Tombaroli a “caccia” di tesori archeologici: due denunce a Crotone

Beccati con zappe e metal detector in località Margherita Soprana, avevano trovato reperti dell’Alto Medioevo. Erano in trasferta da Strongoli, sono nei guai anche per la violazione dei protocolli anti Covid)

STRONGOLI Con l’entrata in vigore della nuova ordinanza del Ministro della Salute, la Calabria è divenuta “zona arancione” consentendo quindi il libero spostamento nel proprio comune di residenza.
Con tale passaggio, dunque, anche la caccia – considerata attività sportiva individuale all’aperto – torna ad essere consentita purché svolta nel territorio del proprio comune. Un dettaglio che però sembra essere sfuggito a due cittadini di Strongoli che, nel pomeriggio di ieri, in località Margherita Soprana, quindi del Comune di Crotone, sono stati sorpresi in una tipologia di caccia diversa rispetto a quella consentita, ossia “la caccia ai tesori”.
A sorprenderli sono stati due poliziotti liberi dal servizio e intenti in una battuta di caccia, la cui attenzione è stata attirata dall’uso insolito di attrezzatura non proprio utile all’attività venatoria.

Ebbene, si trattava di due metal detector e due zappe con l’ausilio dei quali gli stessi avevano rinvenuto in quella zona, riconosciuta quale sito archeologico, ma non formalmente sottoposto a vincolo, ben dieci reperti, parte dei quali risultati essere beni archeologici appartenenti allo Stato, poiché risalenti all’età tardo antico – alto medioevo, quindi ricompresi tra il V e il X secolo d.C.
Per la valutazione storico-culturale, ma anche collezionistica, i reperti sequestrati sono stati sottoposti a specifici approfondimenti da parte degli esperti del settore, per cui è stata interessata la Sabap – Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio.
I due cittadini di Strongoli, quindi, venivano deferiti all’Autorità Giudiziaria per la violazione degli artt. 175 e 176 del D.lgs 42/2004 (Codice dei Beni culturali e del paesaggio), ovverosia per aver effettuato ricerche archeologiche senza concessione nonché per l’impossessamento di beni culturali appartenenti allo Stato in sito archeologico non sottoposto a vincolo.
E non solo, venivano sanzionati con 533 euro a testa, per aver violato le prescrizioni atte al contenimento del virus Covid-19, avendo lasciato il proprio Comune di residenza per motivi non previsti dalla normativa vigente.





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