A Cutro appalti e gestione dei servizi a uomini vicini ai clan

Pubblicate le motivazioni dello scioglimento del Consiglio comunale dello scorso 22 luglio. Emergono connessioni tra gli amministratori ed esponenti delle cosche della zona. C’erano esponenti delle ‘ndrine ai comizi elettorali di Salvatore Divuono

di Gaetano Megna
CUTRO Il Comune di Cutro è stato sciolto perché «sono state riscontrate forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata che compromettono la libera determinazione e l’imparzialità dell’amministrazione nonché il buon andamento e il funzionamento dei servizi con grave pregiudizio dell’ordine e della sicurezza pubblica». Le ragioni che hanno determinato lo scioglimento anticipato dell’amministrazione comunale di Cutro eletta nelle elezioni del 5 giugno 2016 sono ben evidenziate nelle prime 13 righe del documento relativo alle motivazioni inviate al Presidente della Repubblica.
Si tratta di un atto, che costituisce l’allegato alla Gazzetta ufficiale Serie generale n. 239 pubblicata in data di ieri e appunto riguarda lo scioglimento del Comune e ne chiarisce i motivi.

A LUGLIO SCORSO LO SCIOGLIMENTO La decisione di sciogliere l’amministrazione cutrese era stata assunta lo scorso 22 luglio. L’attività per definire quanto si verificava a Cutro era stata decisa lo scorso 7 febbraio dal prefetto di Crotone, Tiziana Tombesi, con la nomina di una commissione di accesso. Il 16 luglio scorso, il prefetto della città pitagorica, a conclusione della riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica che, tra gli altri, ha registrato la partecipazione del procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro e del procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Crotone, ha inviato al ministero dell’Interno la relazione con la quale appunto proponeva lo scioglimento anticipato dell’amministrazione comunale in carica.

LE MOTIVAZIONI Nell’allegato inviato al Presidente della Repubblica viene quindi sottolineato che nella relazione del prefetto pitagorico si «dà atto alla sussistenza di concreti, univoci e rilevanti elementi su collegamenti diretti e indiretti degli amministratori locali con la criminalità organizzata di tipo mafioso». Tombesi fa riferimento al lavoro svolto dalla commissione di accesso, che ha preso in esame «oltre all’intero andamento gestionale dell’amministrazione comunale, la cornice criminale e il locale contesto ambientale, con riguardo ai rapporti tra gli amministratori e le consorterie del territorio».
Dall’indagine condotta dalla commissione di accesso viene fuori «come l’uso distorto della cosa pubblica si sia concretizzato, nel tempo, in favore di soggetti e imprese collegate direttamente o indirettamente ad ambienti malavitosi». La criminalità organizzata di Cutro «estende le sue attività nel settore degli appalti pubblici, nel turismo nonché praticando diffusamente l’usura, anche come forma di controllo e di intimidazione del tessuto sociale e come sistema di reimpiego della consistente liquidità frutto dei proventi illeciti».
A Cutro operano organizzazioni criminali che hanno assunto rilievi anche nazionali. Il prefetto Tombesi, che si è avvalsa delle risultanze dell’indagine della Dda di Catanzaro denominata “Thomas” ha sottolineato come la ‘ndrangheta «sia stata in grado di penetrare profondamente il tessuto sociale del territorio, non solo per assicurarsi la possibilità di riciclare proventi illeciti ma per influenzare decisioni amministrative, assicurare appalti a imprese funzionali agli interessi delle organizzazioni criminali che a loro volta redistribuiscono ricchezza tra gli affiliati – per assumere il controllo di interi settori dell’economia».
Nella relazione della commissione di accesso viene ancora evidenziato che «“la presenza tra gli amministratori eletti di persone che hanno collegamenti e frequentazioni con soggetti appartenenti o contigui alla criminalità mafiosa e a vario titolo legati alle famiglie di ‘ndrangheta».

UOMINI DEI CLAN AI COMIZI Sempre secondo la commissione i collegamenti sarebbero emersi durante la campagna elettorale del 2016 «nel corso della quale, in più occasioni, in alcuni comizi organizzati dal candidato, poi eletto sindaco (Salvatore Divuono, ndr), è stata rilevata la presenza di personaggi noti alle forze dell’ordine e riconducibili alle locali cosche mafiose». Evidentemente la commissione di accesso ha fatto riferimento ad indagini già espletate considerato che nel 2016 non c’era ancora l’accesso. Significa che su quanto avveniva a Cutro c’era già l’interesse delle forze dell’ordine.

APPALTI PILOTATI Nell’indagine della commissione d’accesso non è risultato immune nemmeno l’apparato burocratico che «soprattutto nei servizi più sensibili, quale l’area lavori pubblici e manutenzione, l’area urbanistica e l’area vigilanza, risulta a soggetti appartenenti alle famiglie mafiose della zona». I funzionari avrebbero mostrato propensione a favorire gli interessi delle organizzazioni mafiose: «il modus operandi nella gestione dell’ente, risulta opaca in specie nel settore degli appalti». L’uso degli affidamenti diretti ha la preminenza rispetto al resto delle procedure. «Attraverso l’artificioso frazionamento del valore dei lavori affidati ripetutamente agli stessi soggetti» si evitavano «le procedure ad evidenza pubblica».

GESTIONE DEL CICLO DELLE ACQUE E DEI RIFIUTI IN MANO AI CLAN È stato rilavato, dal prefetto, che per quanto concerne la gestione idrica e della depurazione «nel triennio 2016/2019, su 39 procedure avviate vi sono stati 36 affidamenti diretti senza gara, di cui 30 allo stesso operatore». È stato quantificato che la società beneficiaria per la gestione del servizio idrico e fognario ha incassato 571.182,80 euro su un complessivo di 742.852,22 euro. «Il titolare della ditta – si legge – è legato da rapporti di affinità con un parente stretto del capo della cosca egemone». La stessa ditta nelle carte dell’operazione “Thomas” viene indicata «completamente ed esclusivamente a disposizione delle cosche». Anche nel settore rifiuti emergono criticità. «Dall’analisi delle modalità di gestione del servizio raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani, assegnato sin dal 2013 ad una società destinataria nel 2014 di interdittiva antimafia». Sotto la lente di ingrandimento ci sono state due amministrazione quelle guidata da Salvatore Migale (questioni riguardanti le annualità 2013 – 2014) e quella guidata da Salvatore Divuono (dal 2016 sino allo scioglimento. (redazione@corrierecal.it)





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