«Mascaro non ha vigilato sulla sua amministrazione»

La Procura di Lamezia Terme e il ministero dell’Interno hanno impugnato la sentenza che ha rigettato l’incandidabilità dell’ex sindaco. Secondo magistrati e Avvocatura la sentenza del Tribunale lametino è «ingiusta, illogica e contraddittoria»

LAMEZIA TERME Sull’incandidabilità degli ex amministratori di Lamezia Terme si va in Appello. La Procura lametina, guidata da Salvatore Curcio, e il ministero dell’Interno, rappresentato dall’Avvocatura distrettuale dello Stato, hanno impugnato la sentenza con cui lo scorso sette agosto il Tribunale di Lamezia ha accolto l’incandidabilità degli ex consiglieri comunali Pasqualino Ruberto e Giuseppe Paladino (ex vicepresidente del consiglio comunale) e ha respinto l’incandidabilità dell’ex sindaco Paolo Mascaro. Da parte loro hanno impugnato la sentenza anche le difese di Ruberto, gli avvocati Ida Francesca Sirianni e Mario Murone, e di Paladino, l’avvocato Lucio Canzoniere.

RAPPORTI TRA AMMINISTRATORI E MALAFFARE Il reclamo proposto «muove dalle risultanze delle attività svolte dalla commissione d’accesso aventi ad oggetto il contesto ambientale e criminale di tipo mafioso della città di Lamezia Terme, nonché il complessivo andamento gestionale dell’amministrazione comunale con particolare riferimento ai rapporti tra gli amministratori del Comune di Lamezia Terme e le cosche operanti sul territorio», scrivono i reclamanti.
L’amministrazione comunale di Lamezia Terme è stata sciolta per infiltrazioni mafiose il 24 novembre 2017.

«SENTENZA INGIUSTA E ILLOGICA» Secondo la Procura e l’Avvocatura la sentenza di primo grado, emessa dal collegio presieduto da Carlo Fontanazza, «risulta manifestamente ingiusta, apodittica in alcune sue affermazioni, fortemente contraddittoria e manifestamente illogica nelle sue determinazioni finali nella parte in cui rigetta la proposta ministeriale di incandidabilità nei confronti dell’ex sindaco, Paolo Mascaro, accogliendola, di contro, per i signori Paladino e Ruberto dopo aver sottolineato con forza l’esistenza di un condizionamento dell’azione amministrativa dell’amministrazione comunale da parte della criminalità organizzata, sia sotto l’aspetto della formazione del consenso elettorale e quindi dell’elezione dei componenti del consiglio comunale, sia sotto quello dell’imparzialità dell’azione amministrativa in senso stretto».
Magistrati e Avvocatura contestano, ritenendola erronea, la parte della sentenza che riguarda l’incandidabilità dell’ex sindaco Mascaro, rigettata dal Tribunale, e chiedono che venga annullata.
Infatti, da un lato il Tribunale conferma l’esistenza di prove relative ad un forte condizionamento dell’azione amministrativa da parte della criminalità organizzata, «tanto da intaccarne l’imparzialità», «… ampia e interferente in via diretta e mediata sull’azione amministrativa è la competenza del Consiglio Comunale, anche in materia di programmazione dell’azione amministrativa di deliberazione in materia di spesa e di controllo politico dell’attività del sindaco sindaco e della Giunta, tanto da ritenersi che […] I’infiltrazione abbia comportato un concreto vulnus all’imparzialità dell’azione amministrativa», scrivono i giudici nella sentenza di primo grado. Ciò malgrado, replicano Procura e Ministero, «il Tribunale ha concluso rigettando la proposta di incandidabilità per l’ex sindaco Mascaro, sull’assunto che la diffusa irregolarità amministrativa “non appare riconducibile all’azione del sindaco neppure come omissione di vigilanza”, di fatto escludendo, in capo al sindaco di Lamezia Terme, quale organo politico e nel contempo di vertice dell’apparato amministrativo comunale – e per ciò stesso di questo complessivamente responsabile –, il correlato e conseguenziale obbligo di vigilare e di sovrintendere al funzionamento dei servizi e degli uffici ed all’esecuzione degli atti».
In sostanza, il sindaco – secondo quanto previsto dal Testo unico delle Ieggi sull’ordinamento degli enti locali – per essere destinatario della misura interdittiva dell’incandidabilità, non deve necessariamente essersi macchiato dei reati di associazione mafiosa o concorso esterno ma deve essersi reso responsabile dello stato di cattiva gestione della cosa pubblica, «aperta alle ingerenze esterne e asservita alle pressioni inquinanti delle associazioni criminali».

