Reddito di cittadinanza a chi lavora in nero? Calabria regione più “a rischio”

L’analisi della Cgia di Mestre sulla platea dei teorici destinatari della misura. Secondo gli ultimi dati l’incidenza del valore aggiunto da lavoro irregolare sul Pil regionale è pari al 9,4%, quasi il doppio della media nazionale

Secondo la Cgia di Mestre è possibile ipotizzare che circa la metà della platea dei teorici destinatari del reddito di cittadinanza, potrebbe essere composta da persone che lavorano in maniera irregolare. Visto che per l’anno in corso ai beneficiari della misura il Governo erogherà 6 miliardi, verosimilmente la metà della spesa, pari a circa 3 miliardi, potrebbe finire nelle tasche di persone che non ne hanno diritto. Per il coordinatore dell’Ufficio studi, Paolo Zabeo, «a causa dell’assenza di dati omogenei relativi al numero di lavoratori in nero presenti in Italia che si trovano anche in stato di deprivazione, non possiamo dimostrare con assoluto rigore statistico questa tesi. Tuttavia, vi sono degli elementi che ci fanno temere che buona parte dei percettori del reddito di cittadinanza potrebbe ottenere questo sussidio nonostante svolga un’attività lavorativa in nero, sottraendo illegalmente alle casse dello Stato un’ingente quantità di imposte, tasse e contributi previdenziali. In altre parole, l’Amministrazione pubblica, al netto delle misure di contrasto previste, sosterrà con il reddito di cittadinanza un pezzo importante dell’economia non osservata».
Ma come è giunta la Cgia a queste conclusioni? Secondo l’Istat, in Italia ci sono poco meno di 3,3 milioni di occupati che svolgono un’attività irregolare. Se da questo numero si rimuovono i dipendenti e i pensionati che non hanno i requisiti per accedere a questa misura – pari, in linea di massima, a 1,3 milioni di unità – coloro che pur svolgendo un’attività irregolare potrebbero, in linea teorica, percepire questa misura sarebbero 2 milioni; vale a dire la metà dei potenziali aventi diritto (poco più di 4 milioni). La Cgia osserva, inoltre, come la diffusione dell’economia sommersa nel nostro Paese presenta delle differenze regionali molto marcate, che potrebbero provocare delle forti distorsioni a livello territoriale nell’erogazione del sussidio. La regione più a “rischio” secondo la Cgia è la Calabria che, secondo gli ultimi dati disponibili (anno 2016), presenta 140.700 lavoratori in nero, ma un’incidenza percentuale del valore aggiunto da lavoro irregolare sul Pil regionale pari al 9,4%. Un risultato che è quasi doppio rispetto al dato medio nazionale (5,1%). Segue la Campania che, con 372.600 unità di lavoro irregolari, “produce” un Pil in “nero” che pesa su quello ufficiale per l’8,6%.





Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto