Polemiche sull’allerta meteo: «Scuole chiuse per quattro gocce d’acqua»

L’appello del primo cittadino di Acquaformosa, che parla di procurato allarme: «Basta giocare a scaricabarile sui sindaci, il sistema di protezione civile va rivisto. Nei 31 giorni di agosto abbiamo ricevuto 25 volte l’allerta gialla». Callipo: «La chiusura è anche una provocazione»

LAMEZIA TERME «Quasi ogni giorno» un sindaco calabrese si sveglia e sa che riceverà un messaggio di allerta meteo di primo livello (gialla) da parte della Protezione civile regionale. Capita quindi che con un allerta più elevata, cioè di colore arancione, vengano chiuse le scuole e attivate una serie di procedure in vista di possibili emergenze, e poi invece il giorno a cui si riferisce l’allerta cadono solo poche gocce d’acqua e, per fortuna, i previsti fenomeni potenzialmente «pericolosi per cose e persone» si traducono in una normale pioggerella autunnale. E allora qualche sindaco si arrabbia, come il primo cittadino di Acquaformosa (provincia di Cosenza), Gennaro Capparelli, che spiega che l’allerta gialla è diventata per gli amministratori locali quasi una prassi quotidiana, ma «nella malaugurata ipotesi in cui dovesse succedere un qualsiasi evento il sindaco sarà sempre ritenuto responsabile in quanto aveva ricevuto il messaggio di allerta e non si è adoperato per evitare che l’evento non si verificasse».
«Vi ricordate – osserva in una nota il sindaco di Acquaformosa – il capo della Protezione civile regionale che, intervistato dal Tg3 in occasione della tragedia di Civita, ripeteva “noi abbiamo inviato il messaggio di allerta meteo al sindaco”, nel vergognoso tentativo di scaricare ogni eventuale responsabilità proprio sul sindaco. Ieri tutti i sindaci della Calabria hanno ricevuto un messaggio di allerta di livello alto (colore arancione) e di conseguenza, in molti, abbiamo chiuso le scuole per precauzione in quanto, con tale livello di allentamento, si prevedono fenomeni più intensi del normale “pericolosi per cose e persone”, abbiamo allertato la Centrale Operativa Comunale, abbiamo dovuto disdire tutti gli eventuali impegni fuori comune per essere obbligatoriamente presenti in paese e poter coordinare le eventuali azioni da intraprendere in caso di eventi dannosi». Il risultato? «Nelle prime 12 ore di allerta arancione (dalla mezzanotte sino al mezzogiorno di oggi) ad Acquaformosa sono cadute circa 3-4 gocce d’acqua, i ragazzi hanno perso inutilmente una giornata di scuola, io ho dovuto disdire alcuni impegni di lavoro fuori Comune, i dipendenti comunali della Coc sono ancora in stato di allerta con costi che dovrebbero gravare sulla cittadinanza». Da qui le sue domande-appello: «Vogliamo finirla di giocare a scaricabarile sui sindaci? Vogliamo rivedere tutto il sistema di protezione civile? Vogliamo rivedere le 8 zone (Cala12345678) di suddivisione del territorio calabrese? Vogliamo abolire l’allerta gialla dato che è un messaggio ormai di routine che riceviamo quasi tutti i giorni e che, solo nel mese di agosto, piena estate, abbiamo ricevuto per 25 giorni su 31? Vogliamo vedere se in casi come quello odierno si possono riscontrare gli estremi del reato di procurato allarme?». Il sindaco di Acquaformosa attende risposte. E probabilmente non è il solo.

CALLIPO: «LA CHIUSURA È ANCHE UNA PROVOCAZIONE» «Scatta una nuova allerta meteo arancione e molti Comuni calabresi decidono di chiudere le scuole per seguire alla lettera i protocolli di sicurezza. Una scelta ineccepibile che però vuole anche essere una provocazione, perché mette in evidenza i limiti di un sistema che, come abbiamo più volte ribadito, necessita di essere rivisto». Così il presidente di Anci Calabria, Gianluca Callipo, ha voluto sottolineare l’adozione da parte di numerosi sindaci delle ordinanze che dispongono per domani la chiusura degli istituti scolastici. In particolare, sarà la provincia catanzarese, con 50 Comuni su 80, a far registrare il maggior numero di scuole chiuse.
«All’indomani dei tragici fatti accaduti ad agosto nelle Gole del Raganello – continua Callipo -, abbiamo evidenziato con forza i limiti del sistema di allerta meteo, che così com’è non funziona. Servono previsioni più puntuali e più dettagliate, con protocolli di sicurezza modulati sulle diverse condizioni di rischio. Al momento, invece, l’allerta gialla e arancione prevedono gli stessi adempimenti. In teoria, dunque, le scuole e tutte le altre infrastrutture potenzialmente a rischio dovrebbero essere inibite per la gran parte dell’anno, visto che l’allerta gialla è praticamente una costante quotidiana. In una situazione di questo tipo, i Comuni rappresentano l’ultimo e più debole anello di una catena di responsabilità che ricadono interamente sui sindaci. Comprensibile, dunque, che molti primi cittadini abbiano deciso di chiudere le scuole domani, anche se questo comporterà inevitabili disagi per le famiglie degli studenti».
Il presidente di Anci Calabria ricorda che la disciplina in vigore «per eventi tali da mettere in pericolo l’incolumità delle persone» prevede che i sindaci invitino i cittadini alla massima prudenza richiamando le raccomandazioni diffuse dalla Protezione civile, ovvero «non mettersi in viaggio se non strettamente necessario, evitare i sottopassi, abbandonare i piani seminterrati o interrati se ubicati in zone depresse o a ridosso di fiumi, torrenti tombati, non sostare in prossimità di aree con versanti acclivi che potrebbero dare origine a colate rapide di fango e crolli di massi».
«Con un simile scenario di rischio – continua Callipo – come fare a meno di pensare, prima di ogni altra cosa, alla sicurezza di bambini e ragazzi che l’indomani devono recarsi presso le rispettive scuole? Centinaia di scuolabus in giro per la regione, su percorsi costieri e montani, già dalle prime ore dell’alba nella totale incertezza del verificarsi ed evolversi di eventuali calamità naturali e della loro intensità. È questa la ratio con la quale i Sindaci hanno agito nell’emettere le rispettive ordinanze di chiusura delle scuole».
L’auspicio dei sindaci calabresi, dunque, è che si dia seguito agli accordi già imbastiti con la Protezione civile nazionale per una revisione del sistema di allerta. «Il capo della Prociv Angelo Borrelli ha assunto un impegno preciso in questo senso – conclude Callipo – e confidiamo che presto venga concretizzato. Noi faremo la nostra parte per sollecitare ulteriormente la riforma della disciplina in vigore, come abbiamo già fatto con la recente assemblea di Lamezia. A tal fine è necessario rimarcare che ancora attendiamo l’incontro promesso dal governatore Mario Oliverio per definire insieme le azioni che la Regione può porre in atto per sostenere la nostra attività in materia di protezione civile. Nel frattempo non possiamo che attenerci ai protocolli previsti, anche se nella maggior parte dei casi i rischi si riveleranno sovrastimati».

s. pel.







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