Concorso esterno e voto di scambio, chiusa l’indagine su Greco

Il consigliere regionale è accusato di aver ottenuto l’appoggio elettorale della mala cosentina nelle elezioni di Castrolibero del 2008 e del 2013. Ma lui è sicuro: «Il tempo mi darà ragione»

CATANZARO La Dda di Catanzaro ha chiuso l’inchiesta in cui è coinvolto anche Orlandino Greco, consigliere regionale della lista “Oliverio presidente” ed ex sindaco di Castrolibero, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione elettorale e voto di scambio. Nell’indagine appena conclusa, di cui il Corriere della Calabria scrisse già nel 2015, sono coinvolte in tutto undici persone: oltre a Greco c’è anche l’ex vicesindaco di Castrolibero Aldo Figliuzzi, e i presunti ambasciatori della cosca Bruni, ovvero Adolfo ed Ernesto Foggetti, Marco Massaro, Roberto Violetta Calabrese, Mario Esposito, Alessandro Esposito, Marco Foggetti, Fabio Bruni e Giuseppe Prosperoso.
Stando alle ipotesi accusatorie i successi elettorali di Greco a Castrolibero nel 2008 e nel 2013 sarebbero stati ottenuti grazie al sostegno elettorale ricevuto, in cambio di denaro, dal gruppo criminale guidato da Michele Bruni, alias “Bella bella”, e dal clan “Rango-Zingari”. Nel corso delle indagini – condotte dai pm Pierpaolo Bruni (attuale procuratore di Paola), Camillo Falvo e Andrea Mancuso) per Greco e Figliuzzi sono state però respinte tre richieste di arresto. Nell’inchiesta sono confluiti i verbali di diversi pentiti della mala cosentina, tra cui Adolfo Foggetti, Roberto Calabrese Violetta, Marco Massaro e Daniele Lamanna.

GRECO: DAI PENTITI VOLGARI CALUNNIE Greco ha commentato la chiusura indagini con un lungo post sulla sua pagina Facebook: «Il tempo trascorso dall’inizio delle indagini ad oggi, circa quattro anni – afferma –, la dice lunga sulla effimera base su cui poggiano le volgari calunnie di collaboratori, in contrasto gli uni con gli altri, se non addirittura con se stessi, qualora escussi in più occasioni dalla stessa Procura. Una Procura attenta avrebbe dovuto richiedere l’archiviazione del procedimento, dopo che le ondivaghe propalazioni dei collaboratori di (in)giustizia sono state sconfessate prima da un giudice che non ha accolto la richiesta di misura cautelare, poi da un Tribunale della libertà, infine dalla Suprema corte di cassazione».
«Ben 9 giudici, 5 del massimo livello della Cassazione – continua Greco –, hanno già vagliato l’inattendibilità degli indizi. Se dagli indizi, assenti completamente, si deve passar alle prove, utili per un processo che porti ad un giudizio di colpevolezza, il salto è ancor più assurdo. Il tempo trascorso mi ha già dato ragione e l’ulteriore che trascorrerà nella celebrazione di un giudizio già sancito da sanzione di futilità, me ne darà ancora».
«La cosa che più mi dispiace – conclude il consigliere regionale – è l’oltraggio e l’offesa verso la comunità di Castrolibero, comunità di persone perbene di sani principi e che non ha mai avuto a che fare con il malaffare e erroneamente considerata come incapace di decidere autonomamente e di lasciarsi condizionare dalla delinquenza organizzata nei confronti della quale si è sempre coraggiosamente opposta, emarginando ogni suo tentativo, con in testa la sua amministrazione costantemente garante della legalità e della trasparenza. Sempre e comunque…».





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