‘Ndrangheta a Venezia, chieste pene per oltre 150 anni

Le richieste del pm in una delle tranche del processo nato dall’inchiesta “Camaleonte” contro il locale veneto emanazione del clan Grande Aracri di Cutro

PADOVA Pene per oltre 150 anni, circa 5 milioni di confische per reati fiscali e oltre 11 milioni per riciclaggio. Sono le richieste avanzate a Venezia dal pm Paola Tonini con le quali si avvia a conclusione una delle tranche del processo alla ‘ndrangheta in Veneto nei confronti di 35 imputati tra gli oltre 50 che erano finiti nella rete dell’inchiesta “Camaleonte”, condotta dai carabinieri di Padova su coordinamento della Dda lagunare. Mentre a Padova i boss in dibattimento si stanno difendendo dall’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso, minacce, violenze e reati quali riciclaggio e false fatture, Tonini ha chiamato in causa oltre ai presunti boss che fanno capo alla famiglia di Sergio, Michele e Francesco Bolognino, anche tanti imprenditori veneti che si sarebbero piegati al malaffare facendo false fatture per consentire ai calabresi di riciclare denaro. Il braccio locale di ‘ndrangheta che avrebbe operato tra Vicenza, Padova e Venezia era un’emanazione del clan Grande Aracri di Cutro. Alcuni degli imputati si trovano già in cella condannati a oltre 30 anni nel processo Aemilia. La Regione Veneto si è costituita parte civile. La sentenza è prevista il 19 ottobre prossimo.





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