La “guerra” di Montreal e le mire della ‘ndrangheta sui porti del Canada

Secondo Antonio Nicaso, autore del best seller da cui è tratta la serie “Bad Blood”, mettere le mani sullo snodo della città del Quebec sarebbe «un salto di qualità enorme» per i clan della Locride trapiantati a Toronto. Intanto c’è stato il primo omicidio del 2019, vittima un uomo d’affari legato per anni ai Rizzuto

LAMEZIA TERME Notre Dame de Grâce è un quartiere residenziale di Montreal ed è lì che poche ore fa è avvenuto il primo omicidio dell’anno nella città del Quebec. Un delitto eccellente, che fa rumore, perché la vittima, Tony Magi, era un uomo d’affari ritenuto per anni molto vicino al boss Vito Rizzuto. Trovato gravemente ferito a colpi d’arma da fuoco giovedì mattina, poco dopo le 11 (ora locale), davanti a un edificio in costruzione, e poi deceduto in ospedale, Magi era secondo molti un “morto che cammina”, tanto da essere stato più volte in passato vittima di attentati. Ma le auto blindate e i bodyguard alla fine non lo hanno salvato da un destino che per lui sembrava già scritto. Agente immobiliare, per lungo tempo è stato socio di Nick Rizzuto jr. (figlio di Vito) con il quale acquistava i terreni su cui realizzava complessi residenziali. Ma a un certo punto i due hanno iniziato a litigare e, anche se non è mai stato provato, si è sempre sospettato che Magi possa aver avuto un ruolo proprio nell’omicidio del figlio del boss.

REGOLAMENTO DI CONTI L’epopea dei Rizzuto è finita al centro di una fortunata serie tv sbarcata a dicembre su Netflix, “Bad Blood”, tratta dal best seller “Business or blood” di Peter Edwards e Antonio Nicaso. Secondo quest’ultimo – professore universitario di origini calabresi e profondo conoscitore della storia e delle dinamiche delle mafie, nonché coautore di molti libri con il procuratore Nicola Gratteri – l’omicidio di Magi era inevitabile, una reazione «quasi scontata» che ci si aspettava da anni perché «si trattava pur sempre di un uomo d’affari che era stato legato ai Rizzuto e non di un boss con una “famiglia” alle spalle». Ma questo «regolamento di conti – spiega Nicaso al Corriere della Calabria – non ha niente a che fare con la guerra di mafia di Montreal».

LA GUERRA DI MONTREAL Una guerra, quella della città del Quebec, che «nasce da un conflitto tutto interno ai Rizzuto» e in cui il ruolo di alcuni calabro-canadesi va inserito «nella ribellione contro il potere nella famiglia predominante». È il caso anche dei Violi di Hamilton che, dopo un altro calabrese, Vic Cotroni, in passato hanno retto la “decina” di Montreal della famiglia newyorkese di Cosa nostra dei Bonanno ma che sono stati scalzati dalla federazione criminale con gli irlandesi e i bikers messa in piedi e guidata da Vito Rizzuto. Quando il boss viene estradato negli Usa, però, tutto crolla e i ribelli interni provano ad approfittarne con l’arrivo a Montreal di Sal Montagna (all’epoca capo ad interim dei Bonanno). Il tentato ribaltone criminale però non riesce perché l’alleanza tra Montagna e l’ex braccio destro di Vito Rizzuto, Raynald Desjardins, finisce presto nel sangue. Rizzuto torna allora nella sua Montreal e si vendica, ma quando muore, nel 2013, si lascia alle spalle un vuoto criminale non ancora colmato. «Difficile – spiega ancora Nicaso – individuare una figura adatta a tenere insieme le varie organizzazioni criminali. La guerra di mafia di Montreal al momento non sembra fare molte vittime ma rimane strisciante. E può esplodere in qualsiasi momento. I Violi avevano cercato di riportare la famiglia Bonanno in Canada ma la loro strategia è venuta a galla grazie a un agente sotto copertura, che hanno persino cercato di affiliare, e quindi il tentativo è fallito e sono stati decimati dagli arresti».

LA ‘NDRANGHETA E IL PORTO E i clan della ‘ndrangheta, le potenti famiglie di Toronto con radici nella Locride, a Siderno, a Marina di Gioiosa, stanno a guardare? «Le ‘ndrine – risponde Nicaso – per tanto tempo sono state “costrette” a gestire il porto di Halifax, perché a Montreal avrebbero dovuto pagare una quota agli irlandesi e ai Rizzuto. Il porto di Montreal è certamente lo snodo principale per l’ingresso della cocaina in Nordamerica in alternativa alla rotta meridionale. La ‘ndrangheta ha sempre avuto interesse a gestire quel porto. I calabresi non hanno mai avuto un buon rapporto con Rizzuto e ne sono sempre rimasti fuori». E ora potrebbero approfittare della confusione a Montreal? «Certo sarebbe un salto di qualità enorme, ma in questo momento sembra che ancora tutto sia in mano all’organizzazione dei Rizzuto, che non sono forti come prima ma ci sono ancora. I clan di ‘ndrangheta di Toronto, sempre più legati agli albanesi, che ormai sono il loro braccio militare, non hanno mai avuto una grande presenza su Montreal. Ultimamente si dice che siano riusciti ad aprire un “locale” nella città del Quebec, ma per ora sono solo voci».

Sergio Pelaia
s.pelaia@corrierecal.it







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