«IL SINDACO NON HA VIGILATO» Secondo i reclamanti il sindaco Mascaro sarebbe venuto meno al suo potere-dovere di vigilanza, indirizzo e controllo dell’operato della sua amministrazione. Esempi sarebbero rappresentati, come già riportato nella relazione di scioglimento redatta dalla commissione d’accesso, dalle «anomalie che hanno caratterizzato Ie procedure di aggiudicazione dei beni confiscati alle organizzazioni di ’ndrangheta operanti sul territorio: la Agrimed, cooperativa pressoché inattiva da tempo, perché sottoposta ad indagini per indebite percezioni di erogazioni pubbliche, falso in atti e truffa nei confronti dell’agenzia che gestisce le erogazioni per l’agricoltura, risulta affidataria di un immobile, a titolo assolutamente gratuito, per un periodo di quindici anni».
Vi è poi l’affidamento del servizio di mensa scolastica alla Cardamone Group s.r.l., la stessa ditta che aveva svolto il servizio nel periodo precedente ed il cui socio di maggioranza è gravato da precedenti penali, tanto che, pochi mesi dopo, il Prefetto di Cosenza emetteva nei confronti della predetta società informativa interdittiva antimafia, costringendo il comune a disporre la revoca dell’affidamento concesso. Dopo l’interdittiva il servizio mensa veniva affidato all’Ati “Siarc spa – Cosec – Cot”. Ma anche su questo secondo affidamento non risulta esservi stata una buona vigilanza visto che la Cosec, come emerge dall’indagine della Dda di Catanzaro “Jonny” contro la cosca Arena di Isola Capo Rizzuto, avrebbe ricevuto «dalla Fraternita Misericordia, tramite subappalto, la fornitura dei pasti e servizi unitamente ad altre imprese tra cui la Quadrifoglio S.n.c., società già destinataria di provvedimento interdittivo antimafia e considerata uno dei capisaldi delle attività illecite strumentali agli interessi della cosca Arena di Isola capo Rizzuto, coinvolta anche nella vicenda riguardante il C.A.R.A. (Centro Accoglienza Richiedenti Asilo)».

IL VERDE PUBBLICO «Ulteriori anomalie emergono dalle verifiche svolte nel settore dei lavori pubblici e di gestione del verde pubblico – scrive l’accusa –: nei rari casi in cui sono state poste in essere procedure ad evidenza pubblica, l’Amministrazione comunale ha poi affidato alle imprese aggiudicatarie ulteriori lavori, anche di diverso tipo e, spesso, per una somma oltre il tetto soglia previsto dalla normativa comunitaria per gli affidamenti diretti, senza I’espletamento di alcuna gara. Appare evidente, allora, come tutte le principali attività dell’Ente civico siano state portate avanti dall’amministrazione comunale, sindaco compreso, senza alcuna delle cautele che sarebbe stato necessario adottare a tutela della legalità, specie in un territorio caratterizzato dalla pervicace presenza di sodalizi criminali di tipo mafioso che influenzano fortemente ogni aspetto della vita socio-economica». A poco valgono iniziative antimafia come il fatto che il sindaco abbia promosso il Festival Trame dei libri contro le mafie o abbia dedicato un parco ai due netturbini uccisi Francesco Tramonte e Pasquale Cristiano.

LA PROFESSIONE DI AVVOCATO DEL SINDACO E nemmeno può considerarsi neutra la circostanza che «l’ex sindaco Mascaro, in costanza del suo mandato, abbia continuato a rappresentare e difendere soggetti accusati di reati di mafia, ideati, organizzati ed eseguiti in quello stesso contesto spaziale e temporale da parte delle associazioni di ‘ndrangheta ivi operanti». Secondo il Tribunale, infatti, «la mera attività difensiva – annotano i giudici –, anche in favore di soggetti imputati di delitti di criminalità organizzata, non può essere, tout court, posta alla base di un giudizio di cointeressenza tra il difensore e ambienti criminali» anche per via del «periodo limitatissimo» nel corso del quale l’ex sindaco ha mantenuto le difese. Ma la Procura di Lamezia e il ministero dell’Interno – che insistono sull’incandidabilità di Mascaro – sostengono che i tempi non sono stati brevi e comunque anche nel breve periodo «Mascaro è stato contestualmente sindaco di Lamezia Terme, difensore di fiducia di un soggetto implicato per una grave vicenda connessa alla criminalità organizzata lametina e rappresentante legale del comune di Lamezia Terme che, nel processo in argomento, era costituito parte civile».

«VALUTAZIONE FRAZIONATA DEI GIUDICI» La valutazione finale dei reclamanti è pungente nei confronti del collegio che ha emesso la sentenza di primo grado: «La valutazione frazionata e parcellizzata delle emergenze istruttorie da parte del Tribunale finisce per minarne la sua Iogicità ed affidabilità: si ribadisce il già richiamato principio di diritto per cui Ie vicende poste a fondamento del provvedimento di scioglimento di un consiglio comunale devono essere considerate nel loro insieme, e non atomisticamente, e risultare idonee a delineare, con una ragionevole ricostruzione, il quadro complessivo del condizionamento mafioso».

Alessia Truzzolillo
a.truzzolillo@corrierecal.it





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