Politici bulletti e manager che “tengono famiglia”

La burocrate «piazza un po’ di gente» nelle aziende di Barbieri. Il dirigente cerca un posto per il figlio (e poi una villetta). Mentre Adamo al pub dà ordini alle ditte e Bruno Bossio si “traveste” da buttafuori dei cantieri

LAMEZIA TERME C’è un pezzo di burocrazia che oscilla tra «collusione» e «negligenza». Qualcuno, più disinvolto, «piazza un po’ di gente» nelle aziende a cui, senza andare troppo per sottile, ha dato una mano a ottenere qualche milione di fondi comunitari. Tutto succede mentre la politica chiede di bloccare un’opera pubblica solo per il proprio tornaconto elettorale. E i cittadini aspettano. E le attività commerciali – attorno a piazza Bilotti è successo a molti – chiudono. Nell’affresco c’è anche la storia di un manager che, in una riunione, prova a dire che i fondi per gli impianti di Lorica non possono essere sbloccati, visto che i lavori sono in irrimediabile ritardo. Come finisce? Viene «schernito», si allontana, si arrende.
A tutto si aggiunge quello che, per Mario Oliverio, appare un contrappasso tra i più classici: ha tuonato fin (quasi) dal suo primo giorno da governatore contro la burocrazia che tutto bloccava; si ritrova indagato assieme a manager accusati dalla Dda di Catanzaro di aver assecondato i suoi desiderata, dispensando favori al gruppo Barbieri.

BULLISMO E POLITICA Attorno a una vicenda che descrive un presunto abuso d’ufficio molto vicino, secondo il giudice per le indagini preliminari, alla corruzione, ruotano i più importanti consiglieri politici di Oliverio: Nicola Adamo ed Enza Bruno Bossio (nessuno dei due è indagato). Il primo incontra in un pub il responsabile dei cantieri di piazza Bilotti. Ne vengono fuori «miracoli grossissimi (…) e pure un’altra cosa su piazza Bilotti (…) ha detto che bisogna inaugurare con il nuovo sindaco». Per il tecnico è un ordine «tassativo»: il politico pone le condizioni e il privato esegue. Bruno Bossio, invece, indossa i panni del buttafuori. All’ingegnere che cura i lavori pubblici più importanti della città, la parlamentare del Partito democratico manda un sms di limpida chiarezza: «Non credo che dovresti fare entrare Fresca (ex assessore della giunta Occhiuto, ndr) e Occhiuto sul cantiere». C’è ben poco da agitarsi davanti a politici che agiscono alla stregua di bulletti: «Io ho avuto una riunione con il presidente – spiega ancora il responsabile dei lavori – e il presidente m’ha detto “ti devi fermare su piazza Bilotti”, questi i soldi non te li fanno avere (…) che fai, te li vuoi inimicare?». La risposta, ovviamente, è no. Specie se l’azienda in crisi punta a investire poche migliaia di euro di tasca propria per avere in cambio qualche milione.

IL NIPOTE DELLA DIRIGENTE Nel sistema della “questua” ciascuno prova a portare a casa qualcosa. Uno dei passaggi chiave coinvolge Rosaria Guzzo, dirigente del settore Ragioneria alla quale Oliverio ha affidato anche le cure – come commissario straordinario – del Corap. Guzzo è legata a doppio filo al gruppo Barbieri. Prima a fare da intermediario era suo cugino Nello Liuzzi, poi il figlio (suo nipote) Massimiliano. Giorgio Barbieri ne traccia il profilo in poche battute mentre parla con la sorella Francesca: «A lei interessa che noi facciamo cose perché poi ci piazza un po’ di gente sua. A San Giovanni, a Lorica ci piazza un po’ di gente… all’aeroporto ci piazza un po’ di gente. Quindi lei ha interesse a posti di lavoro poi, hai capito?». Il discorso è semplice: al gruppo imprenditoriale servono soldi, Guzzo si muove per ottenerli. La dirigente contatta un collega del dipartimento Turismo e rassicura i suoi interlocutori che la pratica si potrà risolvere «prestissimo». Poi chiede all’imprenditore «due minuti da dedicarmi, magari un caffè stasera o domani». Lo scopo è quello di «chiedere, e ottenere, la promessa di assunzione del cugino negli impianti sciistici di Lorica (di cui, al tempo, era prevista l’imminente apertura)». Il giovane viene contattato, un intermediario gli propone di iniziare a lavorare come cameriere: alla fine tutto salterà per il sequestro della Lorica Ski nel gennaio 2017 (in occasione delle operazioni Cinque Lustri e Cumbertazione).

UNA VILLETTA SUL TIRRENO Anche Zinno “tiene famiglia”: mentre agisce da «spalla pubblica» di Barbieri, si adopera per l’assunzione del proprio figlio, Antonio, in una delle società dell’imprenditore. C’era un Antonio Zinno anche a Calabria Lavoro, agenzia in house nella quale il manager della Regione è stato nominato commissario dalla giunta regionale nel gennaio 2017. Zinno (senior) nell’azienda in cui lavora Zinno (junior): cose che succedono (solo) nella Cittadella regionale. A Sangineto, che è il buen retiro tirrenico di molti cosentini (ed era, un tempo, il “cuore economico” del gruppo Barbieri, proprietario di una discoteca tra le più frequentate della zona, “Il Castello”), il manager della Regione «chiede a Tucci (il solito capo dei cantieri di piazza Bilotti), di trovargli “un’occasione per i nipoti” e questi, con sagace tempismo, gli propone di vedere una villa a Sangineto, ricercandone subito le immagini aeree su internet». Nel frattempo – sintetizzano i magistrati –, «parlando a bassissima voce ed al di fuori dell’autovettura (da cui aveva poco prima invitato l’interlocutore a scendere per evidenti finalità precauzionali), avanza con forza la richiesta di ulteriore tempo (“noi abbiamo solo bisogno di tempo!, se noi avessimo sei mesi di tempo..”) “offrendo” quale soluzione per i problemi del Barbieri l’incasso dell’anticipazione del 20% sull’importo dei lavori complementari, ammessi ma non ancora liquidati». L’affare salta, perché il gruppo Barbieri è costretto ad accedere a una procedura di concordato preventivo e non può cedere la villa a un prezzo troppo basso, cosa che non sfuggirebbe in quella fase, che obbliga l’azienda a recuperare crediti per rimpinguare le proprie casse. Zinno e nipoti costretti a rinviare il “tuffo” nella movida a basso costo (immobiliare). Da lunedì mattina, però, i guai del dirigente sono decisamente aumentati.

Pablo Petrasso
p.petrasso@corrierecal.it







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