Folta delegazione calabrese al congresso nazionale dello Smi

Il segretario regionale Franco Esposito fa appello al governo: «Priorità alla lotta alla precarietà e alle aggressioni. Servono sindacati indipendenti, basta ingerenze della politica»

Si apre a Tivoli (Roma) il prossimo 9-10 giugno il Congresso nazionale straordinario del Sindacato dei medici italiani. Folta la delegazione calabrese dello Smi guidata dal segretario regionale, Franco Esposito. «Un appuntamento importante – si legge in una nota – per rinnovare le cariche del sindacato e per rifondare lo Smi, puntando sull’autonomia delle regioni, sulle donne, sui più giovani, sulla spinta democratica che viene dal basso cioè sulla partecipazione e il protagonismo dei settori più colpiti da questi anni di tagli alla sanità pubblica, principalmente i precari». Nella prevista riorganizzazione dello Smi, centrale anche la previsione di un Osservatorio permanente contro la violenza contro i medici che sia in stretto rapporto con le istituzioni, anche ordinistiche, e che ne sia allo stesso tempo elemento di stimolo e confronto.
Il segretario regionale Franco Esposito si appella infine al governo sottolineando che è prioritario dare risposte a diversi problemi: «Il rinnovo del contratto della dirigenza, risorse per potenziare il territorio, un piano per sconfiggere il precariato, atti urgenti e concreti per mettere in sicurezza la sanità pubblica contro le aggressioni. Quindi un impegno per sconfiggere la malasanità, la subordinazione di certo sindacalismo ai partiti, il malinteso federalismo e le ingerenze della malapolitica nel Ssn. Ripartire dai medici per una sanità a misura di cittadino, questa la strada maestra. Centrale anche affrontare i problemi che attanagliano la nostra regione».
«Da Tivoli il 9-10 giugno – conclude Esposito – riparte un percorso di rinnovamento e rifondazione con la prospettiva di arrivare, con progettualità ed energia, al prossimo Congresso Ordinario Elettivo del prossimo anno, che invece sarà principalmente politico e programmatico, alla luce dei 40 anni del nostro Ssn».





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