Scattano le ispezioni nel carcere in cui lavorava Sissy Trovato Mazza

Il governo risponde all’interpellanza del deputato Francesco Cannizzaro. Nei giorni scorsi gli ispettori del Ministero sono stati inviati nel penitenziario in cui prestava servizio l’agente calabrese. Il sottosegretario alla Giustizia: «Chi dovesse sentire il dovere di parlare su questa triste storia lo faccia senza timore»

ROMA Il governo ha risposto all’interpellanza parlamentare presentata dal deputato calabrese Francesco Cannizzaro sulla morte di Sissy Trovato Mazza, 28enne agente di Polizia penitenziaria deceduta il 12 gennaio scorso dopo che un colpo di pistola alla testa – il fatto è avvenuto a novembre del 2016 all’ospedale di Venezia – l’aveva costretta a due anni di agonia (qui altri dettagli sul caso e il parere di un esperto balistico).
La risposta del governo è arrivata tramite il sottosegretario alla Giustizia Vittorio Ferraresi che ha spiegato come il Ministero si sia «subito attivato proprio nella direzione richiesta dall’interpellanza – spiega Cannizzaro – demandando agli inquirenti la richiesta di ulteriori e certosini accertamenti e chiedendo l’acquisizione di ulteriori dati riguardanti il traffico telefonico della vittima, ad oggi ancora inspiegabilmente non presentati». Il sottosegretario Ferraresi, in relazione alla correttezza dell’operato della Procura di Venezia, ha precisato «che, per adesso, non stati operati alcuni provvedimenti, senza escluderli ovviamente, ma sulla questione ha fatto una precisazione importante: infatti il Ministero – prosegue Cannizzaro – ha disposto nei giorni scorsi 11 e 14 febbraio, l’espletamento di un visita ispettiva amministrativa presso il carcere di Venezia (istituto in cui era in servizio Sissy Trovato Mazza, ndr), per effettuare tutti gli accertamenti diretti alla ricostruzione delle persone coinvolte e delle circostanze riconducibili all’attività dell’agente scomparsa ed all’episodio tragico in particolare».
«Una risposta – conclude il deputato calabrese – che ritengo utile nella difficile strada per trovare la verità e, come ha ricordato nell’appello finale il sottosegretario Ferraresi, “chi dovesse sentire il dovere di parlare su questa triste storia lo faccia, senza timore verso alcuno”. Il mio impegno continuerà incessantemente, con richieste periodiche attraverso l’aula parlamentare, al fine di monitorare costantemente i risvolti, mi auguro positivi, delle relative indagini».





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