Barricate (e carabinieri) alla Camera di commercio di Catanzaro

Rossi e Ferrara contro la nomina del commissario da parte della Regione: ricorso al Tar ed esposti a Procura e Anac. Franzè trova porte chiuse alla sede, ma spiega: «Mi sono insediato e ho già prodotto un atto ufficiale». Sullo sfondo la “partita” di Unioncamere, e non solo

CATANZARO “Barricate” alla Camera di Commercio di Catanzaro. È senza precedenti, ed è sempre più aspro, lo scontro tra l’ente camerale catanzarese guidato da Daniele Rossi e la Regione Calabria, un muro contro muro che adesso si è trasferito sui tavoli della magistratura, amministrativa e penale, e dell’Anticorruzione guidata da Raffaele Cantone.

IL MURO CONTRO MURO È l’epilogo di un’altra giornata di passione che si è consumata dopo la decisione, di alcuni giorni fa, del governatore Mario Oliverio di decretare il commissariamento della Camera di Commercio di Catanzaro con la nomina di Pino Franzè qualche traghettatore del processo di accorpamento con gli enti di Vibo e Crotone. Nomina aspramente contestata da Rossi e dagli attuali componenti del Consiglio della Camera di Commercio, che hanno alzato un muro (non solo metaforico…) nei confronti del neo commissario. Il quale ha provato a insediarsi anche materialmente nella sede camerale nel centro di Catanzaro, trovando porte chiuse e persino un paio di carabinieri chiamati per evitare il precipitare degli eventi. Che invece stanno chiaramente precipitando, stando almeno al tenore della conferenza stampa tenuta dal presidente della Camera di Commercio Daniele Rossi e dal segretario dell’ente Maurizio Ferrara contro quello che hanno definito un «presunto commissariamento» e «l’ultimo, maldestro e giuridicamente insostenibile, tentativo della Regione Calabria di rimettere mano sulla governance della Camera di Commercio di Catanzaro e, indirettamente, sull’Unione regionale delle Camere della Calabria».

SULLO SFONDO LA “PARTITA” UNIONCAMERE Perché la vera “partita” sembra essere qui. Presidente e segretario della Camera di Commercio hanno evitato di dare una lettura anche politica al caso, ma indirettamente l’hanno avallata nel momento in cui – nel documento letto nell’incontro con i giornalisti – hanno avanzato «il sospetto» che, «visto il silenzio della Regione sulla questione degli organi ormai protrattosi da oltre 6 mesi e gli atti concludenti che in questo periodo hanno visto spesso fianco a fianco Regione e Camera di Commercio, la molla scatenante sia stata proprio la vicenda Unioncamere; giova sottolineare infatti – hanno scritto Rossi e Ferrara – che l’ente catanzarese, rilevando possibili profili di illegittimità nella nomina dei vertici di Unioncamere Calabria aveva richiesto accesso agli atti e deliberato nella seduta dello scorso 9 ottobre di proporre ricorso amministrativo. Cosa che si sarebbe potuta ripetere anche per i successivi atti dell’Unione regionale. Come risolvere il problema? Eliminando gli attuali organi della Camera di Commercio di Catanzaro e nominando un commissario in linea con la strategia regionale».

ESPOSTI A TAR, PROCURA E CANTONE Toni alti, dunque, e per certi versi anche minacciosi, visto che – hanno proseguito nel documento Rossi e Ferrara, affiancati nella conferenza stampa dalle varie categorie produttive legate all’ente catanzarese – «la Camera di Commercio di Catanzaro andrà fino in fondo sia sotto il profilo amministrativo che civile e se si perderà il contributo comunitario ci saranno dei nomi e dei cognomi ben individuabili che ne risponderanno di persona. L’atteggiamento fino a oggi assunto dagli organi camerali, regolarmente nominati con atti e delibere mai impugnati da Regione o ministero dello Sviluppo economico e ormai inoppugnabili, è stato sempre quello di muoversi negli stretti ambiti della legalità e nel rispetto istituzionale, senza, peraltro, percepire alcun genere di compenso, pur con posizioni e interpretazioni diverse, mai cavalcando l’onda di possibili speculazioni politiche o scandalismi». “Saltando” i vari passaggi tecnici del documento, il dato di sintesi sostanziale è che i vertici camerali – «a fronte delle pressioni e di ogni genere di eccesso» – hanno avviato «i necessari ricorsi amministrativi» e «deciso di trasmettere tutti gli atti di questa complessa vicenda, che ormai si protrae da anni, alla Procura della Repubblica e all’Anac affinché venga valutato se dagli atti dei vertici della Regione siano riscontrabili ipotesi di reato e comportamenti contrari all’interesse pubblico».

LO SFOGO DI DANIELE ROSSI Ai giornalisti Rossi ha poi detto che «quando mi è stato notificato il decreto regionale sono rimasto rammaricato, dispiaciuto, mortificato, perché non è giusto e non è corretto, e la scorrettezza è anche nel fatto che nel provvedimento della Regione non siamo nemmeno citati. Siamo stanchi – ha sostenuto ancora Rossi – perché stiamo facendo salti mortali per affrontare la crisi dell’economia sul territorio e poi ci troviamo costretti a perdere tempo andando dietro a queste paradossali vicende. Ovviamente, sia chiaro, non abbiamo nulla nei confronti dei presunti commissari, tutte persone rispettabilissime e stimati professionisti, ma il fatto è che per noi non esistono perché a essere legittimamente insediati siamo noi e non loro».

DAL FRONTE DELLA REGIONE Sull’altro fronte, al momento la consegna è soprattutto quella della cautela, ai limiti del silenzio assoluto. Il neo commissario Pino Franzè si è limitato a rimarcare che è «a tutti gli effetti insediato», ricordando poi di aver «già partecipato a un primo atto che ha i crismi dell’ufficialità, la riunione della Giunta di Unioncamere». Da fonti della Regione, comunque, si fa intendere che si stanno studiando le contro-contromisure all’atteggiamento ostile dell’ente camerale catanzarese, e si starebbero valutando anche eventuali profili penali della “rivolta” dei vertici della Camera di Commercio di Catanzaro. Trasformata in un “fortino” la cui resistenza o caduta avrà inevitabilmente conseguenze anche sul futuro imprenditoriale e politico dell’intera Calabria.

Antonio Cantisani
redazione@corrierecal.it







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