresi virologi ed epidemiologi di fama si aspettavano così tanti contagiati da un virus che ha messo a nudo gravi inefficienze sistemiche della sanità. Mi riferisco a quello nazionale sacrificato in nome e per conto di deficit di bilancio ed a quello regionale, lottizzato e disossato dalla politica».

E in Calabria?
«Il dato lascia ben sperare, almeno per il momento, che la circolazione del virus sia stata contenuta dalle misure anti contagio anche perché come detto in più occasioni dal governatore Santelli sui media nazionali, la Calabria non avrebbe retto all’urto di contagi numericamente importanti. Sarebbe stata una guerra impari ma con medici ed infermieri pronti a combatterla. Domata l’emergenza, sarà compito del nuovo governo regionale “risarcire” la sanità calabrese umiliata dai passati esecutivi, da chi ha disaggregato e distrutto tutto l’impianto e non solo nella sanità».

Un’inchiesta giornalistica ha spinto Mimmo Pallaria a dimettersi da responsabile della Protezione Civile regionale in piena emergenza…
«La gogna mediatica e la caccia all’untore sono spesso più contagiose del virus. Questa drammatica esperienza dovrà intanto restituire un senso all’esistenza umana e poi rispondere (insisto) alle necessità del servizio sanitario calabrese, a quelle di protezione civile in una terra ad elevato rischio idrogeologico, preservare la capacità produttiva del sistema economico e le sue potenzialità di crescita. Adesso devo andare».

paola.militano@corrierecal.it







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