“Lande Desolate”: Barbieri ai domiciliari, esclusa l’aggravante mafiosa

L’ex costruttore romano ha lasciato il carcere di Regina Coeli. Rimane ai domiciliari il dirigente Luigi Zinno. Per Guarnaccia e Guido interdizione dai pubblici uffici

COSENZA Giorgio Ottavio Barbieri è stato tradotto dal carcere di Regina Coeli dove era detenuto alla sua abitazione. Un passaggio fisico prima che giuridico conclusosi con una notifica. L’ex imprenditore al centro della vicenda giudiziaria “Lande Desolate” aspetterà gli esiti delle indagini condotte dalla Direzione distrettuale di Catanzaro agli arresti domiciliari. Il tribunale del Riesame ha accolto la richiesta di scarcerazione avanzata dagli avvocati Rendace, Facciolla e Passalacqua disponendo la fine del periodo di carcere, in via cautelare, per il costruttore dell’impianto di risalita di Lorica, di Piazza Bilotti e dell’avio superfice di Scalea. Lunga e articolata la discussione davanti ai giudici per quanto riguarda la posizione di Barbieri già implicato nel processo “5 Lustri- Frontiera” che si sta celebrando nel tribunale di Paola. Un richiamo esplicito a quanto sta accadendo ed è accaduto nel dibattimento era inevitabile. Uno su tutti: la sentenza della corte di Cassazione in cui i giudici ermellini scrivono nero su bianco come Giorgio Ottavio Barbieri non sia né persona intranea né concorrente esterno al clan Muto. Circostanza che non è passata inosservata neanche durante la discussione davanti al tribunale del Riesame che a distanza di quattro giorni ha deciso di escludere completamente l’aggravante del metodo mafioso contestata dai magistrati inquirenti al solo Barbieri.

LA SENTENZA CHE FA CROLLARE IL METODO MAFIOSO In che modo bisogna considerare i rapporti tra imprenditori e criminalità organizzata? Nel dispositivo della Corte di Cassazione è particolarmente rilevante il concetto giurisprudenziale di “imprenditore vittima” e “imprenditore colluso”. «Imprenditore vittima – scrive la Corte – è colui che, soggiogato dall’intimidazione, non tenta di venire a patti con il sodalizio, ma cede all’imposizione e subisce il relativo danno ingiusto, limitandosi a perseguire un’intesa volta a limitare tale danno. Di conseguenza il criterio distintivo tra le due figure sta nel fatto che l’imprenditore colluso, a differenza di quello vittima, ha consapevolmente rivolto a proprio profitto l’essere venuto in relazione col sodalizio mafioso». Barbieri, quindi, tenendo conto della valutazione dei fatti della Corte di Cassazione sarebbe imprenditore vittima. Dei pagamenti alla criminalità organizzata non avrebbe tratto nessun vantaggio. Né di protezione nei confronti delle altre cosche per quanto riguarda il parcheggio di Piazza Bilotti, né di vantaggio nell’aggiudicazione degli appalti relativi agli impianti di Lorica, Scalea e la costruzione di Piazza Bilotti.  Tra le righe, la Corte di Cassazione, ha evidenziato come da un punto di vista dei rapporti imprenditoriali nel Mezzogiorno si debba fare molta attenzione al ruolo che viene ricoperto dagli imprenditori. Imprenditore vittima e imprenditore colluso possono celare negli atteggiamenti lo stesso volto della illegalità, mentre dal punto di vista personale e umano la realtà potrebbe essere molto diversa.

Luigi Zinno

ZINNO AI DOMICILIARI Arrivano a scaglioni i dispositivi sui ricorsi presentati al Tribunale del Riesame di Catanzaro da parte degli avvocati difensori degli indagati coinvolti nell’operazione “Lande Desolate”. I giudici del Riesame hanno rigettato la richiesta di revoca degli arresti domiciliari avanzata dai legali di Luigi Zinno, ex dg del dipartimento regionale Lavori pubblici. In attesa della chiusura delle indagini dunque, Zinno, all’epoca dei fatti contestati dirigente del Settore 1 del dipartimento Programmazione nazionale e comunitaria, non potrà lasciare la sua abitazione di Cosenza. Per come emerge dalle intercettazioni confluite nel fascicolo d’inchiesta e poi finite nell’ordinanza di custodia cautelare emanata dal gip di Catanzaro, Zinno secondo l’accusa «si adoperava per confezionare ad arte le condizioni legittimanti l’affidamento dei lavori complementari». Meglio è andata invece a Carmine Guido. Per il direttore dei lavori della Lorica Ski, infatti, la misura degli arresti domiciliari è stata mutata in una più “lieve” interdizione dai pubblici uffici. Torna in libertà, infine, Gianluca Guarnaccia: il Riesame ha annullato la misura cautelare degli arresti domiciliari disponendone l’interdizione dai pubblici uffici per il dipendente dalla Barbieri Costruzioni, coinvolto nella vicenda come collaboratore dell’imprenditore Giorgio Ottavio Barbieri.

Michele Presta
m.presta@corrierecal.it







Login

Welcome! Login in to your account

Remember me Lost your password?

Lost Password

error: Contenuto protetto