Il Parco (senza presidente) nel tritacarne della politica

La giunta regionale ha dato il via libera al rinnovo dei vertici dell’ente di tutela ambientale delle Serre. Così Oliverio prova a rinsaldare la maggioranza. E intanto un’area protetta da sempre considerata un potenziale paradiso naturalistico resta schiacciata tra commissariamenti e giochi di partito

Ci sono commissariamenti e commissariamenti. Alcuni, come quello della sanità, sono brutti e cattivi perché a decidere sono i palazzi romani. Altri, invece, sono una prassi molto più gradita al potere regionale perché l’ultima (anzi l’unica) parola spetta ai piani alti della Cittadella. È il caso del Parco delle Serre, ente di tutela ambientale che continua ad essere stritolato nel tritacarne della politica e delle correnti di partito. La giunta regionale ha di recente (delibera 311 del 13 luglio scorso) dato avvio al procedimento per l’individuazione del commissario straordinario del Parco: la nomina spetta direttamente al governatore Oliverio che la dispone con proprio decreto, ma pare che i giochi politici siano fatti. A succedere all’attuale commissario, Mimmo Sodaro, dovrebbe essere Pino Pellegrino, commercialista e dirigente regionale del Pd vicino all’ex deputato Bruno Censore. Alla stessa area politica faceva riferimento anche Sodaro – nominato a dicembre del 2016 e riconfermato per i successivi semestri – tanto che prima di diventare commissario del Parco si era candidato a consigliere comunale nella compagine “censoriana” che guida il Comune di Serra San Bruno. Ma i rapporti tra Sodaro e il Pd serrese si sono raffreddati da tempo, e la scadenza del suo mandato ha dunque rappresentato l’occasione per conseguire un doppio obiettivo tutto interno al Pd calabrese. Da una parte Censore riporterebbe un uomo di sua fiducia alla guida dell’ente, dall’altra Oliverio potrebbe rinsaldare la sua traballante maggioranza (e cementare l’alleanza in vista delle Regionali) riavvicinando a sé l’area guidata dall’ex deputato serrese, che ha dimostrato una certa insofferenza dopo che non gli è stata garantita né una candidatura blindata, né un riparatorio ingresso in giunta regionale.

AMBIENTE E POLITICA Il Parco Naturale Regionale delle Serre è stato istituito con una legge regionale del maggio 1990 e, sebbene si estenda su oltre 17mila ettari (ricadenti su 26 Comuni nelle province di Vibo, Catanzaro e Reggio), il suo impatto sul territorio non si è rivelato negli anni poi così cruciale sotto l’aspetto ambientale e sociale. Qualcosa è stato fatto ma, di certo, complici i bilanci esigui e la mancanza di una reale volontà politica, non certo quanto ci si aspettava visto che la zona è da sempre considerata un potenziale paradiso naturalistico.
Nonostante l’istituzione risalga a quasi trent’anni fa, il Parco ha cominciato ad esistere realmente solo con la legge regionale 10/2003 che disciplina la gestione delle aree protette, ma i suoi vertici sono stati sempre in balìa della politica che ha macinato prima diversi presidenti per poi entrare nel vortice dei commissariamenti. La nomina del presidente del Parco segue un iter più complesso, spetterebbe al presidente del consiglio regionale e presupporrebbe anche l’istituzione di alcuni organismi (Consiglio direttivo e Comunità del Parco) che andrebbero a completare il quadro gestionale disegnato dalla legge. Così la politica a un certo punto ha scoperto il più sbrigativo istituto del commissariamento e, nella Calabria dell’alternanza e dell’eterna emergenza, è facile capire come a commissariare il Parco con propri uomini di fiducia siano stati governatori di ogni estrazione politica: prima Loiero, poi Scopelliti e oggi Oliverio. Altrettanto facile è immaginare come queste nomine rispondessero e rispondano a logiche politiche, di partito, di corrente, evidentemente non sempre aderenti agli scopi di valorizzazione ambientale che un Parco, anche regionale, anche nato male e cresciuto peggio, dovrebbe avere.

Sergio Pelaia
s.pelaia@corrierecal.it





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