Catanzaro, per il Pd e il centrosinistra il futuro resta in salita

Il post-Provinciali consegna dati contradditori per la coalizione, che sconta le tensioni nel Pd e il progressivo “smarcamento” dei “frondisti-dissidenti”

CATANZARO Una sconfitta con onore, ma sempre sconfitta. Il post-elezioni provinciali per il Pd e il centrosinistra di Catanzaro è un mix tra orgoglio e rimpianto, ma è anche un campo di analisi non facile, e comunque sempre teso e accidentato. Il più classico “bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto”: perché è vero che il candidato alla presidenza della Provincia, il sindaco di Soverato Ernesto Alecci, ha sfiorato l’ ”impresona” contro lo strafavorito Sergio Abramo, ponendosi come l’esempio di una possibile risalita della coalizione attraverso una concreta apertura al civismo e ai territori, ma è altrettanto vero che in Consiglio provinciale il centrosinistra è schiacciato dal centrodestra, registrando una dinamica nella quale i rapporti di forza si sono un po’ alterati. E’ innegabile,  a esempio, che, nonostante la “rimonta” delle ultime settimane grazie anche allo strenuo impegno del presidente uscente di Palazzo di Vetro, Enzo Bruno, la coalizione abbia pagato gli evidenti affanni del Pd, che si è disunito per lo ”scisma” dei “frondisti-dissidenti” Enzo Ciconte e Tonino Scalzo, protagonisti di una sfida autonoma alle Provinciali con il recondito obiettivo di pesarsi e di pesarsi agli occhi del governatore Mario Oliverio e dei democrat regionali, dai cui sono in via di progressivo smarcamento: una credibile lettura dei flussi elettorali del 31 ottobre scorso fa ritenere che gli “autonomisti”, al tirar delle somme, non avrebbero fatto mancare il sostegno ad Alecci, ma intanto hanno fatto corsa a parte, sgranando la coalizione e non danneggiando in modo irreparabile il centrodestra (le Regionali già incombono…). E ieri, in una riunione del circolo del Pd di Catanzaro Centro, la scelta di Ciconte e Scalzo sarebbe stata, in buona parte, aspramente contestata e condannata, fino all’invocazione della linea dura nei loro confronti. Ma al tempo stesso non sarebbero mancate le critiche al segretari provinciale del partito, Gianluca Cuda, al quale sarebbe stata rimproverata una partenza eccessivamente ritardata della campagna elettorale delle Provinciali. In casa democrat, insomma, si respira la solita aria pesante che si addensa al termine di una tornata elettorale, ulteriormente increspata poi dall’arrivo della stagione congressuale del partito regionale. Nell’incontro al circolo del centro del capoluogo – secondo quanto di appreso – hanno portato il loro contributo al dibattito, elevandolo, l’assessore regionale al Lavoro, Angela Robbe, e il deputato Antonio Viscomi: la Robbe avrebbe invitato i dem a far tesoro della lezione delle Provinciali ma anche a capitalizzare il buono che questo voto comunque ha portato, Viscomi a sua volta avrebbe insistito sulla necessità  che il Pd riscopra il prima possibile un senso di comunità, puntando di più sui temi e sui contenuti e meno sui personalismi. Ma è un dato che, nel centrosinistra, è sicuramente il Pd a doversi leccare le ferite più dolorose, e che sono dolorose lo dicono alcuni dati: un solo consigliere provinciale eletto (l’uscente Davide Zicchinella, “vulcanico” sindaco di Sellia), il capogruppo del partito al Comune di Catanzaro, Lorenzo Costa, candidato non nella lista democrat ma in quella dei “frondisti” di Scalzo e Ciconte, e un altro consigliere comunale del Pd nel capoluogo, Libero Notarangelo, che non sta facendo mistero di non aver votato la lista dem a palazzo di Vetro. Il tutto inevitabilmente si riverbererà anche sul ruolo dell’opposizione al Comune capoluogo, con l’aggregazione “Area Civica”, composta da “Fare per Catanzaro” di Sergio Costanzo e “Cambiavento” di Nicola Fiorita, che, a questo punto, potrebbe definitivamente assumere la guida del fronte anti-centrodestra, un fronte che tra l’altro è oggi parecchio scollato: ma l’interrogativo di fondo è quanto “Area Civica”, che ha eletto due consiglieri provinciali (il vicepresidente uscente Marziale Battaglia e il sindaco di Gasperina Gregorio Gallello) sfiorando il terzo, possa rallegrarsi di un Pd in difficoltà.

a.cant.





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