PROVINCIALI | Nel Pd le strategie cervellotiche pro e contro Oliverio

Il centrodestra si presenta compatto sia a Catanzaro che a Vibo. Invece in entrambe le competizioni elettorali (di secondo livello) corrono liste “terze” composte da dissidenti dem. Che non avendo ufficializzato candidati a presidente possono ancora trattare. Il capogruppo del Pd nel capoluogo si candida contro il Pd

LAMEZIA TERME Da una parte c’è il Pd, dall’altra il centrodestra unito. Poi c’è un “terzo polo” che sui territori assume contorni e confini politici differenti, ma che ha un comune denominatore nel ruolo – non politicamente chiarissimo – del governatore Mario Oliverio. La geografia politica calabrese è attualmente un po’ contorta ma per disegnarne i tratti basta osservare le liste che sono state presentate per le elezioni provinciali di Catanzaro e Vibo Valentia. Ed è chiaro che lo sguardo è direttamente rivolto alle Regionali del 2019.
Per le Province si tratta di elezioni di secondo livello, quindi non votano i cittadini comuni ma solo sindaci e consiglieri comunali dei rispettivi territori, la cui preferenza – in virtù della riforma Delrio – “pesa” in base alla popolazione del Comune di appartenenza (il cosiddetto voto ponderato). Si voterà il 31 ottobre e nel capoluogo si sfideranno il sindaco forzista di Catanzaro, Sergio Abramo, e il collega Pd di Soverato Ernesto Alecci; a Vibo invece va in scena il duello tra il dem Antonino Schinella (primo cittadino di Arena) e il berlusconiano Salvatore Solano (Stefanaconi). Ma non si tratta di un bipolarismo compiuto perché, come detto, in mezzo ci sono i “terzisti” che nelle due Province hanno motivazioni e connotazioni diverse. E che sia Catanzaro che a Vibo hanno presentato i candidati a consigliere ma non quello alla Presidenza. Per loro, insomma, ci sono altri 10 giorni di trattative per scegliere quale aspirante presidente sostenere.

ABRAMO VS ALECCI A CATANZARO Nel capoluogo il sindaco di Catanzaro Sergio Abramo è sostenuto da tre liste (qui i nomi di tutti i candidati) e ha trovato la convergenza dei partiti del centrodestra: sono con lui Forza Italia rappresentata da Mimmo Tallini, Fratelli d’Italia rappresentata dalla parlamentare Wanda Ferro, la Lega rappresentata dal deputato Domenico Furgiuele, l’Udc del segretario regionale Franco Talarico, il Cdu dell’eterno Mario Tassone e inoltre una serie di gruppi nell’orbita forzista come “Catanzaro da Vivere” del già senatore Piero Aiello e del consigliere regionale Baldo Esposito e “Officine del Sud” del capogruppo azzurro alla Regione Claudio Parente.
Al fianco di Alecci ci saranno invece due liste. Innanzitutto quella del Pd, alla cui definizione hanno lavorato il presidente uscente Enzo Bruno ma anche il segretario provinciale e il presidente provinciale del partito, Gianluca Cuda e Michele Drosi. Con Alecci inoltre c’è in campo anche l’aggregazione “Area civica” rappresentata da movimenti come “Fare per Catanzaro” di Sergio Costanzo, “Cambiavento” di Nicola Fiorita, mentre nella loro lista non ci sono i candidati dell’area che fa riferimento ad Articolo 1-Mdp di Arturo Bova.
Quindi c’è il terzo fronte, quello “autonomista”, che è riconducibile ai consiglieri regionali Enzo Ciconte e Tonino Scalzo, ovvero i “dissidenti” del Pd che negli ultimi mesi hanno assunto una posizione molto critica nella maggioranza che alla Regione sostiene il governatore Mario Oliverio. E che probabilmente adesso puntano a fare di queste Provinciali una sorta di banco di prova anche in prospettiva del voto per la Regione. Dettaglio non di poco conto: nella loro lista c’è anche il capogruppo del Pd nel consiglio comunale di Catanzaro, Lorenzo Costa, che quindi si candida contro il suo stesso partito.

SOLANO VS SCHINELLA A VIBO I giochi sono fatti anche a Vibo dove, come a Catanzaro, sono state presentate le liste (qui i nomi di tutti i candidati) ma a fronte della presenza di tre schieramenti sono due i candidati alla Presidenza. Il quadro elettorale si è delineato in maniera chiara sia nel Pd, che candida Antonino Schinella (sindaco di Arena) come aspirante presidente, sia nel centrodestra, che per la guida dell’ente intermedio punta sul primo cittadino di Stefanaconi Salvatore Solano (diretta espressione del senatore forzista Giuseppe Mangialavori, che ha compattato sul suo nome gli alleati di Fdi, Lega e “Liberali per Vibo”). Meno chiara la linea che seguiranno i candidati del “terzo polo” costituito da alcuni dissidenti del Pd che fanno riferimento all’asse tra l’ex presidente della Provincia Francesco De Nisi e l’ex consigliere regionale Pietro Giamborino, coalizzati in chiave anticensoriana (l’area finora maggioritaria del Pd vibonese fa capo all’ex deputato Bruno Censore) per dare vita proprio a uno schieramento terzo rispetto a Pd e centrodestra. Come abbiamo raccontato qui nei giorni scorsi, ci sono stati dei contatti tra i fautori della terza lista e il governatore Mario Oliverio, con il suo uomo ombra, Nicola Adamo, a fare da pontiere. Non è dato sapere se l’intermediazione del duo Oliverio-Adamo abbia puntato a far trovare l’accordo con il Pd o se sia in atto un gioco di strategia per cercare di minare la forza di Censore – schieratosi contro il governatore dopo le elezioni del 4 marzo – nel Pd vibonese, fatto sta che il “terzo polo” ha presentato la sua lista di aspiranti consiglieri provinciali – in cui non sembra esserci la mano dell’ex presidente Udc Ottavio Bruni, tant’è che si sono “ritirati” dalla lista il sindaco di Dinami Gregorio Ciccone (come il collega “censoriano” di Spadola Damiano Piromalli) e l’assessore Rosa Emanuela Campagna – senza formalmente però candidare nessuno alla Presidenza. Il che potrebbe tradursi in un appoggio non ufficiale dei “terzisti” al candidato del Pd, Schinella – che tra l’altro era tra i firmatari del manifesto per la ricandidatura di Oliverio – ma anche, potenzialmente, a quello del centrodestra.
Se quindi a Catanzaro si è costituito un “terzo polo” contro Oliverio, a Vibo gli autonomisti sono scesi in campo con il governatore. Che in vista delle Regionali continua a mantenere un rapporto quantomeno ambiguo con il “suo” Pd, un partito che evidentemente continua a curarsi poco del distacco tra la realtà quotidiana dei cittadini-elettori e le strategie cervellotiche in cui si adoperano i suoi principali esponenti.

Sergio Pelaia
s.pelaia@corrierecal.it





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