Le nuove norme sugli “incandidabili” a partire dalle Europee

La Commissione parlamentare antimafia controllerà le liste per le regionali in Abruzzo e Sardegna con il Codice attualmente in vigore. Nesci: «Nella prossima settimana contiamo di approvare le nuove regole»

ROMA La Commissione parlamentare Antimafia controllerà le liste dei candidati per le regionali che si terranno in Abruzzo e in Sardegna ma seguendo il Codice per le candidature attualmente in vigore mentre le ulteriori restrizioni alla candidabilità varranno a partire dalle elezioni di primavera. È quanto emerso al termine della lunga riunione di stamane della Commissione. «La prossima settimana – ha detto la relatrice Dalila Nesci (M5S) – contiamo di approvare il nuovo Codice riformato e poi il testo andrà alle Camere».
«La discussione oggi è stata articolata – ha detto Nesci – anche perché non tutti ravvisavano l’urgenza di adeguare il Codice alle novità legislative introdotte. Ma se non blocchiamo l’infiltrazione delle mafie e della criminalità della politica, non cambierà nulla, ecco perché vogliamo fare in fretta, in modo che già dalle elezioni di primavera i cittadini possano votare candidati “puliti”». Tra le novità proposte dalla relatrice per adeguare il Codice di autoregolamentazione in materia di formazione delle liste, l’incandidabilità dei soggetti destinatari di provvedimento di unificazione di pene concorrenti o comunque di più sentenze o decreti penali di condanna quando le pene se cumulate superino i 4 anni. Si propone poi di estendere il novero dei reati ostativi alla candidabilità a talune fattispecie, «ritenute dal legislatore di particolare allarme o tali da integrare i reati spia che sottendono a più complesse attività criminali come i reati di caporalato, tratta delle persone, autoriciclaggio, bancarotta fraudolenta, false comunicazioni sociali e corruzione tra privati».
«Nulla osta a revisionare il Codice – ha affermato il capogruppo Pd in Antimafia Franco Mirabelli – ma il testo va poi portato nelle Aule parlamentari anche per sollecitare i partiti a prestare maggiore attenzione al tema delle candidature. Inoltre è necessario consentire alle Commissioni elettorali di avere i tempi e i mezzi per verificare le liste, ci sembra questo il tema più importante da porre, più ancora della introduzione di nuovi reati: il Codice in vigore è già molto stringente. I Cinque Stelle dovrebbero smetterla di fare inutili annunci».
Il primo Codice di autoregolamentazione per le candidature in Antimafia lo ha messo a punto la Commissione presieduta da Gerardo Chiaromonte nel 1992; poi lo ha rifratto al Commissione presieduta da Francesco Forgione nel 2007. Dopo di lui, vi hanno messo mano i due presidenti della Commissione successivi, Pisanu nel 2010 e Bindi nel 2014 (quest’ultimo è il Codice attualmente in vigore).
«Non vi è una priorità assoluta – ha detto il capogruppo di Forza Italia in Antimafia, Luigi Vitale, al termine della riunione – di modificare il Codice di autoregolamentazione in materia di formazione delle candidature, già ne esiste uno, il presidente dell’Antimafia Nicola Morra avrebbe voluto farne uno nuovo già per le prossime elezioni regionali in Abruzzo e Sardegna ma è stato deciso che qui i candidati saranno valutati con il Codice già esistente». «Il Pd – ha aggiunto Vitale – ha proposto di creare un Comitato per l’aggiornamento del Codice, affinché il resto della Commissione possa procedere sul lavoro degli altri temi che ci siamo prefissi. Il presidente Morra si è riservato di decidere; martedì prossimo ci rivedremo. Ho fatto anche presente che il “decreto spazzacorrotti” le
cui previsioni verrebbero introdotte nel Codice, non è stato ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale e che comunque le nuove leggi non hanno ovviamente un effetto retroattivo: rischiamo insomma di fare un manifesto vuoto, prepariamo una Ferrari per poi farla viaggiare a 30 all’ora», ha concluso Vitali».







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