«Si ricordino quando il Viminale ci chiedeva di ospitare centinaia di migranti» – VIDEO

Il Riesame si riserva di decidere sulla liberazione di Lucano. Il sindaco (sospeso) di Riace si dice fiducioso. E si rivolge al prefetto Morcone: «Ci mandarono 400 persone e dopo due giorni arrivarono i pullman, come facevamo a non fare gli affidamenti diretti?»

REGGIO CALABRIA C’è «un abisso» tra le tesi sostenute dall’avvocato del sindaco (sospeso) di Riace, Mimmo Lucano, e quelle della Procura di Locri. I legali di Lucano (Andrea Daqua e Antonio Mazzone), ai domiciliari per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento dell’appalto sui rifiuti, hanno cercato davanti al Tribunale del Riesame di smontare le accuse contenute nell’ordinanza del gip di Locri, e lo stesso Lucano alla fine dell’udienza si è detto fiducioso sulla decisione che il giudice si è riservato di assumere nei prossimi giorni. «Se esiste il diritto…», ha detto il sindaco dell’accoglienza uscendo dal Tribunale. Lo stesso Lucano ha poi affrontato con i cronisti la vicenda, che gli è stata spesso contestata, degli affidamenti diretti. «Il prefetto Morcone (ex direttore del dipartimento che si occupava dei richiedenti asilo e poi capo di gabinetto dell’ex ministro Marco Minniti, ndr), con cui ho avuto un rapporto cordiale, non si deve dimenticare di quando nel 2008 (il ministro dell’Interno era Roberto Maroni, ndr) voleva portare a Riace 400 migranti: il 26 agosto ci hanno fatto questa richiesta, mentre una città come Milano dava la disponibilità per accogliere 20 persone, noi ci siamo riuniti con altri Comuni e abbiamo dato la disponibilità per 300 posti; due giorni dopo, il 28 agosto, nella Locride sono arrivati i pullman. Come facevamo a non fare gli affidamenti diretti alle cooperative e ai soggetti gestori? E ora mi contestano gli affidamenti diretti…».
In merito al provvedimento del ministero dell’Interno che di fatto cancella il modello Riace, poi, Lucano ha ribadito: «Riace sopravviverà anche senza contributi pubblici, andiamo avanti lo stesso, da soli. Possiamo dire che grazie alla rete di solidarietà che abbiamo costruito negli anni d’ora in poi faremo accoglienza spontanea, vogliamo uscire dallo Sprar. Contro il provvedimento del Viminale stiamo facendo ricorso al Tar per un principio morale, ma su questo voglio dare un messaggio politico: non voglio più avere a che fare con questo governo che spesso non rispetta i diritti umani».







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