Regione: piccola spending review, ma i politici si “regalano” la pensione

La commissione Affari istituzionali approva due proposte di legge. Quella di Giudiceandrea riduce i vitalizi, quella di Morrone introduce il sistema contributivo per gli attuali consiglieri. E alla fine il risparmio è di poche centinaia di migliaia di euro

REGGIO CALABRIA La storia può essere riassunta così: i consiglieri regionali stanno per “regalarsi” una bella pensione. E, al tempo stesso, si apprestano a “tagliare” quelle dei loro predecessori, i famigerati vitalizi. Il risultato finale, secondo i dati ufficiali diffusi finora, dovrebbe dare un risparmio di poche centinaia di migliaia di euro per le casse della Regione. Insomma, niente di davvero epocale.

I TESTI, TRA PASSATO E FUTURO La prima commissione di Palazzo Campanella ha approvato – dopo mesi di incomprensioni tra i proponenti, che non sono riusciti a trovare una sintesi in un testo unico – due distinti disegni di legge, firmati da Giuseppe Giudiceandrea ed Ennio Morrone. Le proposte – che dovranno passare al vaglio della commissione Bilancio e poi dell’assemblea – trattano lo stesso tema, l’introduzione del sistema contributivo per i politici. Da qui la domanda: perché due testi diversi, allora? Perché la legge Giudiceandrea, a ben guardare, si occupa prevalentemente delle “pensioni” del passato, mentre il dl Morrone di quelle del passato prossimo, del presente e pure del futuro.
Giudiceandrea vorrebbe introdurre il sistema contributivo e, contestualmente, abolire i vitalizi dei consiglieri in carica prima di questa legislatura. Significa che, una volta approvata la legge, i pensionati d’oro del passato (ma anche quelli che godono di assegni mensili più contenuti) subiranno il taglio del loro vitalizio, anche se non si chiamerà più così. Per fare qualche esempio: i veterani con più legislature alle spalle – i vari Nicola Adamo, Michelangelo Tripodi o Peppe Bova – dovranno accontentarsi di qualcosa in meno rispetto ai 7mila e passa euro che percepiscono adesso.
Secondo quanto riporta la scheda tecnica della legge Giudiceandrea, con l’abolizione dei vitalizi la Calabria risparmierà circa 920mila euro all’anno.
Bene. Solo che, per questa via, non si risolve il cruccio che, ormai dal 2014, assilla i consiglieri in carica: e noi, niente?
Già, perché il vitalizio è già stato abolito nella scorsa legislatura, ma solo per i politici che sarebbero stati eletti dal 2014 in avanti. Le altre pensioni speciali (quelle che Giudiceandrea vuole cancellare) non sono state invece minimamente toccate.

LA LEGGE MORRONE Ed è proprio su questo vuoto normativo che si concentra la legge Morrone. L’ex forzista non vuole abolire i vecchi vitalizi (lui stesso ne è beneficiario), bensì introdurre le pensioni anche per gli attuali consiglieri e per quelli che verranno dopo. Il suo testo presenta però più di un passaggio controverso, a partire dalla retroattività. Prevede, infatti, l’adeguamento al sistema contributivo a partire dal 2015. Con un esito: la legge, oltre che sul presente e sul futuro, interverrà anche sul passato prossimo, di fatto “regalando” una pensione (i contributi, per essere precisi) ai consiglieri in carica, i quali, finora, per la mancanza di una norma ad hoc, non hanno potuto versare le fatidiche marche né maturare, per l’appunto, il vitalizio che non esiste più.
L’operazione ideata da Morrone non sarà indolore, perché prevede un esborso della Regione pari a circa 2,5 milioni di euro, somma necessaria per “mettere in regola” i consiglieri in carica. Tutto legittimo? Sarà, eventualmente, la Consulta a decidere sulla costituzionalità della norma.
Che prevede altre particolarità: una quota annua pari all’8,85% a carico del politico beneficiario e del 23,80% a carico del Consiglio, cioè dei calabresi, e l’introduzione del trattamento di fine mandato (2,50% dell’80% di 5.100 euro dal consigliere, 3,60% dalla Regione).

I NUMERI Le cifre sono tutte incluse nella proposta di legge. La Regione pagherebbe perciò circa 14mila e 500 euro all’anno per ogni consigliere (sono 31), per un totale di 451mila e 500 euro. A questi bisogna poi aggiungere i 54mila euro e rotti da erogare per i tfr. Il totale supera i 500mila euro per ogni anno. Ma questa cifra, secondo lo schema di Morrone, dovrebbe poi essere moltiplicata per tutti gli anni passati di questa legislatura, incluso il 2019. Si arriverebbe così alla cifra monstre di 2,5 milioni. Una spesa non da poco per un Consiglio che, ogni anno, si ritrova a dover mantenere i conti in ordine malgrado i sempre minori trasferimenti della Cittadella.

SCONTRO GIUDICEANDREA-MELICCHIO Il via libera in commissione alle legge Morrone ha scatenato la protesta del deputato 5 stelle Alessandro Melicchio, convinto che si tratti di un atto «di una gravità assoluta», per mezzo del quale «si introducono nuovamente i vitalizi aboliti nel 2011» a favore di «questi vergognosi consiglieri regionali».
Parole che hanno scatenato la piccata reazione dello stesso Giudiceandrea: «Consigliamo a Melicchio, prima di incorrere in nuove inutili arrabbiature, di provare a dare una rapida lettura dei testi di legge approvati in commissione. Già… i testi, al plurale. Il primo, a firma del sottoscritto, che abolisce i vitalizi introducendo anche per gli ex consiglieri regionali il sistema di calcolo contributivo per la loro pensione, riducendone in via definitiva e strutturale peraltro l’ammontare mensile; il secondo, a firma del consigliere Morrone, che lungi da reintrodurre qualsivoglia forma di vitalizio, obbliga i consiglieri regionali a versare i contributi per la pensione, partecipando finalmente così al sistema pensionistico nazionale come richiesto del presidente Inps Tito Boeri».
Giudiceandrea, nella stessa nota, ha spiegato che il risparmio dovuto alle nuove riforme ammonterebbe «a un milione duecentomila euro circa all’anno mentre la spesa per i contributi dei nuovi consiglieri è zero perché si sgravano totalmente dalla imposta netta Irpef che già paghiamo».
In base ai dati ottenuti dall’incrocio delle due proposte, tuttavia, al netto dei 2,5 milioni di contributi arretrati per i consiglieri, si ricava una spesa annuale superiore ai 500mila euro (contributi+tfr), mentre l’abolizione del vitalizio produrrebbe minori uscite pari a 920mila. Il risparmio finale oscillerebbe quindi sui 400mila euro all’anno. Una spending review piccola piccola. Ma bisognava pur dare una pensione a tutti.

Pietro Bellantoni
p.bellantoni@corrierecal.it







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