Il Viminale vuole chiudere anche il Cara di Isola Capo Rizzuto

Il Centro di accoglienza del Crotonese è nella black list del ministero dell’Interno. Intanto arriveranno anche in Calabria i migranti provenienti dalla struttura di Castelnuovo di Porto

LAMEZIA TERME Arriveranno anche in Calabria alcuni dei migranti che in queste ore stanno partendo dal Centro di accoglienza per richiedenti asilo di Castelnuovo di Porto. Le strutture a cui sono destinati sono top secret, pare non le conoscano neanche gli stessi autisti dei pullman su cui in queste ore stanno salendo decine di persone che lasciano il Lazio tra polemiche e accuse di «deportazione». Assieme a Piemonte, Basilicata e Campania, la nostra è infatti una delle regioni di destinazione scelte per svuotare la struttura aperta 10 anni fa sulla via Tiberina e visitata nel 2016 da papa Francesco. Ma anche a queste latitudini, secondo fonti accreditate, ci sarà una chiusura destinata a fare rumore: il Cara di Isola Capo Rizzuto potrebbe avere i mesi contati. Quello del Crotonese è tra i centri più grandi d’Italia e, com’è noto, è finito nella bufera con le decine di arresti dell’inchiesta antimafia “Jonny”. Ma mentre la vicenda giudiziaria si sta dipanando in due mega procedimenti – in abbreviato la Dda ha chiesto 20 anni di carcere per l’ex governatore regionale delle Misericordie, Leonardo Sacco – per la gestione del Centro, che può ospitare oltre 1200 persone, c’è in ballo un appalto triennale da 60 milioni di euro.
Ora il Viminale – scrive la sempre ben informata Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera – intende attuare un «progressivo svuotamento» dei Cara più grandi sparsi per l’Italia. E se in cima alla lista c’è quello di Mineo, nel Catanese, almeno altri quattro (Bologna, Crotone, Bari, Borgo Mezzanone) sono nella black list del ministero dell’Interno. Che vorrebbe chiuderli definitivamente nell’arco di un anno.
In queste strutture sono ospitate migliaia di persone – circa 6mila secondo il Corsera – ed è concreto il rischio che moltissime, almeno 1000, si ritrovino senza alcun posto dove andare. Gli effetti del decreto Salvini, che ha bloccato il sistema Sprar e ha di fatto abolito la protezione umanitaria, si stanno già vedendo per le strade delle città e nelle baraccopoli come quella di San Ferdinando, dove finiscono molti migranti fatti uscire a forza dai progetti di accoglienza e destinati a passare dall’integrazione all’emarginazione. E lo stesso Cara di Isola è finito qualche settimana fa sul Guardian per la vicenda dei 24 migranti, tra cui mamme con bambini, letteralmente lasciati in mezzo a una strada perché non avrebbero più diritto a stare nella struttura. Effetti che con la strategia di «svuotamento» del Viminale potrebbero ulteriormente allargarsi.

s. pel.







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