«Il reddito di cittadinanza genera debito, non lavoro» – VIDEO

Il Pd affida a Viscomi il compito di illustrare alla Camera la mozione che punta a implementare il reddito di inclusione. «La nostra è una misura concreta e già operativa. Quella del governo gialloverde è la risposta sbagliata a un problema reale»

«Il reddito di cittadinanza è la risposta sbagliata a un problema reale. Il reddito di inclusione rappresenta invece una risposta sistemica e integrata per accompagnare chi vive nel bisogno fino al raggiungimento dell’autonomia». Così il deputato calabrese del Pd Antonio Viscomi ha illustrato nel corso del dibattito di lunedì pomeriggio a Montecitorio la mozione che punta a dare continuità e stabilità alla misura del reddito di inclusione. A firmare il provvedimento sono i dem Carnevali, Gribaudo, Lepri, De Filippo, Serracchiani, Carla Cantone, Lacarra, Romina Mura, Zan, Campana, Ubaldo Pagano, Pini, Rizzo Nervo, Schirò, Siani, Bruno Bossio, oltre allo stesso Viscomi a cui è stato affidato il compito di rappresentare in aula le ragioni del Pd sulla questione.
«Riteniamo questa prospettiva – ha detto Viscomi in aula – coerente con la Costituzione, perché la misura del reddito di inclusione è uno strumento di attuazione dell’articolo 3, così come le altre due proposte (quelle sulla genitorialità e sull’equità salariale) portate avanti per dare al Paese un’agenda sociale coerente e realistica . Trasformare i bisogni in politiche pubbliche è nostro dovere, ma il bisogno non può e non deve essere trasformato in strumento di consenso. Questo è l’approccio che il Pd mantiene già dalla scorsa legislatura». Importante, secondo Viscomi, è il riferimento all’inclusione, che a parere del deputato del Pd contraddistingue «una misura a carattere universale finalizzata all’affrancamento dalla povertà».
L’obiettivo dunque «non è assicurare il mantenimento e l’assistenza sociale a chi non ha i mezzi per vivere, ma concorrere – ha aggiunto Viscomi – a rimuovere ostacoli e limiti allo sviluppo personale e alla partecipazione alla vita del Paese». Citando le stime dell’Inps, Viscomi ha spiegato che «saranno 700mila le famiglie beneficiarie entro la fine dell’anno», motivando così la «necessità di dare continuità e stabilità a questa misura». Il reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia del Movimento 5 stelle, secondo il deputato calabrese ha «un’ambiguità di fondo: si chiede al cittadino di iscriversi obbligatoriamente al centro per l’impiego ma senza interazione con i servizi sociali, non interviene sulle condizioni sociali che hanno generato il disagio». Quella inserita nel “contratto” del governo gialloverde è insomma, secondo Viscomi, «una misura lavorista dall’importo tanto elevato da determinare un sicuro effetto di fuga dal mercato regolare, e da meridionale conosco gli effetti perversi di misure simili». Insomma «più che lavoro, il reddito di cittadinanza sembra destinato a generare debito: non ci sono soldi, e si rinvia strumentalmente tutto alla riforma per i centri per l’impiego». Per questo, ha concluso Viscomi, «il Pd è consapevole della necessità di dare risposte forti e immediate e propone di dare continuità a una misura già operativa, credibile e soprattutto sostenibile sul piano economico».







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