Il medico-poliziotto calabrese che dà del «criminale» a Salvini

Trent’anni in Polizia e una lunga esperienza sugli sbarchi, il 61enne crotonese Orlando Amodeo attacca duramente il ministro dell’Interno: «Specula sulla tragedia dei migranti e costruisce la sua fortuna sulla morte». Ma ne ha anche per Minniti: «Quando ha fatto accordi con i libici, l’ho mandato a quel paese»

È un’intervista che sta facendo molto discutere, un duro attacco sferrato al ministro dell’Interno dalle colonne de L’Espresso: «Salvini? Specula da criminale sulla tragedia dei migranti e costruisce la sua fortuna sulla morte». Parola di Orlando Amodeo, 61enne crotonese che fino a pochi mesi fa era primo dirigente medico della Polizia di Stato. Che non è tenero nemmeno con il predecessore di Salvini al Viminale: «Anche Minniti, quando ha fatto accordi con i libici, l’ho mandato a quel paese. Ho presente i fatti, molto banalmente. Voglio campare da uomo libero. Comandi Salvini, Di Maio, o chiunque altro».
Da medico-poliziotto Amodeo ha indossato la divisa per quasi trent’anni ed è stato tra i primi ad occuparsi degli sbarchi dei migranti e delle prime cure fornite a chi fin dagli anni 90 arriva su moli e banchine calabresi in cerca di fortuna. Sul lungomare di Crotone, mentre Susanna Turco lo intervista, lo salutano tutti, «è una specie di monumento vivente, da queste parti». Prima a Crotone, poi, dal 2005, a Reggio Calabria, si è occupato di prestare le prime cure a 100mila migranti, e ne ha ospitati a centinaia anche a casa sua. Non ha mai imparato a nuotare, ma Amodeo conosce molto bene le dinamiche che ruotano attorno ai fenomeni migratori, dalle grandi navi della rotta turca fino alle barchette di legno e ai gommoni che partono dalla Libia: «Li rimandiamo indietro in Libia e nemmeno arriviamo a saperlo», continua il medico-poliziotto in pensione. «Accade questo: cento che non partono, sono cento che muoiono. Impedire di attraccare nei porti, ostacolare il lavoro delle Ong, significa fare morti che nessuno conosce. Anche perché adesso i gommoni, per esempio, non hanno bisogno nemmeno di uno scafista, che in fondo era una garanzia che la barca arrivasse. E la gente si riorganizza: i curdi sbarcati a Capo Rizzuto a fine luglio se l’erano comprata quella barca, dovevano solo arrivare qua, avevano già i parenti in Europa. Ma se fossero affondati – dice Amodeo alla cronista de L’Espresso – tu non ne avresti saputo niente. E quante ne affondano di barche così? Chi te lo dice?».
Ma certe cose si imparano solo parlando con le persone: «Ma se tu con questa gente non ci parli, non lo sai. Salvini di cosa parla? Prima gli italiani? Ma che c’entra?», aggiunge. «A me non importa chi sia, ma non sopporto la sofferenza inutile. Se qualcuno la crea per ricavarne un beneficio politico, non è altro che un criminale». E ancora: «Non sopporto Salvini, che parla sempre col sorriso. Ha capito che la Lega nord non avrebbe avuto un futuro, fondamentalmente sta imponendo la razza italiana, sa che manda la gente a morire. Oggi mi vergogno di essere italiano». Le sue parole pesano, ma secondo lui vanno dette perché «non si possa dire che non lo sapevamo, o che non c’erano altre risposte possibili».







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