L’accusa di Tallini: «La tragedia di Lamezia poteva essere evitata?»

Secondo i dati raccolti dal consigliere regionale, la sera del 4 ottobre doveva esserci l’allerta rossa nella zona in cui Stefania Signore e i suoi due figli sono stati travolti dall’esondazione di un torrente, «invece è stata diramata quella gialla ed è stata aggiornata ad arancione solo il giorno successivo»

LAMEZIA TERME «Un’allerta meteo che doveva essere “rossa”, ma che invece è stata diramata in maniera fuorviante “gialla” e si è trasformata in “arancione” solo il giorno dopo la tragedia». Sono durissime le accuse lanciate dal consigliere regionale Domenico Tallini. La sera del 4 ottobre, quando una piena acqua e fango ha travolto e ucciso Stefania Signore e il figlio Christian di 7 anni – si cerca ancora il corpicino del piccolo Nicolò, di 2 anni –, per l’area di San Pietro Lametino «doveva essere diramata un’allerta di colore rosso». In quella zona, stando ai dati dell’Arpacal citati da Tallini, dalle 14 del 4 ottobre fino a 24 ore dopo è caduta una quantità di pioggia compresa tra i 200 e i 220 millimetri, un valore «addirittura superiore a quello previsto per l’allerta di colore rosso». Oggi a Gizzeria saranno celebrati i funerali delle vittime, mentre la Procura di Lamezia ha aperto un’indagine sulla tragedia.
«Ma come è stata possibile – chiede il consigliere regionale – una simile sottovalutazione del pericolo incombente? Poteva essere evitata questa tragedia che ha scosso le coscienze di tutti i calabresi?». Tallini spiega di essersi documentato «con l’aiuto di alcuni esperti, non con spirito scandalistico, ma solo per dare un contributo alla ricerca della verità e perché – mettendo fine al solito balletto dello scaribarile – tragedie del genere non avvengano più nella nostra regione».
Secondo il consigliere regionale «non è vero che “tutto era stato previsto” e che le allerte meteo erano state regolarmente inviate ai Comuni». Dalla tragica vicenda emerge invece a suo parere «un’assoluta inadeguatezza del sistema di allerta meteo regionale che appare non essere in grado di garantire l’affidabilità dell’allarme in relazione al reale pericolo». «È evidente – prosegue Tallini – che toccherà alla magistratura verificare l’attendibilità di questi dati che provengono dalla stessa Prociv e dall’Arpacal. Se necessario, forniremo alla Procura della Repubblica di Lamezia Terme questi elementi, corredati dalle cartografie ufficiali».
Quindi la sua ricostruzione dei fatti: «La sera del 4 ottobre scorso, nella zona “Cala 3” di cui fa parte il comprensorio di San Pietro Lametino dove hanno purtroppo perso la vita una giovane mamma e i suoi due bambini, era in vigore un’allerta “gialla” per rischio idrogeologico. L’allerta “gialla” è il primo grado di attenzione del sistema di allertamento in fase di previsione. All’allerta “gialla” seguono poi quella “arancione” e “rossa” in funzione della crescente severità degli effetti al suolo attesi. Ma come si decide in fase di previsione il colore dell’allerta? Semplificando – osserva Tallini – possiamo dire che vengono semplicemente confrontati i valori di quantità di pioggia prevista (misurati in millimetri) con determinati valori soglia prestabiliti. Al superamento di tali soglie da parte delle piogge previste si decide il colore dell’allerta. I valori delle soglie sono pubblicati nell’allegato tecnico alla nuova direttiva approvata con Dgr 535 del 15 novembre 2017. Confrontando tali soglie con i valori di pioggia effettivamente registrati abbiamo verificato che la previsione di allerta “gialla” per l’area in questione è stata assolutamente inattendibile e fuorviante».
«Dai dati pubblicati da Arpacal – prosegue il consigliere regionale – si osserva che nell’area di San Pietro Lametino, nelle 24 ore che vanno dalle ore 14:00 del 4 ottobre 2018 alle ore 14:00 del 5 ottobre 2018 è caduta una quantità di pioggia compresa tra 200 e 220 mm di pioggia. Le stazioni pluviometriche più vicine all’area dell’evento hanno invece registrato i seguenti valori: Nicastro Bella: 174,2; Maida Licciardi: 194,0. Si deve chiarire che, in fase di previsione, si emana un’allerta “gialla” se i valori di pioggia previsti superano, nelle 24 ore in esame, i 55-60 mm ma sono in ogni caso inferiori ai 80-85mm (valori soglia questi ultimi che individuano l’allerta “arancione”). Da tutto ciò si rileva la assoluta inattendibilità della previsione».
«I bollettini meteo, ordinariamente, vengono emanati ogni giorno intorno alle ore 12:00 e sono relativi alla giornata in corso (fino alle 24:00) e per la giornata successiva (dalle 00:00 alle 24:00). Per l’area nella quale si è verificata la tragedia di San Pietro Lametino la sera del 4 ottobre 2018 la previsione era di allerta gialla. La previsione è stata poi aggiornata ad allerta arancione solo con l’emanazione del bollettino successivo, giorno 5 ottobre 2018, a partire dalle ore 13:00. In ogni caso i valori di pioggia realmente registrati nelle 24 ore che vanno dalle 14 del 4 ottobre alle 14 del 5 ottobre superano abbondantemente anche le soglie previste per l’allerta rossa. La ricerca della verità – conclude Tallini – diventa fondamentale non solo per rendere giustizia agli straziati congiunti delle vittime, ma anche e soprattutto per evitare che un sistema di allerta non attendibile possa concorrere a nuovi eventi disastrosi, dopo quelli del Raganello e di San Pietro Lametino».





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