Sanità, per i calabresi al danno si aggiunge la beffa

La Corte dei Conti analizza l’impatto, negativo, del Piano di rientro sui cittadini. Sulle cui spalle e sul cui portafoglio ricade anche il peso economico dei problemi del settore

CATANZARO Il danno e la beffa. Per i calabresi la sanità è un doppio disastro, perché significa prestazioni in genere non all’altezza ma anche un salasso economico. Lo dice anche la Sezione di controllo della Corte dei Conti nella versione definitiva della relazione sul giudizio di parifica del bilancio della Regione, tenuto a novembre. In un capitolo dedicato all’“impatto del Piano di rientro sui cittadini” la magistratura contabile delinea plasticamente questo quadro. «L’attuazione del Piano di rientro dal disavanzo – si legge nel report – sta mostrando, nel corso degli anni, numerose criticità rilevate in entrambi gli ambiti di monitoraggio, quello economico finanziario e quello della erogazione dei Lea. Tale situazione si ripercuote sui cittadini che, da un lato, fruiscono di una assistenza sanitaria che non è migliorata, e, dall’altro lato, sopportano un elevato peso tributario per un disavanzo che non accenna a ridursi. Considerando solamente – spiega la Corte dei Conti – gli anni 2015, 2016 e 2017, le manovre fiscali che hanno finanziato il rientro dal disavanzo sono state, complessivamente, pari a 279,88 milioni di euro». A questo prelievo fiscale, secondo i giudici contabili, «occorre aggiungere un ulteriore aggravio che i cittadini calabresi indirettamente subiscono annualmente: gli oneri che nel bilancio regionale sono contabilizzati e afferiscono al debito contratto per finanziare il disavanzo del Servizio sanitario». «Questi oneri – annota la Corte dei Conti – sono relativi alla restituzione allo Stato dell’anticipazione di 428,00 milioni per la copertura del debito sanitario cumulativamente registrato a tutto il 31 dicembre 2005, alla restituzione allo Stato dell’anticipazione di liquidità di 89,700 milioni di euro per il pagamento del debito sanitario cumulativamente registrato al 31 dicembre 2012; all’ammortamento del mutuo di euro 103 milioni contratto con la Cassa Depositi e Prestiti per il ripiano della maggiore spesa sanitaria relativa all’anno 2000; all’ammortamento del mutuo di 155 milioni contratto con la Cassa Depositi e Prestiti per il ripiano della maggiore spesa sanitaria relativa all’anno 2000; all’ammortamento del mutuo contratto con la Cassa Depositi e Prestiti per il superamento dell’emergenza socio-economica e sanitaria di cui all’ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 21 dicembre 2007, numero 3635. L’impatto sul bilancio di questi oneri, soltanto nell’anno 2017, è complessivamente pari a 63,57 milioni, di cui 8,8 milioni a titolo di oneri di ammortamento del mutuo contratto con la Cassa Depositi e Prestiti per il superamento dell’emergenza socio-economica e sanitaria».
Alla fine, a pagare saranno al solito i calabresi. E il futuro resta a tinte sempre fosche: per come emerso dall’ultimo tavolo di verifica ministeriale, infatti, se i conti e i Lea non migliorano nel 2019 la sanità calabrese rischia grosso, rischia in particolare il blocco del turn over e un ulteriore aumento della tassazione regionale. Per la nuova governance commissariale – il generale dei carabinieri Saverio Cottiucelli e il manager Thomas Schael, in cui insediamento è previsto nei prossimi giorni – un’eredità pesante e complicatissima.

Antonio Cantisani
redazione@corrierecal.it







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