«Io vado avanti». Il testimone di giustizia non si arrende dopo l’incendio a Porto Kaleo

La Dda di Catanzaro punta i fari sull’ennesimo incendio ai danni del resort di Cutro. Torna l’ombra della ‘ndrangheta dopo le denunce di Giovanni Notarianni contro i clan del Crotonese

di Alessia Truzzolillo
CUTRO
«Io vado avanti». Non ci sta a passare per vittima Giovanni Notarianni proprietario del resort Porto Kaleo, nel Crotonese, che martedì pomeriggio è stato attaccato dalle fiamme provenienti da un incendio nato a qualche metro di distanza dalla struttura. Erba secca, un terreno abbandonato e tre auto che si trovavano nel parcheggio di Porto Kaleo, adiacente al rogo, hanno preso fuoco. Le fiamme si sono estese anche oltre intaccando l’impianto di climatizzazione di parte del resort. Ad alzare la guardia sull’accaduto, le cui cause vanno ancora accertate, oltre ai carabinieri della Stazione di Cutro anche la Dda di Catanzaro la quale non ha ufficialmente acquisito le indagini ma alla quale gli inquirenti stanno relazionando visto che Giovanni Notarianni è un testimone di giustizia chiave in processi imponenti come “Malapianta” contro le cosche Mannolo-Trapasso-Zoffreo, egemoni sul territorio di San Leonardo di Cutro, frazione del Comune di Cutro attualmente commissariato per sospetta infiltrazione mafiosa.

QUATTRO INCENDI Notarianni non ci sta a passare per vittima – le sue parole sono al 90% riferite al «grande lavoro» della Guardia di finanza di Crotone, della Dda, della Prefettura, della Polizia che lo scorta – e guarda già a ripristinare tutto nel suo Porto Kaleo. Non è la prima volta, d’altronde, che l’imprenditore deve rimboccarsi le maniche per raccogliere i cocci e rimettere tutto a posto.
In 16 anni di attività, prima che si decidesse a pestare il freno contro le vessazioni della cosca, non sono mancati gli atti intimidatori. A maggio 2003 è stato dato fuoco al bar sulla spiaggia del villaggio. Un danno da 110mila euro. A maggio 2005 viene incendiato il corpo centrale della struttura turistica “Porto Kaleo”, comprendendo la sala ristorante, la cucina, le camere del primo piano, la hall e gli uffici amministrativi. Un danno da un milione di euro. Infine, a marzo 2016, l’incendio del bar/ristorante del lido balneare. Danno totale, 400mila euro. Ma già all’epoca Notarianni aveva deciso di non pagare più. Cure termali, guardiania, l’assunzione di personale appartenente alla cosca, l’imposizione a comprare il caffè da un fornitore imposto e perfino minacce di morte che richiedevano la “protezione” dei Mannolo – al modico prezzo di 50mila euro all’anno. Quanto accaduto, dalla viva voce di Giovanni Notarianni è stato versato nelle carte del processo “Malapianta” che è stato accorpato con il procedimento “Infectio” contro le infiltrazioni in Umbria della consorteria cutrese. Domani avrà inizio nell’aula bunker di Catanzaro la prima udienza dell’abbreviato e il 29 ottobre partirà il processo ordinario davanti al Tribunale collegiale di Crotone. Teste chiave e parte civile sarà anche Giovanni Notarianni il quale, tramite il proprio avvocato, Michele Gigliotti, ha chiesto già in fase preliminare un risarcimento di otto milioni di euro. (a.truzzolillo@corrierecal.it)





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