Fisco, un calabrese su quattro evade le tasse

Stando ai dati della Cgia, la regione è in testa alla classifica nazionale per evasione fiscale. In termini economici ha comportato una perdita per le casse dello Stato di oltre 3,4 miliardi: troppa pressione tributaria

CATANZARO Quasi un quarto dei contribuenti calabresi ha evaso le tasse. Con una perdita per le casse dello Stato stimata su 3,422 miliardi di euro. Dati che pongono la nostra regione in testa alla classifica per evasione fiscale in Italia. Molto al di sopra della media nazionale fissata al 16,3 per cento ma anche a quella del resto delle regioni del Meridione in cui l’evasione registrata è stata pari al 22,2 per cento. Così le stime, provenienti dell’ufficio studi delle Cgia di Mestre, dimostrano quanto ampia sia anche in questo caso la forbice tra le aree del Paese in materia fiscale. Soprattutto tra il Sud e in Nord, con la Calabria regina dell’evasione e la Provincia autonoma Bolzano e la Lombardia dove la percentuale di cittadini che non hanno pagato le tasse si ferma qualche decimo di punto sopra quota 12 per cento: per la precisione rispettivamente a 12,4 e 12,7.
Un mare di soldi sottratti alle casse dello Stato che, stando sempre ai dati dell’associazione degli artigiani di Mestre, ammonterebbe complessivamente a 117,373 miliardi di euro. Secondo quanto riportato nello studio, alla base dell’enorme fenomeno che colpisce direttamente le casse dello Stato ci sarebbe la pressione fiscale troppo elevata e che negli anni si sarebbe incrementata a dismisura. Stando ai dati raccolti dall’ufficio studi, in vent’anni il peso delle tasse su 41 milioni di contribuenti sarebbe aumentato di 198 miliardi. Passando da 304 miliardi del 1997 a 502 miliardi del 2017. Così le entrate tributari sarebbe lievitate in questi 20 anni di oltre 65 punti percentuali, con un livello decisamente superiore all’andamento all’inflazione che in questo lasso di tempo è cresciuta di quasi 43 punti percentuali.
Secondo i calcoli elaborati dall’ufficio studi della Cgia, nel 2016 (ultimo anno preso in esame dagli analisti) i contribuenti italiani hanno dovuto lavorare (si fa per dire) per il Fisco 154 giorni cioè fino al 2 giugno. Un dato che pone il Paese ad avere la media più alta dell’Europa. In particolare di quattro giorni superiore rispetto ai Paesi dell’area euro e nove in più se confrontati alla media dei 28 Paesi dell’Unione europea. Molto lontano dall’Irlanda, dove con una pressione fiscale del 23,6% permette ai propri contribuenti di assolvere gli obblighi fiscali in soli 86 giorni lavorativi.
«Come emerge in molti manuali di scienza delle finanze – sottolinea il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – con un carico impositivo smisurato anche l’evasione fiscale assume dimensioni economiche preoccupanti». «In nessun altro Paese d’Europa viene richiesto uno sforzo fiscale come in Italia e con servizi così inadeguati – segnala il segretario della Cgia Renato Mason -: La nostra giustizia civile è lentissima, la burocrazia ha raggiunto livelli ormai insopportabili, la Pubblica amministrazione rimane la peggiore pagatrice d’Europa e il sistema logistico-infrastrutturale registra dei ritardi spaventosi».





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