Il canyon senza regole nel Parco nazionale

Alla base della tragedia del Raganello l’innalzamento del livello dell’acqua causato dalle piogge. L’imprudenza di un’escursione col tempo instabile. E quel regolamento “Gole sicure” rimasto sulla carta

Sul posto si sono precipitati tutti, gli uomini del soccorso alpino, il sindaco di Civita, Alessandro Tocci, il Presidente del parco nazionale del Pollino, Domenico Pappaterra, il direttore del Parco, colonnello Giuseppe Melfi. Nelle gole profonde e suggestive del Raganello una forte pioggia torrenziale ha innalzato il livello dell’acqua. L’ondata ha travolto chi si trovava nel canyon. Nelle ore immediatamente successive si contano i morti, si parla di dispersi. C’erano gruppi scesi con le guide, altri avevano preferito il fai da te. Una soluzione, quest’ultima, che ogni anno fa registrare qualche incidente, comporta l’intervento delle squadre di soccorso. Questa estate è diverso: il bilancio provvisorio è di 10 morti. Per molte ore non si è saputo quanti fossero i presenti nelle gole, anche perché non si sapeva quante persone fossero entrate nel canyon. L’accesso è libero, non c’è un sistema di autorizzazione, come conferma anche il colonnello Melfi. Quindi non esiste un sistema capace di fornire il numero delle persone presenti, di quelle ancora da cercare. «Le unità impegnate a setacciare a tappeto l’area interessata da questa immane tragedia sono circa 70 – ha detto intorno alle 20 il capo della Protezione civile della Regione Calabria, Carlo Tansi –. La vera incognita è però costituita dal numero dei dispersi di cui al momento non si ha alcuna contezza. Quello che si sa è che le gole sono state saturate dall’acqua piovana caduta copiosamente che hanno scaraventato le persone anche a tre chilometri di distanza».

PUNTI DA CHIARIRE Ma i punti da chiarire su questa vicenda sono tanti.
«Esiste una regola aurea che vale per tutti, esperti e non esperti, – dice Francesco Bevilacqua, escursionista di lungo corso e autore di numerose guide sui sentieri montani della Calabria –: con un rischio pioggia non si va mai nelle gole fluviali. In realtà con un meteo avverso non si dovrebbe proprio andare in montagna». Nel pomeriggio, nel corso di una trasmissione in Rai, il capo della protezione civile calabra, Carlo Tansi, aveva parlato di allerta meteo. «Ogni giorno quest’anno si sono verificate condizioni di instabilità meteorologica – precisa Bevilacqua –, io personalmente non ho percorso nessuna gola, per ragioni di sicurezza». 
C’è da capire perché se la Prociv aveva inviato ai comuni l’allerta meteo, questa è stata ignorata. C’è da capire perché delle guide si siano arrischiate nelle gole pur col tempo instabile e perché dal Comune non sia stata diramata un’ordinanza per impedire l’accesso al canyon almeno dalla stradina che passa agevolmente proprio dal centro di Civita, la più conosciuta, la più frequentata. «Certo non possono essere controllati tutti gli accessi alle gole, come quelli da San Lorenzo Bellizzi, o da altri sentieri che, però, sono impervi e sono per lo più conosciuti dagli esperti – dice Bevilacqua – ma l’accesso principale alle gole parte da Civita. È da anni che vado predicando che venga istituito un numero chiuso di accesso giornaliero da Civita. Si tratta di un Parco nazionale e sono necessari controlli per ragioni di sicurezza e di rispetto del Parco stesso». Ignorare i campanelli d’allarme, però, non è una prerogativa solo calabrese. Lo scorso due agosto, in Corsica, nella gola di Zoicu, una massa d’acqua alta tre metri ha ucciso cinque escursionisti. Un precedente, un avvertimento in questa estate piovosa in cui un’escursione può trasformarsi in una trappola mortale.

IL REGOLAMENTO RIMASTO SULLA CARTA Lo scorso marzo era stata diramata la notizia dell’approvazione in via sperimentale di un regolamento per la fruizione e tutela delle Gole del Raganello, “Gole sicure”. Il regolamento però è rimasto sulla carta. Prevede l’accesso alle Gole dal 10 giungo al 30 settembre e, nello stesso periodo; preclude l’utilizzo di percorsi e sentieri prospicienti le Gole e che non siano di ingresso al sito; vieta gite notturne nel Canyon; vieta l’accesso alle Gole per i minori di 10 anni; i gruppi non devono superare il numero di venti persone; vieta l’accesso a chi non sia dotato di apposita attrezzatura (scarpe, mute). Altre regole prevedono norme per il rispetto del parco. Il regolamento era stato stilato dal Comune di Civita,  l’Ente Parco, l’Ente Gestore della Riserva, con l’aiuto del Soccorso Alpino. Una serie di regole che hanno trovato approvazione, creato discussione, ma che «non sono mai state definite per farle partire», come ha confermato anche il direttore del Parco Giuseppe Melfi. Un altro dei punti da chiarire.

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto