Zinno davanti al Gip: «Nessun favore per quegli appalti»

Il manager della Regione finito ai domiciliari nell’inchiesta “Lande desolate” si difende dalle accuse. L’avvocato difensore: «Ha confermato la legittimità del suo operato»

CATANZARO Si è protratto per oltre due ore l’interrogatorio di garanzia del dirigente della Regione Luigi Zinno, finito ai domiciliari nell’ambito dell’inchiesta “Lande desolate” che ha coinvolto i vertici della Cittadella. Nel corso di un lungo e articolato interrogatorio davanti al Gip, Zinno, fa sapere il suo difensore Vincenzo Adamo, «ha confermato la liceità e legittimità del proprio operato nelle procedure contestate nell’ordinanza cautelare». Al centro dell’inchiesta ci sono gli appalti per l’aviosuperficie di Scalea la cabinovia di Lorica, due iter in cui secondo la versione fornita da Zinno «non vi sono stati trattamenti preferenziali, né sono stati conseguiti favori di alcun genere, piuttosto le due procedure sono state seguite al pari e con le medesime modalità delle centinaia di procedure gestite dall’ing. Zinno quale coordinatore dei Pisl, di cui queste opere facevano parte». Il manager ha dunque «rivendicato la bontà del lavoro svolto – aggiunge l’avvocato Adamo – e dei risultati raggiunti dalla propria Struttura al fine di permettere una spesa dei fondi comunitari che a giugno del 2015 era di 30 milioni di euro e che nel dicembre dello stesso anno è stata portata a circa 150 milioni di euro. Nei prossimi giorni – conclude il legale di Zinno – provvederò a depositare istanza di riesame al Tribunale della Libertà di Catanzaro».





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